
Alla vigilia dell’assemblea di Confindustria in programma domani a Bologna, Emanuele Orsini lancia un messaggio chiaro e preoccupato: “Sono un europeista convinto, ma l’Europa deve cambiare passo”. Il riferimento è all’eccessiva lentezza con cui l’Unione affronta le sfide globali, in un momento segnato da nuovi conflitti economici, in primis quello con gli Stati Uniti.
I dazi di Trump e l’incubo incertezza
Le minacce del presidente Usa Donald Trump di imporre dazi fino al 50% sui prodotti europei (anche se il tycoon ha annunciato a sorpresa la loro sospensione fino al 9 luglio) hanno sollevato il timore di uno tsunami commerciale. Orsini parla apertamente di “miliardi di euro che rischiano di andare in fumo” e chiede a Bruxelles di accelerare il negoziato con Washington. In un clima di incertezza, spiega, le imprese esitano a investire. Per un Paese come l’Italia, che esporta oltre 600 miliardi di euro l’anno, il tempo è un lusso che non ci si può permettere.
Tre anni difficili per l’industria italiana
Dopo la pandemia, il comparto industriale italiano ha affrontato una tempesta perfetta: rincari energetici, crisi dell’automotive, difficoltà logistiche e ora le nuove tensioni commerciali. Orsini chiede tutela per i settori in salute e politiche attive per accompagnare quelli maturi nella transizione. Ma sottolinea anche l’urgenza di “aggredire nuovi mercati” e costruire una visione industriale di lungo termine.
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Un’Europa più rapida e meno burocratica
Nel mirino di Orsini c’è anche la complessità normativa europea e la sua incapacità di offrire risposte tempestive. “La tecnologia non si può regolare con una norma”, ha affermato. Servono semplificazioni, governi stabili e strategie condivise. Anche all’interno di Confindustria, dove le divergenze su energia e politiche industriali sono sempre più evidenti.
Demografia e lavoro: l’altra sfida
Oltre ai dazi e all’industria, il presidente di Confindustria mette l’accento sul nodo demografico: nel 2050 un italiano su tre avrà più di 65 anni. “Già oggi mancano migliaia di lavoratori – avverte – e molti giovani scelgono di andarsene”. Per questo propone politiche di attrazione di personale qualificato dall’estero e un nuovo patto tra imprese e sindacati, che valorizzi merito, produttività e salari.
Enrico Foscarini, 26 maggio 2025