L’euro digitale? Un colpo di grazia a banche e privacy dei cittadini

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Dopo i primi due articoli (primo e secondo) che hanno anticipato temi importanti di trasformazione (distruzione?) del mondo bancario che conosciamo da sempre, oggi siamo al terzo e conclusivo (per ora) appuntamento.

Il nuovo killer? L’euro digitale.

Nel giro di pochissimi anni la rivoluzione sarà completata. Ma partiamo dai report sottoscritti da molti governatori di banche centrali ma soprattutto prendiamo, come nostro riferimento, le dichiarazioni della governatrice della Banca centrale europea sull’argomento:

 

“Mentre la tecnologia sta cambiando il modo in cui paghiamo, le banche centrali hanno il dovere di salvaguardare la fiducia delle persone. Le banche centrali devono integrare i loro sforzi interni con una stretta cooperazione per guidare l’esplorazione delle valute digitali delle banche centrali, per identificare principi affidabili e incoraggiare l’innovazione. Il presente rapporto è una prova convincente di questa cooperazione internazionale”.

Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, presidente del gruppo di governatori delle banche centrali responsabile del rapporto che introduce l’idea delle valute digitali.

Il rapporto a cui fa riferimento la Lagarde è stato sottoscritto dalla Banca centrale del Canada, d’Inghilterra, del Giappone, dalla Banca centrale europea, dalla Federal Reserve, dalla Sveriges Riksbank e dalla Banca nazionale svizzera: BIS e mette in evidenza tre principi chiave per una CBDC (Valuta digitale della banca centrale):

1) Coesistenza con contanti e altre tipologie di denaro in un sistema di pagamento flessibile e innovativo.

2) Qualsiasi introduzione dovrebbe sostenere obiettivi politici più ampi e non nuocere alla stabilità monetaria e finanziaria.

3) Le caratteristiche dovrebbero promuovere l’innovazione e l’efficienza.

Il gruppo di banche centrali continuerà a lavorare insieme sulle CBDC, senza pregiudicare alcuna decisione sull’introduzione o meno delle CBDC nelle loro giurisdizioni.

Ma lo fa anche la Cina e anche molti altri stati vogliono farlo: emettere moneta della banca centrale digitalizzata per tutti. 

La BCE sta lavorando a tale schema in maniera sempre più veloce. Molti economisti lodano il progetto come una “innovazione”, come un passo importante e indispensabile in un mondo sempre più digitalizzato.

La BCE desidera inoltre rendere note le proprie intenzioni, dichiarando che un euro digitale sarà accessibile a tutti, robusto, sicuro, efficiente e conforme alla legge applicabile. Tuttavia, un euro digitale non è “denaro migliore” dell’euro che è già in circolazione oggi. 

Proprio come nel caso dell’euro esistente, la quantità di euro digitali può essere aumentata in qualsiasi momento, non è sostenuta da nulla e l’euro digitale comporta un rischio di svalutazione del 100%. 

L’euro digitale può essere però  “basato su un conto” – lo si tiene in un conto detenuto presso la BCE – oppure può essere “basato su token”, proprio come avviene per le criptovalute, per il bitcoin – i correntisti ricevono un “token” che può essere trasferito da smartphone a smartphone tramite un’app, può essere conservato in una cassetta di sicurezza o tenuto in tasca. Ma, neanche grazie a questo, sperare in un “anonimato” nelle operazioni di pagamento sarebbe possibile.

 

La BCE afferma che l’euro digitale è un “complemento” al contante e ai saldi bancari. Ma, chi paga in contanti ovviamente lo trova conveniente e vuole garantire il proprio anonimato. 

In questo contesto, va notato che le persone non detengono contanti solo a scopo di pagamento. Lo richiedono anche per proteggersi dai fallimenti bancari, ad esempio, o tengono anche il contante liquido anche in caso di interruzioni di corrente, per essere indipendenti dall’online banking.

Ma se sono possibili solo i pagamenti elettronici, quel poco che resta della “privacy finanziaria” sarà sparita. Il punto, tuttavia, è che in particolare per l’area Euro ci sono una serie di condizioni intrinseche che potrebbero mettere a rischio l’intero sistema bancario.

Innanzitutto, offrendo un’alternativa prontamente disponibile e totalmente sicura ai depositi bancari, le CBDM facilitano le fuoriuscite dai depositi bancari. In caso di una crisi, i depositanti e altri investitori a breve termine abbandonano le banche non sicure per evitare perdite. Tali perdite possono essere così grandi che nessun vantaggio sul tasso di interesse è sufficiente a scoraggiare la fuga. Questo rischio è maggiore nell’area dell’euro a causa dell’incompletezza della sua unione bancaria, dell’assenza di un’assicurazione comune sui depositi e dell’esistenza di disposizioni di bail-in che consentono perdite su depositi non assicurati e altre fonti di finanziamento. 

Alla radice il problema è che le CBDM consentono a un’entità priva di rischio (la banca centrale) di competere con quelle a rischio (banche private) nello stesso segmento di mercato (mezzi di pagamento). Si tratta di un difetto di progettazione a cui l’area dell’euro è particolarmente vulnerabile. 

Un euro digitale accessibile a tutti, con tassi di interesse negativi, sarebbe un’imposizione diretta imposta ai cittadini dalla banca centrale. Anche in questo caso, il rischio è particolarmente grave nell’area dell’euro, perché il potere di tassazione è una prerogativa nazionale in vigore nel trattato UE.

Insomma, la serie di concause che mettono a repentaglio il sistema bancario così come l’abbiamo conosciuto rischia di generare un effetto domino da cui sarà davvero difficile riuscire a liberarsi.

“Ne resterà soltanto UNA?”

Beh con l’Euro digitale in arrivo, con la disintermediazione dei sistemi di pagamento, con l’avvento delle criptovalute e con la trasformazione degli spazi legati al credito, per le banche saranno anni di profonda trasformazione, e non solo.

 

Leopoldo Gasbarro

 

 

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