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Chi è il miglior banchiere al mondo?

Chi è il miglior banchiere al mondo?
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Chi è il miglior banchiere al mondo?

Aditya Puri, sconosciuto ai più, è stato selezionato come miglior banchiere al mondo dall’Economist.

Il settimanale ha selezionato Aditya Puri come miglior banchiere al mondo, in quanto più di tutti è stato capace di creare qualcosa dal nulla, mantenendo rendimenti positivi lungo termine per propri azionisti; il tutto supportando l’economia nazionale.

Ritiratosi il 26 ottobre, Puri ha lavorato per HDFC da quando questa è stata fondata, nel 1994. La banca indiana vale oggi oltre $90 miliardi (più di Citigroup e HSBC), ed ha succursali in tutto il paese – in metropolitane e in aree rurali. Inoltre, la scelta peculiare di non diventare banca d’investimento e di evitare avventure all’estero ha prodotti risultati spettacolari.

Per valutare la sua carriera, l’Economist ha paragonato i rendimenti azionari da lui ottenuti con quelli degli amministratori delegati delle cinquanta banche più grandi al mondo. Puri ha realizzato rendimenti cumulativi positivi superiori al 16,000% da quando la HDFC è stata quotata. Il valore assoluto creato per i propri azionisti è di $83 miliardi. I seguenti grafici illustrano il paragone.

Chi è il miglior banchiere al mondo?

Il banchiere è tornato in India nel 1994, quando è stato convinto da Deepak Parekh, amministratore di un’importante società finanziaria indiana, a lasciare il suo lavoro presso Citigroup, dimezzare il proprio salario e avviare la banca. Sono tre i principali fattori con cui il settimanale spiega il successo di Puri.

In primo luogo, il suo stile manageriale, caratterizzato da una visione chiara, un’attenzione microscopica al dettaglio, una comunicazione schietta e l’abilità di individuare ed assumere persone di talento.

Il secondo fattore vincente è una strategia disciplinata. Puri ha intuito fin dall’inizio di dover puntare sui consumatori e le imprese indiane, ed è rimasto di quest’idea. Ha portato i sofisticati processi implementati da banche straniere e le ha adattate ai rivenditori locali e ai clienti commerciali. Puri è rimasto fedele a questa filosofia, evitando di seguire i concorrenti, che hanno invece perseguito il boom del credito tra il 2004 ed il 2007, indirizzato importanti fondi in progetti infrastrutturali nazionali e prestato denaro agli oligarchi indiani, fortemente indebitati – scelte che sono risultate essere perdenti.

Il terzo fattore decisivo è stato l’approccio alla tecnologia. Nonostante Puri non possedesse neanche un cellulare, ha investito vaste risorse per automatizzare i processi bancari di HDFC e ridurre i costi. Grazie a questa scelta, anche le tempistiche per l’approvazione di prestiti sono scese da giorni a secondi, mantenendo comunque un controllo rigoroso – e dunque un basso livello di bad loans, minore della maggior parte dei concorrenti.

Si ritira dunque questa figura misteriosa, che con il suo fare tranquillo e le sue lunghe pause pranzo ha fatto la fortuna della propria banca.

Fonti

The Economist – Who is the world’s best banker?

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