E se fosse Cuba la prossima mossa di Trump?

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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI

Mentre la guerra in Iran continua a trascinarsi ancora tra cessate il fuoco parecchio fragili e negoziati incerti in Pakistan, Donald Trump nelle scorse ore ha ripetutamente continuato ad indicare Cuba come il prossimo obiettivo della sua amministrazione. “Cuba è la prossima”, ribadisce ogni qual volta ne ha occasione il tycoon, sostenendo di essere onorato e felice di avere la chance storica di liberare l’isola.

Sia chiaro: quando si parla di interventi Usa in paesi limitrofi ai confini a stelle e strisce, per il cittadino medio americano cambia tutto. Vedasi ad esempio la cattura di Maduro: una mossa sostanzialmente avallata e festeggiata dalla maggior parte degli statunitensi.

La retorica aggressiva, unitamente alle trattative in corso con l’Avana (guidate dal segretario di Stato Marco Rubio), fanno pensare che Donald Trump abbia già sul tavolo una lunga serie di possibilità. E questa mossa potrebbe aiutare il presidente USA a recuperare parte del dissenso, guadagnato a causa del conflitto iraniano, in vista delle midterm di novembre 2026.

Non serve raccontare bugie: la guerra iraniana ha eroso consenso persino nel segmento dei repubblicani sostenitori di Trump. Il 60% degli americani disapprova l’azione militare, dicendosi preoccupato per il costo del carburante e per una possibile cronicizzazione del conflitto che rischierebbe di condurre ad un possibile “boots on the ground”, ovvero ad una presenza diretta dell’esercito USA su suolo iraniano, con il conseguente rischio di vittime americane per dei target strategici che, agli occhi del cittadino medio, sono davvero lontani. Anche tra i MAGA l’entusiasmo è calato: il conflitto mediorientale distrae dall’agenda interna. Dunque le proiezioni midterm per il GOP, già difficili, si farebbero ancor più cupe.

E qui potrebbe entrare in gioco Cuba: un obiettivo alla portata, simbolico e potenzialmente a basso costo militare. Non un’altra guerra infinita in Medio Oriente, ma una vittoria contro il vecchio nemico numero uno, il comunismo, da decenni a 90 miglia nautiche dalla Florida. Per la numerosa comunità cubano-americana (elettorato chiave in Florida, a sua volta uno swing state dirimente) la linea dura contro il regime è da sempre popolare. E infatti Trump ha sempre raccolto il 60-70% del voto latino anche grazie alla retorica anti Castro. Un successo a L’Avana potrebbe galvanizzare ulteriormente quel segmento elettorale, cercando così di tamponare le perdite tra elettori stanchi della guerra in posti che nemmeno saprebbero indicare sul mappamondo.

Trump, su Cuba, di scenari ne avrebbe diversi. Certamente tra i papabili c’è quello di continuare la pressione economica e spingere sull’embargo che sta già strangolando l’economia cubana per sperare in una resa. Proseguendo così, Trump punta a un collasso interno o in concessioni dell’Avana senza sparare un colpo. È la via preferita: rischio militare prossimo allo zero e altissimo ritorno reputazionale come vincitore senza guerra.

Poi c’è la seconda ipotesi; una sorta di regime change. A tal proposito il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito più volte che Miguel Díaz-Canel, il successore di Raul Castro dal 2021, deve andarsene per cercare un vero accordo di transizione verso la pace. In cambio gli USA potrebbero propore investimenti come se piovesse, la fine delle sanzioni e l’apertura ai flussi turistici.

Infine l’opzione militare, sulla carta forse la più complessa seppur più volte ventilata da Trump. Seguendo il modello Venezuela, potrebbe trattarsi di un’operazione mirata con forze speciali per “prendere” l’isola o appoggiare un cambio interno. Gli analisti la considerano pericolosa: l’esercito è ancora impegnato in Iran e un nuovo fronte, anche se nel giardino di casa, potrebbe innescare proteste. Eppure la vicinanza geografica e la debolezza cubana attuale rendono abbastanza abbordabile anche questa ipotesi.

In tutti i casi, Cuba può offrire a Trump ciò che l’Iran non gli ha dato e non gli darà mai: una narrazione di vittoria, patriottica e liberale. Con questa mossa, Trump recupererebbe sia i voti tra i latino-americani che una parte della base MAGA. Le midterm si avvicinano e il GOP cerca un tema vincente. Cuba potrebbe essere proprio quello.

Alessandro Bonelli, 21 aprile 2026

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