
La Juventus affonda ancora. Dopo i ko con Como e Real Madrid, è arrivata la terza sconfitta consecutiva, che certifica la crisi profonda della squadra di Igor Tudor. Il tecnico è stato esonerato, mentre i numeri raccontano una realtà impietosa: otto partite senza vittorie e l’ultimo successo che risale a metà settembre, quando il gioiello di Adzic all’ultimo respiro regalò i tre punti nel derby d’Italia contro l’Inter.
Nonostante gli oltre 90 milioni investiti in estate per l’attacco – tra il riscatto di Conceição, gli arrivi di Openda, Zhegrova e David – la Juventus non riesce a invertire la rotta. Un paradosso tecnico che si intreccia a un quadro finanziario complicato e a crescenti tensioni interne ai vertici societari.
Bilancio in chiaroscuro e nuovo aumento di capitale
Bianconero, anzi chiaroscuro. La Juventus riduce nettamente la perdita di bilancio – dai 199 milioni del 2023-24 ai 58 del 2024-25 – ma il cda ha rivisto al ribasso le stime del piano aziendale. Il risultato operativo e il flusso di cassa miglioreranno solo lievemente nel 2025-26 e sono previsti nel range del break-even, anziché in territorio positivo, nel 2026-27.
Il percorso di risanamento, insomma, si complica. Un segnale già emerso a marzo, quando la società aveva certificato il fallimento della gestione sportiva precedente esonerando Thiago Motta, e poi, a giugno, il direttore tecnico Giuntoli. Di conseguenza, l’aumento di capitale già messo in cantiere mesi fa richiederà una capienza maggiore rispetto alle prime stime: se a marzo la forbice era tra 15 e 110 milioni, ora si parla di 70-110 milioni, sebbene il comunicato ufficiale del club si limiti a indicare “massimi 110 milioni”.
Sarà il board di novembre, successivo all’assemblea dei soci convocata per il 7, a fissarne l’entità definitiva, con realizzazione prevista nel primo trimestre 2026. L’importo dipenderà da diversi fattori, in primis dal percorso europeo in Champions League. In ogni caso, si tratterà della quarta ricapitalizzazione in otto anni: tra il 2019 e il 2024 gli azionisti sono già intervenuti con 900 milioni di euro, di cui 573 milioni versati da Exor, che ha già anticipato 30 milioni in vista del nuovo intervento.
Scontro Exor-Tether sull’aumento di capitale
Sul fronte societario, si accende lo scontro tra Exor e Tether, il colosso delle stablecoin che ha acquisito l’11,5% del club. In vista dell’assemblea degli azionisti del 7 novembre, Tether ha chiesto di modificare i termini dell’aumento di capitale, proponendo che le nuove azioni siano offerte in opzione a tutti gli azionisti, per evitare la diluizione delle quote.
Il cda bianconero, guidato da Gianluca Ferrero, ha tuttavia invitato gli azionisti a votare contro le proposte del gruppo crypto, ritenendo l’attuale struttura conforme alle norme e la diluizione “limitata”. Tether chiede anche più rappresentanza nel consiglio di amministrazione – due posti anziché uno per la lista di minoranza – e presenza nei comitati interni. Richieste respinte dal board, che teme una “sovra-rappresentazione” delle minoranze.
Tra campo e governance: la Juve in bilico
Mentre Tudor perdeva la sua panchina, nelle stanze dei bottoni la Juventus si prepara a settimane decisive per il proprio futuro economico e societario. Ciclicamente si susseguono le voci su un disimpegno degli Elkann-Agnelli dal club di famiglia (ipotesi suffragata anche dall’intenzione di uscire dal mondo dell’editoria) e il socio di minoranza non vuole farsi sfuggire l’occasione. «Il tifoso che è in me direbbe “Certo che mi piacerebbe comprarla”. Ma non abbiamo alcun piano per farlo, e serve anche un venditore per questo», ha dichiarato la scorsa settimana il Ceo di Tether, Paolo Ardoino.
Enrico Foscarini, 27 ottobre 2025
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