
Il governo ha chiesto a banche e assicurazioni un contributo complessivo da 4,4 miliardi nel 2026, parte di un intervento triennale da 11 miliardi fino al 2028. A spiegarne i dettagli è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, chiarendo che la misura «si basa su un prelievo volontario delle riserve».
«Il contributo sarà pari al 27,5% delle riserve liberate, a salire nel biennio successivo per raggiungere il 40% previsto dal decreto Asset nel 2029. Offriamo questa opportunità a condizioni più vantaggiose rispetto all’Ires standard (che per le banche è più alta), lasciando libera scelta agli intermediari», ha dichiarato Giorgetti.
Nel triennio 2026-2028, un’altra parte del gettito sarà garantita dall’aumento di 2 punti dell’Irap – dal 4,65% al 6,65% per le banche e dal 5,9% al 7,9% per le assicurazioni – con un gettito stimato in 900 milioni di euro. La manovra introduce inoltre un nuovo regime per la deducibilità delle perdite su crediti (in 5 anni e non più in uno solo per le sofferenze stage 1 e stage 2), limita il riporto fiscale delle perdite (Dta) con un leggero incremento degli importi, e riduce la deducibilità degli interessi passivi dal 100% al 96%. Le assicurazioni, infine, verseranno nel 2026 una rata da 500 milioni sull’anticipo dell’imposta di bollo.
Sileoni (Fabi): “Volontario solo in teoria”
Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha commentato il provvedimento ai microfoni di Omnibus su La7: «L’elemento critico di tutto il dibattito sulla legge di bilancio è rappresentato da una settimana di incertezza che ha portato i titoli del settore bancario a calare molto in Borsa. Il meccanismo sui vecchi extraprofitti del 2023 è teoricamente volontario, ma c’è comunque un aspetto politico da sottolineare. Credo che nessun banchiere, nessun consiglio di amministrazione, conoscendone la sensibilità sociale, si defilerà rispetto a un’iniziativa che, come ha detto la premier Giorgia Meloni, è destinata alla sanità, cioè alla salute di tutti i cittadini».
Sileoni ha anche avvertito che «esiste la possibilità teorica che le tasse in più vengano recuperate con maggiori costi sui servizi pagati dalla clientela, come i conti correnti. Spetta alla politica evitare che ciò accada, perché associazioni dei consumatori e sindacati non hanno gli strumenti per vigilare o fermare determinati comportamenti».
Nel dettaglio, ha precisato: «Per quanto riguarda il contributo delle banche alla prossima legge di bilancio, tutto verrà definito tra oggi e domani. Le misure in discussione sono diverse, ma quella più rilevante riguarda gli extraprofitti del 2023. Non c’è una tassa sui bilanci di quest’anno: si tassano 6,2 miliardi di euro messi a riserva con la manovra di due anni fa. È volontaria la modalità, ma non la sostanza: chi vuole pagare nel 2026 paga il 27,5%, altrimenti rischia di pagare il 40% nel 2029. Inoltre, potrebbe essere introdotto un principio di presunzione di utilizzo di quelle riserve che sarebbe, alla fine, un obbligo mascherato».
Il segretario della Fabi ha ricordato anche la sentenza della Corte di giustizia Ue del 1° agosto, che ha giudicato illegittima l’Irap sul 50% dei dividendi incassati dalle partecipate estere delle banche italiane: «Per lo Stato italiano è un costo di circa 1,5 miliardi di euro. Le banche italiane che hanno controllate in altri Paesi Ue possono chiedere il rimborso a partire dal 2022. Di fatto, una parte dei soldi che il governo prenderà con il contributo dovrà poi restituirli, ma non a tutte, solo a quelle che hanno fatto ricorso».
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Abi e Mef al lavoro per chiudere i conti della manovra
Nel fine settimana, i vertici delle banche aderenti all’Abi sono stati convocati per definire con il Mef i saldi della manovra 2026. Il governo «li vuole tutti», scrive la stampa economica: eventuali sconti potrebbero arrivare solo nella manovra del 2027.
Il contributo da 4,4 miliardi è articolato in cinque misure a geometria variabile, la più rilevante delle quali riguarda l’affrancamento dei 6,2 miliardi di utili messi a riserva nel 2023 per evitare la tassa sugli extraprofitti. Ora la tassazione agevolata del 27,5% sarà in vigore nel 2026, ma salirà fino al 40% nel 2029. «La norma – ha ribadito Giorgetti – non è obbligatoria».
Tuttavia, secondo diversi analisti, l’obbligatorietà sarebbe solo rinviata. Nessun istituto avrebbe convenienza immediata a “liberare” capitali pagando l’imposta, considerando che il settore bancario chiuderà il 2025 con circa 30 miliardi di utili netti, di cui il 75% destinato ai dividendi.
Reazioni e impatto
Il giorno dopo l’approvazione della manovra, tra i banchieri prevale la rassegnazione. Il contributo è considerato «elevato ma sopportabile», mentre le compagnie assicurative ritengono di poter sostenere circa un miliardo di euro del totale.
A pesare, più che l’importo, è il metodo: un prelievo imposto “dall’alto” e definito solo a ridosso del Documento programmatico di bilancio. Il vero nodo resta l’aumento dell’Irap, un’imposta «facile da mettere, difficile da togliere», come hanno ricordato sia Giorgetti sia Meloni, sottolineando che il gettito sarà destinato alla sanità pubblica.
Enrico Foscarini, 18 ottobre 2025
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