
La partita per la BdM Banca, l’ex Popolare di Bari salvata nel 2020 con un intervento pubblico da 1,6 miliardi, entra nel vivo con nuove mosse sul fronte degli acquirenti e un quadro sempre più competitivo. MCC, controllato dal Tesoro attraverso Invitalia, ha confermato di aver ricevuto “alcune manifestazioni d’interesse” per l’istituto, aprendo ufficialmente la fase di privatizzazione di una banca ormai risanata e tornata appetibile per il mercato.
Sul tavolo oggi ci sono due proposte concrete, una arrivata dall’emiliana Credem e l’altra presentata dal gruppo Iccrea in cordata con la Popolare di Puglia e Basilicata (Bppb), un’alleanza che rafforza il fronte delle Bcc e rende più serrata la competizione per il controllo della banca del Mezzogiorno. L’operazione si inserisce in un quadro più ampio di consolidamento del settore e riaccende il risiko bancario nel Sud Italia, dove la presenza territoriale e la rete di filiali restano elementi strategici.
Interessi a confronto sulle 190 filiali nel Sud
Il cuore della partita è rappresentato dalle circa 190 filiali della ex Popolare di Bari, concentrate soprattutto in Puglia, Campania e Basilicata, una distribuzione geografica che spiega l’interesse diretto della Popolare di Puglia e Basilicata e la scelta di Iccrea di costruire una cordata mirata al territorio. L’obiettivo del gruppo delle Bcc sarebbe quello di valorizzare la rete commerciale e rafforzare la presenza nelle aree storicamente presidiate dal credito cooperativo.
Diversa la strategia di Credem, che guarda invece a un’acquisizione in blocco dell’intera BdM, una soluzione che potrebbe essere valutata positivamente dal venditore Mediocredito Centrale perché garantirebbe maggiore continuità gestionale e una privatizzazione più lineare. La banca della famiglia Maramotti torna così protagonista del consolidamento, dopo essersi già mossa nel 2025 nel tentativo di acquisire la maggioranza della Cassa di Risparmio di Asti, operazione poi congelata dalla fondazione azionista.
Nel frattempo Iccrea continua a rafforzarsi sul mercato con operazioni mirate, come l’acquisto di sei filiali Bper in Lombardia e l’ingresso in Equita con una quota del 15%, segnali di una strategia espansiva che passa anche dal dossier BdM e dalla crescita nel credito alle imprese.
Unicredit e Crédit Agricole forse in campo
Con due manifestazioni di interesse già formalizzate, la gara per BdM è destinata a scaldarsi ulteriormente. Sul mercato si parla di un possibile ingresso di Crédit Agricole Italia e Unicredit, che starebbero valutando il dossier e potrebbero presentare una proposta nelle prossime settimane, ampliando il numero dei pretendenti e aumentando la competizione.
L’interesse di grandi gruppi bancari è legato anche ai numeri del risanamento, con BdM che ha chiuso il 2025 con un utile netto di 31,83 milioni di euro (+42,1%), confermando il ritorno alla redditività dopo anni di crisi. Il recupero operativo, unito alla presenza capillare nel Mezzogiorno, rende la banca un asset strategico per chi vuole rafforzarsi nel Sud e consolidare la propria rete commerciale.
Il nodo governance
Nonostante l’attenzione crescente, il processo di vendita resta in una fase preliminare e per entrare nel vivo dovrà attendere il rinnovo del cda di MCC, previsto entro il 30 aprile. L’assemblea potrebbe incidere anche sulla governance, con la posizione dell’amministratore delegato Francesco Minotti che rientra nel più ampio giro di nomine pubbliche in corso.
Solo dopo la definizione degli assetti societari la gara potrà accelerare verso la fase decisiva, con offerte vincolanti attese per giugno e l’apertura della data room agli investitori interessati. Un passaggio fondamentale per valutare nel dettaglio i conti della banca e definire le strategie industriali future.
Il Tesoro punta a una plusvalenza
Il vero nodo resta comunque il prezzo di cessione, perché la base d’asta sarà allineata al patrimonio netto di circa 566 milioni, valore che rappresenta il punto di partenza della trattativa. In via XX Settembre l’obiettivo è però quello di spuntare una valutazione superiore, sfruttando la concorrenza tra gli acquirenti e i progressi compiuti dalla banca negli ultimi anni.
L’idea è chiudere una privatizzazione capace non solo di completare il percorso di risanamento ma anche di valorizzare l’investimento pubblico, dimostrando che il salvataggio della ex Popolare di Bari può trasformarsi in un’operazione industriale sostenibile e profittevole. Con più pretendenti in campo e una rete territoriale strategica, la partita di BdM è destinata a diventare uno dei dossier più rilevanti del risiko bancario italiano nei prossimi mesi.
Enrico Foscarini, 11 aprile 2026
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