Qui al bar non ce l’abbiamo mica con Sergio Mattarella. È che ci sembra che non solo, da quando i presidenti della Repubblica sono di sinistra, la presidenza della Repubblica sia diventata incriticabile; ci pare che qualcuno voglia convincerci pure che è infallibile. Il comunicato sulla grazia a Nicole Minetti è indicativo: la Procura ha smontato la presunta inchiesta del Fatto e il Quirinale, che ne ha preso atto “con rispetto”, ci ha tenuto a precisare che, “da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia”.
Mattarella non si sarà fatto influenzare nel concedere la grazia alla Minetti, ma si stava facendo influenzare nell’idea di revocargliela. O forse noi abbiamo visto un altro film? Adesso il Colle ringrazia il ministero della Giustizia che ha “sollecitamente provveduto” a disporre ulteriori accertamenti sulla vicenda; appena uscito il presunto scoop, aveva invece dato l’impressione di voler scaricare ogni responsabilità proprio sul Guardasigilli. E se l’inquilino del Quirinale non sbaglia, come mai è sembrato che le notizie uscite sul Fatto avessero scatenato il panico nel palazzo? Come mai quella reazione scomposta, contraddittoria rispetto all’atteggiamento solitamente flemmatico di Mattarella? Colui che non si lascia influenzare si era incartato sull’unica cosa da cui non doveva farsi influenzare? Una serie di notizie false?
Magari – ma questa è malizia da bar – perché credeva si profilasse l’opportunità di sgambettare un po’ il governo e un suo anello indebolito dalla vittoria del no al referendum? Qui al bar non ce l’abbiamo con Mattarella. Ma vorremmo capire una cosa: può capitare anche a lui di sbagliare? E in questo caso siamo sicuri che non abbia sbagliato? Oppure ciò che sembra un errore era una mossa da vecchio volpone della politica?
Il Barista, 5 giugno 2026
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