Chi vincerà le elezioni? La BCE

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Servirà poco la capagna elettorale italiana. Probabilmente serviranno a poco le elezioni. Centro Destra, Centro Sinistra, 5 Stelle, chiunque vincerà dovrà fare i conti con il nuovo vero partito di maggioranza: la BCE (Banca Centrale Europea). Christine Lagarde sarà il Primo Ministro in pectore mentre il board della BCE si occuperà dei singoli dicasteri. Per chi non se ne fosse accorto le dimissioni di Mario Draghi sono coincise con la realizzazione di un nuovo strumento finanziario anti spread, o anti frammentazione che sia, che sembra essere stato scritto apposta per l’Italia.

La situazione economica del Paese, almeno dal punto di vista dei conti pubblici, non consente alcuna deroga. Chiunque vincerà le elezioni sarà costretto a seguire pedissequamente i dettami della BCE. Se si analizzano nel dettaglio i quattro punti cardine del TPI (Transmission Protection Instrument) è evidente, prima di ogni cosa, che ciò che conta davvero è la discrezionalità dei parametri da utilizzare per le singole valutazioni, che sono tutti ad appannaggio dell’Unione Europea.

Come dire che Unione Europea e BCE assieme, guideranno il Paese con un mandato di totale autonomia. Del resto, bisognava attenderselo visto che nel corso degli ultimi anni, anche per oggettive condizioni esterne critiche (non ultime pandemia, guerra, crisi energetica) nessuno dei governi in carica è stato in grado di fare i compiti a casa. Così i compiti ce li farà fare qualcun altro. E non sarà una passeggiata di salute. Tutte le promesse elettorali, quelle di cui si sente parlare in questi giorni, quelle che servono ad attrarre voti verso una coalizione dovranno passare per il vaglio del TPI.

Così, chi pensava che il MES (Meccanismo europeo di stabilità) rappresentasse un forte elemento di controllo finanziario, lo rimpiangerà quando si renderà davvero conto di quali saranno gli impatti del TPI. Non ne parla nessuno, e questo è già un problema, proprio perchè in pochi probabilmente si stanno rendendo conto di ciò che effettivamente rappresenti questo nuovo strumento finanziario disegnato dalla BCE. E’ normale che con circa 2.800 mld di debito pubblico e con un rapporto debito PIL del 150%, l’Italia sia considerata il grande malato d’Europa.

Oltretutto ci sono altri dati macroeconomici che stanno peggiorando a vista d’occhio. Il surplus commerciale è sceso nonostante la debolezza dell’euro passando da 70 a 10 mld nell’ultimo mese. Incide moltissimo l’aumento del costo dell’energia in un Paese, il nostro, in cui la capacità di produzione interna rispetto al fabbisogno è una della più basse d’Europa. La quota di rinnovabili si avvicina al 16%, una quota che, soprattutto pensando al fotovoltaico e considerando che il nostro è uno dei Paesi a maggior soleggiamento d’Europa appare quasi contraddittoria.

Insomma, i prossimi mesi, rischiano di essere molto caldi con gli schieramenti politici, pronti a promettere di tutto e di più in sede di campagna elettorale ma in realtà totalmente voncolati da conti interni e ingerenze europee che impediranno loro di soddisfarle. E c’è qualcuno che incomincia a dire che non sarebbe un male. Quante volte si è detto che l’Italia è un Paese splendido, fatto di mille imprese forti e straordinarie, un Paese capace di esprimere bellezza e cultura, ma un Paese condizionato da politica e burocrazia. Magari la nostra è un’estremizzazione, ma mettere le cose a posto una volta per tutte non è detto che non serva davvero e, se non siamo in grado di farlo da soli ….

Ma, a proposito, ora che mi viene in mente, della Francia con un debito pubblico di quasi 3.000 mld, perchè non parla nessuno?

 

Leopoldo Gasbarro, 25 luglio 2022

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