Società

E ora come la mettiamo? Il sito “patriarcale” era gestito da una donna

La pagina social "Mia Moglie" era guidato da una signora. Solo gli stolti possono dividere il mondo in maschi orchi e femmine vittime

Mia moglie
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La notizia della donna a capo del sito contrabbandiere di immagini private in odor di patriarcato può far sorridere ma era anche largamente prevedibile: solo gli invasati o quelli dalla coda di paglia possono ostinarsi a suddividere il mondo in femmine prede e maschi orchi, a maggior ragione in una koiné schizoide che stupidamente rigetta le naturali, invincibili distinzioni fra maschio e femmina e pretende l’integrazione spontanea, democratica dell’Islam i cui imam, i cui maranza spiegano sui social e nelle moschee “come picchiare la moglie” secondo i dettami di Maometto.

La verità essendo tutt’altra e per tutt’altri percorsi: la tecnologia del divertimento a tout prix e del controllo induce tentazioni più facili e più irresistibili e con esse guadagni più veloci e vertiginosi. I vari siti o forum dai nomi pedestri, “phica”, “gnokka” dell’uomo eternamente bestione possono essere rozzi, primitivi ma i modi di amministrarli non sono patriarcali, sono da malavita organizzata tecnologicamente evoluta: chi stava dietro adoperava dispositivi utilizzati a terzi, a utenze fantasma, comperati con sim anonime, con ciò riuscendo a veicolare materiale abusivo da milioni di documenti filmati o testuali o visuali per una platea che sfiorava la cifra, allucinante, abissale, di un milione di guardoni; gli iscritti, gli hardcore che passavano le giornate dentro queste fogne erano nell’ordine delle decine di migliaia.

Quanto a dire saper sfruttare le maglie della legge, sapersi muovere nell’illegalità ma pure nel confine incerto tra lecito e proibito, a futura resa dei conti. Non c’è dubbio che l’indagine per diffusione illecita di contenuti sessualmente riservati sortirà con molta fatica condanne adeguate, proprio per la volatilità dei comportamenti, delle metodologie consentite dalla tecnologia. In uno scenario peraltro di contraddittorio moralismo per cui ci si straccia le vesti per tutto e un momento dopo tutto si “perdona”, si normalizza, si rende perfino glamour. Sta di fatto che se la proliferazione delle pratiche proibite risulta così facile, così inevitabile, per cui ad ogni sito chiuso altri dieci e cento ne spuntano, ostinarsi a risolvere tutto scomodando il patriarcato, bianco, tossico, destroide, gli anatemi di Cecchettin Gino, le facili soluzioni come l’educazione sentimental-sessuale a scuola, diventa peggio che patetico, diventa alienante, paranoico. A capo di questa intrapresa criminale stava una donna e allora come la mettiamo? La mettiamo che il denaro non ha odore e non ha sesso, almeno quello, che fa gola a tutti e se una organizzazione riesce a tirar dentro sette, ottocentomila maniaci o segaioli come si fa a concludere che è tutta colpa del patriarcato, che a tirare le fila sono tutti ed esclusivamente uomini?

Definiscilo, peraltro: definisci patriarcato e tutto il resto, e già che ci sei marca il confine tra vittime, carnefici, complici: nelle vagonate di materiale osceno, anche inconsapevolmente osceno, quante sono le perseguitate a buon diritto, inconsapevoli, violate, e quante le furbe, le opportuniste che si mettevano in mostra pù o meno volontariamente, deliberatamente, pronte a dichiararsi vittime, a spacciarsi mediaticamente come perseguitate? E anche questo sarà difficile, se non impossibile, stabilirlo con nettezza. Definisci tutto: ma è un’epoca in cui la cattiva coscienza, della società come della politica, entrambe messe all’angolo dalla tecnologia onnipotente e a questo punto da una intelligenza artificiale senza confini che è come il Vaso di Pandora, annaspano e trovano le soluzioni più inutili, velleitarie, fino a rivelarsi pateticamente repressive.

Prendiamo la recente legge che riforma il codice penale per l’eterno reato di violenza sessuale: è il trionfo del vago, del possibile nell’impossibilità. Per dimostrare il non meglio precisato “consento attuale, libero e informato” a quanto si è capito non c’è che una strada: filmarsi durante l’atto sessuale mentre ci si presta vicendevolmente il permesso, per iscritto e a voce. Qualcosa di oltre il demenziale, di improponibile cui si aggiunge l’altrettanto volatile entità dell’atto sessuale. Dice il legislatore zelante: tutto è abusa, ogni atto, fino allo sguardo, fin all’intenzione. Per dire dal rapporto esplicito, “completo” come usa dire, al bacio o all’abbraccio in auto, con licenza di cambiare idea a distanza di tempo: sì, in quel momento ci sono stata, ma poi ci ho ripensato e lo ho percepito come una violenza.

Non si pensi che il cronista esageri, sono casi all’ordine del giorno e in crescita tracimante. E adesso questa legge, spartita, attribuita a un parto Meloni-Schlein, vale a dire la sinistra detta le regole e la destra che si vergogna di essere destra le adotta. Perfettamente comprensibile che una legge del genere, di stampo metafisico ma totalitario stia galoppando per entrambi i rami del Parlamento; ma è pessima politica quella che, per non saper che fare e come farlo, fa qualsiasi cosa le venga in mente, in senso follemente repressivo. Le categorie restano oltre l’indefinito proprio per permettere tutto, ogni interpretazione, qualsiasi situazione; il risultato sarà una ancor più dilagante attività volta a distruggere famiglie, ricattare maschi incauti, per mere ripicche, vendette, gelosie, coi giudici che, ancor più sommersi e fanatizzati, tireranno via, a strascico, forti della regola canagliesca, da noi teorizzata da certi feticisti delle manette, “se un innocente finisce dentro, che male c’è”. Come quella aspirante pornostar che ne ha fatti finire in galera sette in un colpo solo, a Palermo, tutti accusati di stupro di gruppo, dopodiché ha aperto un profilo hot, si è data alla pubblicità delle orgie e ha soavemente dichiarato (andiamo per iperbole): sì, mi sono inventata tutto, li ho rovinati, poi ci ha parzialmente ripensato, precisando: no, non è proprio che mi sia inventata tutto, lì per lì ci sono stata, poi però a distanza di mesi mi sono percepita abusata. Subito diventata personaggio mediatico, e non c’è verso di evitarla quindi probabilmente si candiderà.

Con questa legge galoppante sarà ancora più facile marciarci così come sarà più facile attribuire le nefandezze del genere umano ad una umanità spaccata in due come una mela, da una parte il marcio maschile, bianco, tossico, patriarcale, dall’altra la femmina, femminista, vittima sacrificale. Ma i casi di femmine più o meno attiviste coinvolte in pratiche turpi sono sempre più diffusi, nell’indifferenza e nell’omertà generale. Il porno in tutte le sue diffusioni e manifestazioni, dal legale certificato all’illecito, al sommerso criminale, è, dall’invenzione di internet e ancora oggi, il principale canale di business, si calcola che sviluppi un giro tra il legale, il losco e l’illecito che supera i 500 miliardi l’anno e si spiega: il sesso è pulsione indomabile e vende, arricchisce e più è proibito e perverso, perfino deviato, e più è appetito e redditizio. Pensare che il solo universo maschile ne vada soggetto, che la parte femminea ne resti immune, ad ogni livello, è peggio che ipocrita, è manicomiale. Sempre ammesso che sia ancora lecito e possibile distinguere tra i generi, che, come noto, sono ormai saliti a 270 sottocategorie.

A proposito: il Mupa, il Museo del Patriarcato, di cui abbiamo appena parlato, è l’ennesimo affare – e non c’era da dubitarne: sponsor, brochure, merchandising e il qr per le donazioni, non è chiaro finalizzate a che cosa ma sicuramente allo sviluppo di una coscienza libera e attuale contro il patriarcato. La mela del peccato è sempre la stessa, ma la tecnologia rende più facile coglierla, ossia rubare.

Max Del Papa, 20 novembre 2025

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