
La premier Giorgia Meloni ha celebrato su Facebook l’arrivo della settima rata del PNRR: 18,3 miliardi di euro sbloccati dalla Commissione Europea dopo il raggiungimento degli obiettivi previsti. Un post trionfalistico che definisce questo risultato “un primato” e “un’Italia più forte e protagonista”.
In realtà, c’è ben poco di cui andare fieri. L’Italia detiene il “primato” solo nella capacità di chiedere più fondi di tutti, confermandosi il primo Paese accattone d’Europa. E quei fondi non sono un dono: sono parte della più grande pianificazione centralista ed ecofolle mai concepita a Bruxelles, la Next Generation EU.
Un piano costruito su tre pilastri che, in chiave liberale, sono altrettanti abominevoli truffe dirigiste:
• Transizione ecologica: un enorme trasferimento di risorse forzoso e ideologico dalle tasche dei contribuenti europei verso sussidi e bonus inutili, giustificato con l’allarme climatico e diretto a sostenere filiere protette e imprese amiche. Una putrida palude lobbistica.
• Inclusione sociale: una formula di marketing per mascherare spesa pubblica assistenzialista e consenso clientelare.
• Digitalizzazione: mai per garantire trasparenza e ridurre sprechi dello Stato, sempre per aumentare il controllo sociale e la burocrazia digitale.
Non è un premio al merito, è un debito che ricadrà su cittadini e imprese. Non è “forza”, ma dipendenza dallo statalismo europeo. La vera domanda è: quanto ancora dovremo pagare, in tasse e libertà, per sostenere questa messa in scena orrenda e costruttivista?
Andrea Bernaudo, 9 agosto 2025
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