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La conferenza di Lugano

Ecco i 7 punti su cui l’Occidente vuole ricostruire l’Ucraina

La conferenza di Lugano incentrata sul dopoguerra che verrà: l’impegno dell’Ue

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La Ukraine Recovery Conference 2022 di Lugano ha concluso i suoi lavori dopo due giorni di incontri e importanti decisioni. L’evento ha avuto lo scopo di definire le priorità, i principi e i metodi della ricostruzione dell’Ucraina devastata dalla guerra.

La giornata della Conferenza di Lugano

Innanzitutto, nel consueto discorso notturno alla nazione, il presidente Zelensky aveva commentato positivamente lo svolgimento della Conferenza, sottolineando che la ricostruzione dovrebbe andare oltre il semplice ripristino degli edifici e delle mura distrutte. L’Ucraina deve diventare il Paese più libero, moderno e sicuro d’Europa, soprattutto in termini di ambiente. La ripresa, aveva continuato Zelensky, dovrebbe svolgersi subito, non nel futuro prossimo o quando la guerra sarà vinta.

Ecco alcune impressioni della giornata conclusiva della manifestazione, secondo la cronaca dettagliata fatta principalmente dal Corriere del Ticino, il quotidiano “di casa”.

In mattinata, in leggero ritardo rispetto all’orario previsto delle 10:40, ci sono state le dichiarazioni conclusive del presidente svizzero Ignazio Cassis e del primo ministro ucraino Denys Shmyhal.

I 7 principi della ricostruzione

Cassis ha voluto cominciare la fase finale con un minuto di silenzio per le vittime della guerra e per chi ancora soffre a causa del conflitto. Tutti i partecipanti sono stati compatti nel condannare l’attacco russo all’Ucraina. Successivamente il presidente elvetico ha elencato i sette principi guida della cosiddetta Dichiarazione di Lugano, che fissa le basi per la ripresa dell’Ucraina ed è stata sottoscritta dai 40 Paesi presenti.

1) Cooperazione. L’Ucraina stessa guiderà il processo di ripresa in collaborazione con i suoi partner internazionali.
2) Riforme. La ripresa deve accelerare, approfondire, espandere e realizzare lo sforzo riformatore e la resilienza dell’Ucraina in linea col suo percorso europeo.
3) Trasparenza, responsabilità e rispetto delle leggi. Il processo di ripresa deve includere e garantire un sistema giudiziario indipendente, che combatta la corruzione e conferisca piena responsabilità al popolo ucraino. Tutti i finanziamenti dovranno essere trasparenti.
4) Partecipazione democratica. La ripresa deve avvenire su base democratica e decentralizzata, includendo anche chi ritorna dall’estero.
5) Coinvolgimento degli stakeholders. I partner nazionali e internazionali devono partecipare alla ricostruzione.
6) Parità di genere ed uguaglianza. Nessuna minoranza deve essere esclusa dal processo di ripresa: la parità di genere e i diritti fondamentali, umani, economici, sociali e culturali devono essere sempre garantiti.
7) Sostenibilità. Il processo di ricostruzione dell’Ucraina deve essere sostenibile, cioè allineato con la Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e gli accordi di Parigi sul clima.

Il ruolo dell’Ue in Ucraina

Il primo ministro Denys Shmyhal ha poi ringraziato Ignazio Cassis e Ursula Von der Leyen per il sostegno dimostrato al suo Paese e per aver accettato la road map da lui presentata come documento principale per la ricostruzione. L’ambasciatrice della Gran Bretagna, a Kyiv dal 2019, Melinda Simmons, ha sottolineato l’importanza della giustizia nel processo di normalizzazione. La Simmons ha anche raccolto idealmente il testimone della Conferenza, che infatti si svolgerà nel Regno Unito nel 2023.

Dopo le immancabili foto di gruppo, a mezzogiorno (stavolta puntualmente, come da protocollo elvetico!) si è tenuta la conferenza stampa conclusiva, con protagonisti ancora loro: Cassis e Shmyhal.

Il presidente svizzero ha sostanzialmente ribadito come l’obiettivo principale prefissato prima della Conferenza, il lanciare la ricostruzione ucraina definendone i principi fondamentali, sia stato realizzato. A Lugano quindi sono stati fatti importanti passi per ricostruire l’Ucraina: c’è ancora molta strada da fare, ma si è aperta una prospettiva sul futuro.

Ricostruire l’Ucraina coi soldi degli oligarchi

La parola poi è tornata al primo ministro ucraino, che ha spiegato come funzionerà la piattaforma di ricostruzione. Ci sarà una fase di stabilizzazione, poi una ricostruzione immediata e infine un ristrutturazione secondo gli standard europei. Come già il primo giorno, anche in conclusione del summit, Shmyhal ha nuovamente insistito sulla necessità di usare i fondi confiscati agli oligarchi per finanziare la ricostruzione. Egli ha patriotticamente aggiunto che gli invasori devono pagare per i danni arrecati al Paese, concludendo con un appello all’Occidente perché aiuti a stabilizzare immediatamente l’economia ucraina.

Un ruolo importante nella ricostruzione dell’Ucraina sarà svolto dalla digitalizzazione, come sostenuto dal poco più che trentenne ministro della trasformazione digitale, Mykhailo Fedorov, presente a Lugano, che ha ricordato lo sforzo del governo ucraino nel digitalizzare la sua amministrazione malgrado la guerra.

Andrea Gebbia, da Ehrendingen (Svizzera)