Quella laurea in medicina non era proprio andata giù ai giudici del Consiglio di Stato. E neanche cinque mandati in Parlamento e 18 anni da senatore e da deputato, con una presenza qualificata nella Commissione Trasporti del Senato, erano stati sufficienti per qualificarlo come uno che di porti un pochino ne masticava. La sentenza era stata draconiana: come fa un medico fisiatra ed estetico a intendersi di bitte, banchine, ormeggi?
Per il povero Piergiorgio Massidda, forzista della prima ora, quello al vertici del porto di Cagliari si era trasformato dopo poco più di un anno in un vero e proprio calvario giudiziario, calvario anomalo per la “liquidità” di questo settore, quello dei porti, che aveva ammesso e continuava ad ammettere ai suoi vertici figure professionali di competenze incerte, praticando una metodica interpretazione ad personam delle norme di legge. Incluse quelle della Legge Severino, che ancora oggi in linea teorica dovrebbe impedire a chi è stato assessore o consigliere, comunale e regionale, di occupare la poltrona apicale dell’Autorità di sistema portuale. E che, alla resa dei conti sulle nomine, potrebbe rispuntare dal cilindro.
La motivazione in base alla quale Massidda nel 2013 era stato catturato dal meccanismo di espulsione, si celava nella laurea che per i giudici equivaleva a una confessione di incompetenza che avrebbe con lo stesso metro di giudizio, riguardare molti altri presidenti di porti. Nessun riguardo per il fatto che un Parlamentare in teoria, nel momento in cui vota leggi e decreti, un’infarinatura anche di porti dovrebbe averla.
E a poco erano serviti due risultati concreti che Massidda aveva portato a casa per il porto di Cagliari. Ovvero il riconoscimento dello stesso come hub container nel Mediterraneo, riconoscimento che per ironia della sorte aveva spinto il gruppo Contship a prendere il gestione il porto canale per poi abbandonarlo e rescindere il suo rapporto anche con Domenico Bagalà, il manager proveniente dal villaggio turistico del gruppo Forte, al quale è stato in questi giorni affidato il ruolo di commissario. Quindi la scelta di Luna Rossa di collocare a Cagliari la sua base operativa per la Coppa America.
Sparite nell’oblio le minacce di impeachment dell’allora ministro Maurizio Lupi proprio per la nomina di Massidda, il caso torna ora centrale, anche perché nel frattempo, con le nuove norme e con il bando per la scelta dei candidati presidenti, il requisito della competenza in logistica e porti dovrebbe essere più stringente se non tassativo.
“Nel mio caso la candidatura alla Presidenza era stata approvata – ricorda Piergiorgio Massidda – dagli uffici legali di Camera e Senato (che valutano la competenza del candidato) e quindi pressochè all’unanimità dalle Commissioni Trasporti di Camera e Senato”. Consenso del quale, almeno per ora, non possono fregiarsi i commissari, che aspirano a diventare presidenti e che per raggiungere la nomination sperata, dovranno affrontare uno slalom fra la legge Severino, la legge sui porti, il bando per le candidature , nonché pareri delle Commissioni parlamentari che – con il ritorno in discussione anche delle nomine riservate all’opposizione – potrebbero rivelarsi più ostiche del previsto. Il tutto in un quadro in cui il rischio di prolungato commissariamento, operativamente suicida per una portualità che avrebbe per la prima volta gli strumenti operativi per competere, si fa di giorno in giorno più concreto. A meno che il sempre più ventilato impegno diretto della Presidenza del Consiglio nel dossier porti, non produca soluzioni a sorpresa.
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