Economia e Logistica

L'ANALISI

Follia green, la propaganda eco-talebana di Domani e Sole 24 Ore

Domani e Sole 24 Ore diffondono bufale climatiche. Ecco perché occorre opporsi alla narrativa anti-industriale ed eco-comunista

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Oggi due testate italiane, Domani e Il Sole 24 Ore, sono state colte da un raptus di “follia green” e hanno rilanciato narrazioni sul cambiamento climatico e sull’adattamento alle sfide ecologiche che meritano un’analisi critica. Dietro le buone intenzioni, si celano spesso visioni ideologiche pericolose che spingono verso un’erosione della crescita economica e una società anti-industriale.

L’allarme climatico secondo Domani

Pepukaye Bardouille e Mahmoud Mohieldin, nel loro articolo, sostengono che “per i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo investire nella resilienza non è un lusso, ma un imperativo” e denunciano perdite economiche enormi dovute a eventi climatici, pari a circa il 20% del Pil collettivo delle economie vulnerabili. Bardouille e Mohieldin propongono quindi massicci investimenti in infrastrutture e soluzioni naturali come difese costiere, mangrovie e linee elettriche interrate, e invitano a riformare i quadri fiscali per riconoscere tali spese come produttive.

Pur presentando dati e proposte apparentemente razionali, il loro approccio presuppone che i disastri naturali possano essere interamente prevenuti o mitigati tramite interventi umani, ignorando l’inevitabile dinamismo della natura e dei cicli climatici. In altre parole, la narrativa della “follia green” mira a creare vincoli economici e fiscali aggiuntivi, mascherati da necessità di resilienza.

Il mito dei movimenti ecologici secondo Il Sole 24 Ore

Sul fronte opposto, Il Sole 24 Ore ospita le riflessioni di Roman Krznaric, secondo cui per affrontare il cambiamento climatico “abbiamo bisogno di movimenti ecologici dirompenti che contribuiscano ad amplificare la crisi e dare il via a un cambiamento radicale dei nostri sistemi energetici e alimentari”. Krznaric propone una rivoluzione antropica, sostenendo che i paradigmi sociali debbano cambiare radicalmente per far fronte alle sfide ambientali, equiparando la lotta climatica a movimenti storici di emancipazione e riforma sociale.

Anche qui emerge una visione ideologica, tipica della “follia green”, che trascura i costi reali e concreti di una transizione radicale e propone un cambiamento forzato dei sistemi industriali e produttivi, legittimando politiche centraliste e redistributive sotto la bandiera dell’ambientalismo. Una palese contraddizione con quelli che dovrebbero essere i principi ispiratori di Confindustria che è l’editore del quotidiano.

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Come sottolineato da Nicola Porro, dietro queste narrazioni si cela una vera e propria ideologia: “È una sorta di marxismo mascherato da ambientalismo, capace di ridefinire l’assetto di potere in Occidente”. La realtà è che il clima cambia da milioni di anni, indipendentemente dall’uomo, e non è possibile controllarlo. La retorica del Green Deal e dei movimenti ecologici radicali porta a:

  • Un aumento insostenibile dei costi per famiglie e imprese.
  • L’imposizione di vincoli economici e sociali con pretesa di controllo della natura.
  • La promozione di una narrativa ideologica che sostituisce la scienza del dubbio con dogmi indiscutibili.

Per opporsi efficacemente a questa deriva, è necessario riaffermare alcuni principi fondamentali: libertà di impresa, razionalità economica, rispetto dei cicli naturali e gestione responsabile delle risorse senza cedere a utopie centraliste. Solo così si può difendere una società industriale produttiva e sostenere una crescita reale, contrastando l’egualitarismo forzato e le follie dei cosiddetti eco-talebani.

Enrico Foscarini, 31 agosto 2025

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