IL REPORT

Dipendenti pubblici, nel 2025 costeranno 201 miliardi

La spesa per i dipendenti pubblici sale a 201 miliardi nel 2025. Retribuzioni, smart working e invecchiamento della PA sotto la lente della Corte dei Conti

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Dipendenti pubblici 02

201 miliardi di euro. È questa la cifra che nel 2025 lo Stato spenderà per pagare i suoi dipendenti pubblici, secondo la relazione della Corte dei Conti sul costo del lavoro pubblico appena approvata. Una somma in crescita del 2,3% rispetto al 2024, che salirà ancora nei prossimi anni: +2,4% nel 2026, +0,5% nel 2027 e +1,7% nel 2028. E tutto questo – viene da pensare – senza nemmeno l’obbligo di alzarsi dalla scrivania di casa.

Già, perché nella stessa relazione la Corte segnala con discreta preoccupazione che il lavoro a distanza, “ampiamente sperimentato per necessità” durante la pandemia, sembra ormai diventato la norma. Nulla da eccepire sul diritto a conciliare vita e lavoro, certo. Ma viene da chiedersi se dietro la flessibilità e la digitalizzazione non si celi una PA un po’ troppo “liquida”, con servizi al cittadino non sempre all’altezza della spesa.

Il report mette anche in luce il costo medio delle retribuzioni lorde dei dipendenti pubblici nel 2023, salite a quasi 40.000 euro, con punte oltre i 52.000 nel comparto “autonomo” (una categoria già ironicamente eloquente di per sé). E intanto il settore dell’istruzione, tanto celebrato nei discorsi ufficiali, resta in coda con poco più di 33.000 euro.

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C’è poi il nodo demografico: una PA sempre più anziana, invecchiata dal blocco del turn over durato anni, che solo ora – a fatica – prova a ringiovanirsi con le nuove assunzioni collegate al Pnrr. Ma servirà tempo per vederne i frutti. E nel frattempo, si continua a investire in formazione e valorizzazione del merito, come da copione. Obiettivi lodevoli, certo, ma da decenni rimandati, e forse oggi troppo spesso scritti più nei PowerPoint che nelle pratiche.

Dalla Corte arriva anche la rassicurazione che le retribuzioni pubbliche restano in linea con l’inflazione. Eppure, rispetto al 2015, il costo complessivo del lavoro pubblico è cresciuto del 19,4%, mentre il Pil zoppica. E la spesa per gli stipendi pubblici incide ormai per il 9% sul Prodotto Interno Lordo.

In definitiva, il report non denuncia privilegi, ma dipinge un sistema autoreferenziale, che costa sempre tanto e promette sempre riforme. Intanto i cittadini continuano a fare la fila (vera, non virtuale), mentre qualcuno risponde alle email “in modalità asincrona”. Magari dalla casa al mare.

Enrico Foscarini, 5 agosto 2025

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