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È la fine della Chiesa: il prete influencer ora fa lo spot agli integratori

Don culturista, integratori, TikTok e liturgie da Pride. L’Occidente si inginocchia al nulla, la Chiesa si affonda da sola

don alberto rava
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La sconfitta dell’Occidente passa per la resa della Chiesa ed è una resa ignominiosa e irreversibile; che poi si debba alla tecnologia demoniaca, al relativismo assoluto, alla viltà dei ministri cattolici che dicono non insistete, non opponetevi, accoglieteli per dire non avete scampo, hanno già vinto loro, gli islam in perenne jihad con le invasioni organizzate, è, in fondo, questione secondaria. Dopo tredici anni di disastri sudamericani, il clero opportunistico ha trovato un agostiniano da mandare allo sbaraglio in una missione impossibile: provaci tu, salva tu il salvabile, se no siamo fottuti. Ma è come se questo clero opportunistico e immobiliare si concentrasse, per sopravvivere in attesa della sparizione definitiva, sull’immagine, sull’apparenza commerciale dei giubilei giovanili, dei Papa boys che giacciono in cinquantamila nella promiscuità più soave e poi, al mattino, vanno, sempre insieme, tutti e cinquantamila, a confessarsi all’aperto. Sapendo che i preti del loro tempo, preti sconfitti, arresi, non gli chiederanno più i vecchi peccati, hai fatto sesso fuori dal vincolo? Ma quelli nuovi, hai accolto il migrante, hai sfilato per la “palestai”, per dire fate il vostro dovere di fedeli consumatori e alimentate il business.

Questa barca cattolica si rivernicia ma perde acqua da tutte le parti e non ha più forza né voglia di tamponare, si lascia affondare come un enorme Titanic. Se n’era avuta conferma e conferma tragica in pandemia, coi preti che sbarravano le chiese, che battezzavano bambini sparandogli acqua santa con la pistola giocattolo, votati non più a Cristo ma al vaccino, confidenti non nella divina provvidenza ma nel provvidenzialismo autoritario di Mattarella, “non si invochi la libertà”, i sacramenti scalzati dai dpcm di Conte, di Draghi. E se ne ha gagliarda e triste conferma oggi, ogni giorno, con la diaspora di preti consacrati, sconsacrati in effetti, alle pratiche più demenziali e ambigue. C’è per esempio un don Alberto, con faccia da e ciuffo da influencer, che è un influencer e promuove via social strani prodotti, integratori per il fisico, che ostenta muscolare e senza filtri, senza veli; prende in giro Cristo, irride il concetto cristiano del peccato, dice “non basta pregare” e gira le sue scenette oscene, nel senso letterale, perfino dentro il tempio tra il confessionale e l’altare.

Chiedersi se abbia senso, se sia decente che un sacerdote, giovane, faccia commercio di strani prodotti, che ceda alla vanità sessuale, che irrida sacramenti e comandamenti, pratiche mistiche, rispetto dei fedeli, sono tutte domande oziose: potremmo citare Duns Scoto sul dogma della Immacolata Concezione: potuit, fecit. Per dire lo fa e basta. Dite che così si serve Mammona, non Dio? E che problema c’è? Basta prendere Mammona e chiamarlo Dio. È tutto un gioco di parole e con le parole si inganna la verità, che è il gioco preferito dal demonio. “Perché non dovrei farlo?”, si chiede spensieratamente il don Alberto, che è la domanda retorica preferita dal serpente di Satana. E rispondergli che non dovrebbe perché magari è peccato non serve, lui ti risponde, sfottente: “Pregare non basta, ciccini”. E sponsorizza, sicuramente per grazia d’Iddio, certi integratori che bombano il fisico. Lo spirito, dite? Lo spirito lo si prende per il culo posando in modo beffardo in chiesa, vedere per credere.

Questo è il clero “giovane”, bimbominkia ma a suo modo violentissimo, ultrasecolarizzato, che circola. Preti influencer, preti manager come il don Ciotti amico di Casarini, che sponsorizza la Flotilla, preti irresponsabili come il Biancalani che ha distrutto la comunità di Vicofaro per abbondanti 10 anni imponendole balordi e spacciatori; sacerdoti che inseguono il mondo, lo cavalcano, rotti a tutte le malizie e i compromessi e poi dicono: sì, facciamo i soldi, sì, ci infognamo col potere, con la politica, coi media di regime ma la nostra causa è buona e noi lo sappiamo. Non a caso questi preti “buoni” coincidono con la sinistra anticlericale che ha riscoperto un’idea, una sensibilità clericale con l’anticristianesimo bergogliano. Per reazione, si inaspriscono i toni dei sacerdoti preconciliari, che celebrano polemicamente in latino, che sparano certe omelie orali, nel senso che durano un’ora, sui 77 esegeti della Bibbia, latori di apocalittiche visioni, profezie che come gragnole di pietre si scaricano addosso a sparuti oranti di qualche chiesa medievale perduta fra le montagne della Marsica o delle Alpi. Chi vede ovunque il demonio, chi non lo vede affatto o, se lo vede, ci va a braccetto. La clip del don Alberto potrebbe sembrare demenziale ed ha invece qualcosa di perverso, di luciferino in quella dissacrazione sfrenata, provocatoria per cui in 30 secondi si fanno a pezzi tutte le credenze, i rituali, i dogmi della religione di appartenenza. Un fondamentalista di Hamas non potrebbe fare di meglio, e non ci si venga a dire che per questa strada si tengono i cristiani giovani: è l’opposto, li si convince che la religione è tutta una puttanata a base di integratori, di affari, di merchandising e di vanità infernale.

Il tempo della sconfitta occidentale è tempo di irresponsabilità diffusa a tutti i livelli: nella politica, nell’informazione, nella società che chissà come ci ostiniamo a definire ancora civile e, per l’appunto, nella cara madre Chiesa scassata che si affida a un agostiniano americano il quale più che barcamenarsi non potrà. Ma è troppo tardi se questa Chiesa china il capo davanti alle oscenità con evidente intento blasfemo da pride o da cerimonia olimpica, se si consegna senza fiatare all’Islam radicale che la minaccia apertamente, se l’irresponsabilità si esalta nel fenomeno, di ostentata evocazione omosessuale, dei preti culturisti che sono già tanti, sempre di più e dicono: mostrandoci nudi incrementiamo i fedeli. Come no, il fatturato di Dio. E la questione non è cosa cazzo stiano facendo questi, come possano farlo, ma quale sarà il primo ad ottenere udienza nel podcast di Fedez. Tout est pardonné: Greta, il manga ambientalista usato dalle élite, si riconverte alla causa di Hamas a bordo di panfili che bruciano migliaia di litri di kerosene ma il vescovo di Milano, Delpini, la definisce “inviata da Dio”. Come diceva il clero sovietico di Stalin. E poi ci stupiamo del don Alberto che si bomba di integratori perché, con tutte le cose che ha da fare, deve trasformarsi in Superman, non in Cristo, in Superman e dice “pregare non basta, ciccini”, quasi a voler dire che una perdita di tempo, una stronzata da bigotti agostiniani?

Max Del Papa, 20 settembre 2025

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