Si inasprisce lo scontro tra la Banca Centrale Europea e i suoi dipendenti. Il sindacato Ipso, che rappresenta il personale dell’istituzione di Francoforte, ha avviato un’azione legale contro la Bce accusando i vertici di aver messo in atto pratiche di “censura” e “intimidazione” nei confronti dei rappresentanti sindacali.
Come riportato dal Financial Times, il ricorso è stato depositato il 13 ottobre presso il Tribunale dell’Unione Europea e mira all’annullamento di alcune lettere inviate a inizio anno dal dipartimento risorse umane della Bce ai delegati sindacali. Secondo Ipso, tali comunicazioni avrebbero avuto l’obiettivo di zittire le critiche rivolte alla dirigenza e di limitare la libertà di espressione e di associazione dei lavoratori.
L’azione giudiziaria segna un nuovo capitolo in un rapporto sempre più teso tra la Bce e il suo personale. Al centro del conflitto vi è la riforma della governance del consiglio del personale, organo interno composto da dipendenti eletti, che l’istituzione vorrebbe modificare ma che il sindacato osteggia con fermezza.
Il caso è esploso dopo le parole di Carlos Bowles, portavoce e presidente del consiglio del personale, che lo scorso maggio aveva rilasciato un’intervista al quotidiano tedesco Börsen-Zeitung. In quell’occasione, Bowles aveva messo in dubbio la trasparenza scientifica dei lavori della Bce, denunciando un clima di pressione interna: secondo il sindacalista, alcuni ricercatori avrebbero rischiato di compromettere la propria carriera qualora i risultati dei loro studi non fossero stati graditi ai superiori.
«La permanenza di un dipendente non dipende dai risultati, ma dal gradimento del capo», aveva dichiarato Bowles, aggiungendo che questa cultura del silenzio avrebbe persino contribuito al ritardo con cui la Bce ha reagito all’impennata inflazionistica del 2021. La replica dell’istituzione non si era fatta attendere. Una portavoce della Bce aveva definito “infondati” i rilievi di Bowles, ribadendo che le analisi dei ricercatori interni rispettano “i più alti standard di rigore, indipendenza e obiettività”.
La successiva reazione interna, però, ha aggravato il confronto. La chief service officer Myriam Moufakkir aveva inviato lettere di richiamo ai delegati Ipso, accusando Bowles di aver violato il dovere di lealtà e di aver minato la fiducia pubblica nell’istituzione. Pur senza minacciare sanzioni disciplinari, Moufakkir avrebbe chiesto al portavoce di astenersi dal rilasciare ulteriori dichiarazioni di questo tipo. Il sindacato ha interpretato tali comunicazioni come un tentativo di censura. «Si è voluto intimidire chi esprime dissenso», ha sostenuto Ipso, aggiungendo che le lettere sono solo “l’ultimo episodio di una gestione sempre più autoritaria delle relazioni interne”.
L’intervista di Bowles si inserisce in un contesto di crescente malcontento tra i dipendenti. Un sondaggio condotto da Ipso tra 1.425 lavoratori su circa 5.000 totali ha rivelato che il 77% ritiene che le promozioni dipendano più dai rapporti personali che dai meriti professionali, mentre solo il 34% crede che il merito sia il principale criterio di avanzamento.
Ancora più significativo è il dato sul livello di fiducia nei vertici: oltre la metà dei dipendenti (51,9%) dichiara di avere poca o nessuna fiducia nel Direttorio della Bce, percentuale che sale al 57,1% nei confronti della presidente Christine Lagarde. Di fronte al ricorso legale, la Bce ha scelto la via della cautela, affermando al Financial Times di non poter commentare procedimenti in corso, ma ribadendo il proprio impegno “a difendere la libertà di espressione e il rispetto dello stato di diritto”.
Il caso, che rischia di gettare ombre sull’immagine di un’istituzione già sotto pressione per le sue politiche monetarie e di comunicazione, potrebbe ora aprire un precedente delicato sul fronte dei diritti sindacali e della trasparenza interna all’interno della banca centrale più potente d’Europa.
Enrico Foscarini, 20 ottobre 2025
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