Banca

Euribor manipolato, ecco come farsi rimborsare le rate del mutuo casa

Sono interessati i finanziamenti a tasso variabile tra settembre 2005 e maggio 2008. Che cosa cambia dopo la sentenza della Corte di Cassazione.

euribor © kanchanachitkhamma e Yauhen Akulich tramite Canva.com

L’antefatto è noto: alcune grandi banche estere hanno fatto “cartello”, manipolando l’Euribor, cioè il parametro su cui sono agganciati la gran parte dei mutui a tasso variabile dell’euro zona. Questa alterazione al rialzo dei valori dell’Euribor ha provocato un ingiusto surplus di costi anche a danno delle famiglie italiane, che ora possono chiedere al proprio istituto di credito di essere rimborsate.

Specifichiamo subito che il periodo oggetto del contendere è quello intercorso tra il 29 settembre del 2005 e il 30 maggio del 2008 e che la vicenda è delicata. Occorre quindi cautela per non cadere in fallo, ma ad aprire la possibilità di ottenere somme importanti dalle banche è una recente sentenza della Corte di Cassazione.

Per avere una idea della portata del fatto, basta dire che su un prestito di 100mila euro si potrebbe avere diritto – sempre se il mutuo variabile era in essere nel periodo sopra indicato – a potenziali rimborsi fino a 5mila euro. L’equivalente di tre stipendi medi italiani.

L’Euribor (tasso interbancario di offerta in euro) è un importante punto di riferimento per i mercati finanziari: è calcolato quotidianamente e fotografa il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in euro tra le principali banche del Vecchio Continente.

Il problema, appunto accertato dalla Cassazione, è che questo parametro è stato manipolato nel periodo 2005-2008 da un accordo di  cartello stipulato da alcuni istituti di credito internazionali.

Ragion per cui sarebbero di fatto illegittimi gli interessi applicati da tutte le banche europee, italiane comprese, alla clientela che in quel periodo stava ripagando un mutuo a tasso variabile. Perché le rate calcolate sull’Euribor “gonfiato”, sarebbero risultate ingiustamente più pesanti sulle tasche delle famiglie che si erano indebitate con la banca per coronare il desiderio di vivere in una casa di proprietà.

La sentenza della Cassazione, che ha richiamato una decisione della Commissione europea del 2013, ha quindi segnato un punto in favore dei mutuatari, stabilendo la nullità dei contratti di finanziamento legati all’Euribor “truccato” nei quattro anni in esame.

Di qui il diritto al rimborso, che non riguarda solamente le banche che hanno partecipato attivamente alla manipolazione dell’Euribor, ma si estende a tutti i mutui che hanno utilizzato questo indice come riferimento per il calcolo degli interessi. Il rimborso riguarda ovviamente le rate pagate nel periodo compreso tra il 29 settembre 2005 e il 30 maggio 2008.

Il risparmiatore ha diritto di richiedere la restituzione della differenza tra il tasso di interesse effettivamente applicato al suo mutuo e un tasso sostitutivo. La legge stabilisce in particolare  che il conteggio degli interessi sia rifatto sulla base del tasso dei Bot del periodo. Il principio guida è quello contenuto all’articolo 117 del Testo Unico Bancario.

Lo ripetiamo ancora: oggetto del contendere sono i soli finanziamenti a tasso variabile, quindi restano del tutto esclusi i mutui a tasso fisso che invece sono legati al parametro Irs.

Non solo, prima di avviare una pratica in fai-da-te o tramite una società specializzata o una associazione di consumatori, è molto importante verificare che i termini del proprio finanziamento non siano già prescritti. A questo proposito va ricordato che la prescrizione è decennale e decorre dal pagamento dell’ultima rata di mutuo, per estinzione o per surroga.

Se il mutuo è sempre in ammortamento (quindi in vita) non sussiste prescrizione. Se al contrario il prestito è stato estinto o surrogato – ad esempio al 31 gennaio 2014 – è prescritto, salvo che non vi sia stata interruzione: in tal caso la prescrizione decorre dalla data di interruzione. Attenzione però: la richiesta di interruzione deve essere stata inviata tramite lettera raccomandata o comunque via Pec.

Gli esperti suggeriscono quindi ai consumatori di muoversi con grande cautela. I correntisti interessati potrebbero al momento limitarsi a interrompere la prescrizione. Tutto questo in attesa di nuove pronunce da parte della stessa Cassazione: l’obiettivo, insomma, è far consolidare la giurisprudenza.

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Così  evitare di incappare in spese legali a vuoto e in brutte sorprese in tribunale. Vi terremo aggiornati su come procede la disputa. Fateci sapere se siete interessati a leggere altre notizie di servizio.

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