Economia

Sánchez, il modello spagnolo è già ai titoli di coda

Crescita alta ma fragile: produttività bassa, salari fermi e controllo prezzi. I numeri smontano le tesi socialiste

pedro sanchez Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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La Spagna di Pedro Sánchez viene spesso indicata come il motore d’Europa, ma basta guardare i numeri con più attenzione per capire che la storia è meno lineare. Nel 2025 il Pil è cresciuto del 2,8%, contro l’1,4% dell’Eurozona, e nel 2026 è atteso al +2,1% contro +1,1% europeo. Numeri che fanno impressione, soprattutto se confrontati con il +0,5% italiano.

Eppure, questa crescita racconta solo una parte della realtà. Tra il 2022 e il 2025 il Pil spagnolo è aumentato mediamente del 2,87% annuo, contro l’1,01% dell’Ue, ma questa accelerazione non si traduce in un reale miglioramento del benessere individuale. Il Pil pro capite cresce molto meno e la produttività addirittura cala, con un -0,3% stimato nel periodo 2018-2027.

Occupazione e immigrazione: il vero motore della crescita

Il boom economico spagnolo si regge soprattutto su occupazione e immigrazione. Nel 2025 la Spagna ha registrato 97 milioni di turisti, diventando il secondo Paese più visitato al mondo, con prospettive di superare i 100 milioni nel 2026.

Parallelamente, il flusso migratorio netto ha raggiunto le 600mila persone l’anno, portando gli immigrati a circa 9 milioni, pari a uno su dieci residenti. Ancora più significativo è il dato sul lavoro: tra il 2024 e il 2025 il 90% dei nuovi occupati è straniero, con una quota totale del 23% della forza lavoro.

Questo modello genera crescita, ma di tipo estensivo. Più persone lavorano, ma non necessariamente producono di più o meglio. È una dinamica che difficilmente può reggere nel lungo periodo.

Casa e affitti: quando lo Stato interviene e peggiora le cose

Il problema degli alloggi è uno dei più evidenti. Tra il 2020 e il 2025 la popolazione è cresciuta del 5,1%, ma la costruzione di nuove case è rimasta tra le più basse d’Europa. Il risultato è un aumento dei prezzi del 7,5% medio annuo tra 2022 e 2025, con un picco del 9% nel solo 2025.

Di fronte a questa dinamica, il governo di Sánchez ha scelto la strada del controllo: tetti agli affitti e limiti ai prezzi. Ma gli effetti sono stati opposti alle intenzioni. In alcune città, come Barcellona, l’offerta è diminuita fino al 14%, segno che i proprietari preferiscono ritirare gli immobili dal mercato. È un esempio classico di come l’intervento statale possa distorcere il mercato: invece di aumentare l’offerta, la riduce, aggravando la crisi.

Salari fermi e redditi in calo

Nonostante la crescita del pil, i salari raccontano un’altra storia. Dal 1995 a oggi, le retribuzioni reali sono aumentate solo del 5%, contro una media Ocse del 31%. Negli ultimi dieci anni l’incremento è stato appena dell’1%.

Ancora più significativo è il dato sui salari netti, che risultano in calo del 5% negli ultimi anni. Il motivo principale è l’aumento della pressione fiscale. Tra il 2022 e il 2025, il fiscal drag è costato in media 820 euro in più di imposte per lavoratore.

Secondo alcune stime, un reddito di 18 mila euro oggi paga circa 980 euro di Irpef, contro i 350 euro del 2018. Un aumento d’imposta, determinato dall’impostazione socialista di Sánchez, che riduce il potere d’acquisto e colpisce soprattutto il ceto medio.

Un’economia divisa e squilibrata

La crescita non è uniforme. Sei regioni producono il 50% del Pil, mentre Madrid da sola vale circa un 25% dell’economia nazionale. È proprio nella capitale, dove la pressione fiscale è più bassa e le politiche sono più favorevoli alle imprese, che si registra anche un aumento della produttività.

Al contrario, molte aree interne restano stagnanti, escluse dai benefici dello sviluppo. Si crea così un paese a due velocità, dove il dinamismo è concentrato e il resto fatica a tenere il passo.

Il limite strutturale del modello Sánchez

I numeri dimostrano che la crescita spagnola esiste, ma poggia su basi fragili. È trainata da fattori esterni e temporanei, come turismo e immigrazione, mentre produttività, salari e mercato immobiliare restano sotto pressione.

Le politiche di controllo attuate da Sánchez, come i tetti agli affitti, e l’aumento del peso fiscale mostrano tutti i limiti di un modello che finisce per comprimere l’iniziativa privata. Il risultato è un’economia che cresce nei dati aggregati, ma fatica a tradurre questa crescita in benessere diffuso.

Enrico Foscarini, 4 maggio 2026

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