E al mio segnale, scatenate l’inferno. Forse la citazione dal Gladiatore è eccessiva, ma per i porti italiani si prepara davvero una settimana al cardiopalma. Martedì il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia sarà chiamato ad esprimersi sul ricorso presentato dal presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, contro la nomina la presidente dell’autorità di sistema portuale di Palermo dell’ex europarlamentare leghista, Annalisa Tardino. Il motivo del ricorso è focalizzato essenzialmente sulla totale assenza nel candidato presidente dei requisiti professionali (esperienza e professionalità dei campi della logistica e dei porti) previsti dalla legge sia dal bando con il quale il governo aveva invitato ormai quasi un anno e mezzo fa potenziali candidati a presentare loro disponibilità a dirigere uno dei 14 porti italiani destinati a restare senza guida a causa della scadenza del mandato dei vecchi presidenti.
Sono in molti a pensare che dall’esito di questa sentenza e anche di una eventuale sospensiva nella nomina dell’ex europarlamentare Tardino, insediata come commissario, possa dipendere anche il destino di almeno otto se non nove fra i candidati presidenti oggi ugualmente saliti sul ponte di comando dei porti con il ruolo di commissari di altrettante autorità di sistema portuale.
In altre parole, potrebbe verificarsi un vero e proprio terremoto che i sismografi hanno già cominciato a segnalare e che potrebbe mettere in discussione tutta la partita nomine ai vertici delle autorità portuali provocando non pochi problemi anche all’interno della maggioranza di governo.
Leggi anche:
Fra l’altro da più parti vengono anche evocati altri fantasmi come quello della legge Severino per chi è stato condannato anche solo per reati amministrativi ( e ciò riguarda alcuni del presidenti in pectore e no) o quello della incompatibilità causata da conflitti di interesse o cariche non compatibili con la nomina a presidente. Secondo molti esperti del settore in linea teorica potrebbe prospettarsi un azzeramento o quasi azzeramento delle nomine; tra l’altro, come sta accadendo in Sicilia, il mancato assenso del presidente della Regione rende impossibile per legge la presentazione dell’ipotesi di nomina alle commissioni Trasporti di Camera e Senato e costringerebbe il governo a portare la nomina in oggetto in sede di consiglio dei ministri per ottenere, proprio nel consiglio la maggioranza necessaria per far sedere il candidato nella sala comando del Porto.
E a proposito di commissioni e di queste ore la decisione non certo rassicurante della Commissione trasporti del Senato di non mettere all’ordine del giorno della prossima riunione il problema nomine portuali il che inevitabilmente provocherà un ulteriore slittamento nei tempi della decisione finale.
In attesa della decisione del Tar, (decisione sulla quale pesa come un macigno la sentenza Massidda, ovvero il caso del presidente del porto di Cagliari, defenestrato dopo un anno di mandato e risultati per altro positivi, perché la sua partecipazione attiva nella commissione Trasporti del Senato non era stata giudicata requisito professionale sufficiente per assurgere al grado di presidente dei porti), sta anche assumendo caratteristiche allarmanti il criterio di scelta dei nuovi presidenti. Il sistema voluto dal governo, quello delle autocandidature con la presentazione di un apposito formulario al ministero dei trasporti, che avrebbe dovuto scongiurare qualsiasi ipotesi di lottizzazione e di nomina ai vertici delle autorità portuali di politici non rieletti nelle rispettive cariche parlamentari italiane ed europee, (In altre parole quelli che un tempo venivano definiti i “trombati”), si è rivelato un flop. E i criteri stile Cencelli con una partecipazione significativa anche della minoranza che in questa tornata (al contrario di quanto la minoranza attuale controllava il governo) ssi aggiudicherebbe almeno 4 o 5 presidenze, sembrano essere tornati in auge. Al punto che la discussione sulle spartizioni si sarebbe già spostata al secondo posto del podio, la carica di segretario generale delle Autorità di sistema portuale, che, con i venti che soffiano, potrebbero a loro volta essere scekti non per la loro sagacia tecnica, ma per appartenenza.
E anche il clima sociale attribuibile solo in parte alla mancanza di mani salde al timone dei porti sta peggiorando sulle banchine portuali italiane: a Genova, patria degli scioperi portuali ma protagonista da 10 anni di una pace sociale neppure infranta da una singola ora di astensione dal lavoro, i dipendenti dell’autorità di sistema portuale hanno proclamato uno sciopero di 24 ore contro il trasferimento di un dirigente dalla sede centrale di palazzo San Giorgio a Genova alla secondaria di Savona . Per non parlare delle aperte minacce formulate da portavoce di portuali e di compagnie portuali in più porti italiani, Genova in primis di scioperi ad oltranza per sostenere l’ammissione della flottiglia per Gaza.
Nel caos generale si innescano anche casi particolari come quello del porto di Trieste scalo in crisi di traffici a favore del vicinissimo porto sloveno di Capodistria, dove si sarebbe innescato un nuovo scontro anche all’interno della maggioranza sulla nomina poi smentita di Zeno d’Agostini già presidente del Porto avversato per le sue “aperture” alla Via della seta made in China.
Dulcis in fundo: la riforma portuale e la super-agenzia nazionale che dovrebbe coordinare tutte le Autorità di sistema portuale e per la cui guida si fanno a sorpresa nomi estranei ai porti, ma organici ai trasporti.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


