SPRECHI SENZA FINE

Acqua, bollette alle stelle e servizi al collasso

Nel 2024 bollette dell'acqua più care (+5%), ma con reti obsolete e perdite idriche oltre il 45%

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rubinetto che perde acqua

Nel 2024 le famiglie italiane pagheranno in media 497 euro per le bollette dell’acqua, con un aumento del 5% rispetto al 2023. Un rincaro ben superiore all’inflazione prevista e che in alcune aree del Paese sfiora la doppia cifra. A lanciare l’allarme è uno studio della Uil, che fotografa un’Italia divisa tra costi crescenti e una gestione idrica inefficiente, soprattutto nel Mezzogiorno.

«Gli italiani continuano a pagare tariffe elevate per il servizio idrico, ma in molte aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, il servizio offerto è fortemente compromesso da reti obsolete, manutenzione insufficiente e perdite idriche che superano ogni soglia accettabile», denuncia la Uil.

Secondo Istat, nel 2023 oltre 2,3 milioni di famiglie del Sud hanno subito razionamenti e disservizi. La situazione più grave riguarda Calabria e Sicilia, dove la perdita idrica supera il 50%: a livello nazionale la media è comunque preoccupante, con un tasso del 45,5%.

A guidare la classifica delle città con le bollette più alte troviamo Livorno (844 euro), Frosinone e Pisa (837), seguite da Grosseto e Siena (819). Al contrario, le città più economiche sono Trento (193 euro), Savona (204) e Milano (205).

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Ma una bolletta più bassa non è necessariamente segno di efficienza. Anzi, come spiega la Uil: «Questo minor costo non sempre è sinonimo di efficienza, bensì di assenza di investimenti strutturali».

Nel Sud Italia, infatti, si investono solo 30 euro per abitante all’anno, contro i 95 euro del Centro-Nord, creando un circolo vizioso: tariffe basse, reti in rovina e incapacità di accedere ai fondi Pnrr. Una situazione che, unita ai cambiamenti climatici, rischia di compromettere la sostenibilità del servizio idrico.

Lo studio evidenzia anche ritardi gravi nell’attuazione di almeno 20 misure del Pnrr legate all’acqua e all’energia: gare deserte, progetti bloccati e una cronica mancanza di personale qualificato continuano a ostacolare una gestione moderna e resiliente delle risorse idriche italiane.

Enrico Foscarini, 22 maggio 2025

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