Qui al bar ci domandiamo se la sovranità spetti al popolo oppure agli ecologisti. Ieri, l’assedio degli attivisti verdi al Palazzo di Città di Taranto ha costretto il sindaco, Piero Bitetti, peraltro di centrosinistra, a dimettersi. In ballo ci sono le proteste per il piano di decarbonizzazione dell’Ilva.
I manifestanti evocano un aumento del 50% dei “disturbi dello spettro autistico” legato alle emissioni della fu acciaieria e chiedono di “fermare l’esposizione”. Io mi ritengo fortunato a non dover scegliere tra salute e lavoro: stare dietro al bancone costa fatica, ma non mi becco malattie respiratorie e non mi risulta di avere problemi di autismo. Però penso a un sindaco eletto che deve mollare lo scranno perché un gruppo di ambientalisti lo bracca.
E penso a quando una volta c’era una filiera italiana dell’acciaio, poi picconata dalla magistratura, quindi ceduta agli indiani i quali – lo si sapeva – si comportano così: vanno all’estero, comprano gioiellini e li mettono in ginocchio, per eliminare la concorrenza sul mercato. Chissà se tra gli ecologisti c’è qualcuno che si preoccupa per i dazi di Donald Trump. Quelli gravano pure sull’acciaio, ma non c’è pericolo: per evitare di pagare, noi smettiamo direttamente di produrlo.
Il Barista, 29 luglio 2025
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