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Ecco perché Trump vuole la Groenlandia

Il primo ministro Nielsen frena, Bruxelles ricorda i principi del diritto internazionale: la Groenlandia non è e non può essere il Venezuela

groenlandia Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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“Adesso basta”. Jens Frederik Nielsen sceglie parole nette per rispondere alle reiterate dichiarazioni di Donald Trump sull’ipotesi di un’annessione americana della Groenlandia. Il primo ministro dell’isola artica, territorio autonomo del Regno di Danimarca, affida a Facebook un messaggio che è insieme politico e istituzionale: “Basta pressioni. Basta allusioni. Basta fantasie di annessione. Siamo aperti al dialogo. Siamo aperti alla discussione. Ma tutto questo deve avvenire attraverso i canali appropriati e nel rispetto del diritto internazionale”.

Dall’altra parte dell’Atlantico, Trump non arretra. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, il presidente americano ribadisce una linea già nota: “Abbiamo bisogno della Groenlandia per salvaguardare la sicurezza nazionale. E’ molto strategica”. Non solo. Secondo il capo della Casa Bianca, “anche l’Unione europea ha bisogno che possediamo la Groenlandia”, un’affermazione che ha inevitabilmente riacceso il dibattito diplomatico.

Trump motiva la sua posizione con argomenti di sicurezza: “in questo momento la Groenlandia è accerchiata da navi russe e cinesi ovunque” e, a suo giudizio, “la Danimarca non sarà in grado” di gestire la situazione. Da qui anche la battuta sarcastica sull’aumento delle misure di sicurezza deciso da Copenaghen, limitato a suo dire ad “aggiungendo un’altra slitta trainata da cani”.

Le reazioni europee non si sono fatte attendere, ma restano improntate alla prudenza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo su Rtl 102.5, ha invitato a distinguere tra dichiarazioni e fatti: “Dichiarazioni Trump ne ha fatte tante, vediamo quali saranno le intenzioni reali…”. Poi il punto fermo: “La Ue deve prendere la propria posizione e garantire l’indipendenza di un territorio che fa parte della Danimarca”.

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Anche Bruxelles richiama i principi fondamentali dell’ordinamento internazionale. “Continuerà a sostenere i principi di sovranità nazionale, integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini, nonché la Carta dell’Onu”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea Anitta Hipper, sottolineando che “la Groenlandia è un territorio autonomo del Regno di Danimarca e qualsiasi modifica allo statuto spetta esclusivamente ai groenlandesi e ai danesi”.

Interessante, però, il tentativo della Commissione di abbassare i toni e di evitare paragoni forzati. Alla domanda su un possibile parallelismo con altre operazioni militari, la portavoce capo Paula Pinho ha ricordato un dato spesso trascurato: “Ricordiamo che la Groenlandia è un alleato degli Usa ed è coperta anche dall’Alleanza Nato. Questa è una differenza fondamentale”. E infatti, ha aggiunto, “non vediamo in alcun modo un possibile paragone con quanto accaduto”. In sostanza, il messaggio è chiaro: la Groenlandia non è una terra senza tutele né un Paese isolato. È parte di un sistema di alleanze occidentali consolidate, e ogni discussione sul suo futuro non può che passare da percorsi politici e giuridici condivisi.

Quanto alle parole di Trump sull’interesse dell’Ue a una Groenlandia americana, da Bruxelles arriva una smentita diplomatica: “Abbiamo ascoltato quelle dichiarazioni. Non sono informata di alcuna discussione con gli Usa da parte dei nostri rappresentanti su questo tema”. E ancora: “La Groenlandia ha la sua autonomia e, naturalmente, ogni Paese può essere molto interessante da molti punti di vista… Nulla che vada oltre questo”. Anche Londra si schiera senza ambiguità. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato di “sostenere” la Danimarca e la premier Mette Frederiksen, ribadendo che “solo la Groenlandia e il Regno di Danimarca e solo loro devono decidere il futuro della Groenlandia”.

Morale: le uscite di Trump fanno rumore, come spesso accade. Ma tra interessi strategici reali, alleanze Nato e diritto internazionale, la partita groenlandese resta ben diversa da altri scenari di crisi. E, almeno per ora, conviene leggerla più come una pressione politica che come un progetto pronto a diventare realtà. Ma perchè The Donald vuole la Groenlandia? Il motivo è cristallino:

Franco Lodige, 5 gennaio 2026

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