
Una nuova interpretazione dell’Agenzia delle Entrate mette sotto pressione il settore delle assicurazioni imponendo un cambiamento radicale sulle polizze infortunio del conducente, considerate dalla norma come forme di copertura inerenti alla circolazione. L’aliquota, finora applicata al 2,5%, viene rialzata al 12,5%, con effetto sia futuro sia retroattivo.
Secondo le proiezioni, il rialzo dal 2026 comporterà un aumento dei costi per i cittadini, che vedranno salire il prelievo fiscale sulle proprie polizze. Il gettito atteso supera i cento milioni di euro l’anno.
La questione dei dieci anni arretrati
La parte più pesante della misura riguarda il passato. Le Entrate chiedono infatti alle assicurazioni di recuperare dieci anni di imposte non versate, un intervento che vale quasi un miliardo di euro. Le compagnie, che agiscono come sostituto d’imposta, potrebbero però non accettare questa ricostruzione.
Molte di esse ricordano che nel 1983 il ministero delle Finanze aveva fornito un’interpretazione che applicava alle polizze infortunio l’aliquota più bassa allora vigente, pari al 2%, precisando che questa doveva valere per le garanzie legate alla persona e non al veicolo. Le compagnie sottolineano che quella risposta era «chiara e coerente» e hanno applicato da allora l’aliquota ridotta a beneficio dei clienti.
Il fronte degli accertamenti
Il cambio di passo dell’Agenzia delle Entrate è arrivato solo negli ultimi due anni, quando la direzione Lombardia ha iniziato a contestare gli importi prelevati sulle coperture ritenute inerenti ai veicoli. Si tratta di rilievi estesi a molte compagnie, ma non ancora formalizzati con provvedimenti impositivi, circostanza che permette oggi alle imprese di regolarizzare il passato senza sanzioni né interessi, anche a rate.
L’Agenzia sostiene che persistano «ambiguità in particolare sul concetto di rischio inerente al veicolo», contestando la distinzione su cui per quarant’anni si è basato il settore assicurativo. Proprio per questo le compagnie hanno incaricato vari studi legali e si preparano a ricorrere in ogni sede.
Le ricadute sui bilanci e sui clienti
Oltre al nodo delle polizze conducente, la contestazione riguarda anche le coperture di assistenza, già tassate al 12,5% e ora ritenute soggette a un aumento fino al 13,5%. Per molte realtà medio-piccole l’impatto sarebbe particolarmente gravoso.
Un elemento chiave è che la tassa non è dovuta dalle compagnie, bensì dai clienti. Le imprese si limitano a riscuoterla come sostituti d’imposta. Per questo, se decidessero di saldare il debito richiesto dallo Stato, potrebbero esercitare in futuro una rivalsa sugli assicurati.
L’ulteriore incremento dell’Irap
Parallelamente, tra gli emendamenti alla legge di Bilancio compare l’aumento dello 0,5% dell’Irap per compagnie, banche e intermediari finanziari. Se confermato, produrrebbe circa duecento milioni aggiuntivi l’anno per il settore bancario e cinquanta milioni per quello assicurativo. Il gettito servirebbe a compensare l’esclusione di holding industriali, Sicav e Sgr dalla manovra sull’Irap.
Verso lo scontro
Secondo le stime, la combinazione di rialzo dell’aliquota sulle polizze e aumento dell’Irap potrebbe portare allo Stato fino a 1,25 miliardi di euro. Tuttavia, il rischio di un contenzioso prolungato con le assicurazioni è altissimo.
Molti operatori ripetono che «la vicenda rischia di impantanarsi per anni nei tribunali» e gli effetti finali, economici e normativi, sono oggi tutt’altro che prevedibili.
Enrico Foscarini, 22 novembre 2025
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