L'ANALISI

Auto elettriche, sul Nasdaq la bolla si è già sgonfiata

Rivian e Nio in calo nonostante le buone notizie, mentre Tesla è in una fase di rallentamento. E i capitali si spostano sull'IA

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Il Nasdaq sta mandando un segnale sempre più evidente: il settore delle auto elettriche non è più la grande promessa della crescita tecnologica. Non si tratta di una singola seduta negativa o di una fase temporanea, ma di un trend che emerge chiaramente osservando l’andamento dei titoli negli ultimi mesi e dall’inizio dell’anno. Il comparto EV sta progressivamente perdendo attrattiva, mentre i capitali si spostano verso l’intelligenza artificiale, percepita come più scalabile e meno vincolata ai limiti industriali.

I numeri raccontano meglio di qualsiasi narrazione questo cambiamento. Rivian ha perso il 24,4% da inizio anno, bruciando quasi un quarto della propria capitalizzazione, mentre Tesla è in calo del 16% nello stesso periodo. Nio è l’unica in lieve crescita da inizio anno con un +5%, ma resta in calo del 31,2% dai massimi di ottobre e addirittura sotto del 45% rispetto al prezzo dell’Ipo del 2018. Il quadro complessivo mostra un settore che fatica a convincere il mercato anche quando arrivano notizie positive, partnership miliardarie o risultati operativi migliori delle attese.

Il mercato non crede più alla crescita infinita dell’elettrico

Negli anni passati le auto elettriche erano state raccontate come il nuovo petrolio della tecnologia, un settore destinato a crescere senza limiti grazie alla transizione energetica e all’innovazione industriale. Oggi quella narrativa si sta scontrando con la realtà dei bilanci e con i vincoli strutturali della produzione automobilistica. Produrre veicoli richiede capitali enormi, catene di fornitura complesse, fabbriche, materie prime e infrastrutture, elementi che rendono impossibile replicare la scalabilità tipica delle aziende software.

Il risultato è che gli investitori stanno cambiando approccio. Non basta più promettere consegne future, robotaxi o guida autonoma: il mercato vuole margini, flussi di cassa e redditività. In un contesto di tassi ancora relativamente elevati e consumi più deboli, le aziende che bruciano miliardi per crescere non vengono più premiate come in passato.

Questa dinamica è evidente soprattutto nel confronto con l’intelligenza artificiale, dove la narrativa resta molto più forte perché basata su software, infrastrutture digitali e domanda globale in espansione. L’elettrico, al contrario, si è scontrato con il muro della realtà industriale prima ancora di diventare davvero profittevole.

Rivian: partnership miliardarie ma il mercato guarda ai conti

Il caso Rivian è forse il più rappresentativo della fase attuale. La partnership con Uber per lo sviluppo dei robotaxi e l’investimento fino a 1,25 miliardi di dollari avrebbero potuto sostenere il titolo, ma la reazione del mercato è stata fredda. Il motivo è semplice: gli investitori guardano ormai alla sostenibilità finanziaria più che agli annunci strategici.

Rivian ha rinviato l’obiettivo di EBITDA positivo al 2027 a causa dei forti investimenti nella guida autonoma e nell’intelligenza artificiale, mentre continua a spendere miliardi in ricerca e sviluppo e nella costruzione di nuove infrastrutture produttive. La società ha accumulato perdite per oltre 27 miliardi dalla sua nascita e prevede di spendere circa 2 miliardi solo quest’anno, segno che la strada verso la redditività è ancora lunga.

La partnership con Uber, con una prima tranche di investimento limitata e benefici spostati verso il 2030, non cambia la percezione del mercato: senza profitti concreti, le promesse di crescita non bastano più.

Nio: utile e consegne in crescita, ma la fiducia resta fragile

La situazione di Nio dimostra che anche risultati operativi migliori non garantiscono una rivalutazione in Borsa. Le consegne sono cresciute in modo significativo e l’azienda ha registrato progressi sul fronte della redditività, ma il titolo continua a muoversi in modo volatile e resta lontano dai massimi storici.

Il mercato teme soprattutto la competizione nel mercato cinese, dove la guerra dei prezzi e la presenza di giganti industriali rendono difficile costruire margini stabili. Inoltre, il modello basato sul battery swapping (punti fisici per la sostituzione robotizzata delle batterie in 3 minuti anziché lunghe attese alle colonnine) e su infrastrutture costose richiede investimenti continui, aumentando la pressione sui conti.

Il risultato è una situazione paradossale: Nio cresce operativamente ma non convince finanziariamente, segno che gli investitori stanno diventando molto più selettivi rispetto al passato.

Tesla regge grazie alla narrativa

Il caso Tesla è il più interessante perché rappresenta il punto di equilibrio tra industria e narrativa tecnologica. Pur restando profittevole e dominante nel settore, il titolo mostra segnali di rallentamento e una crescente dipendenza dalle aspettative legate alla guida autonoma, ai robotaxi e all’intelligenza artificiale.

In altre parole, Tesla non viene più valutata solo come produttore di auto elettriche, ma come una società tecnologica che promette rivoluzioni future. È proprio questa narrativa a sostenere gran parte della capitalizzazione, mentre il business automobilistico mostra margini in calo e una crescita più lenta.

Il mercato sembra aver compreso che la componente industriale da sola non giustifica più valutazioni così elevate e che molte aspettative sono legate a promesse future ancora da dimostrare. È una dinamica tipica delle grandi bolle tecnologiche, dove la fiducia nella visione del management diventa un fattore determinante nella valutazione.

Perché l’IA resiste e l’elettrico no

La differenza tra auto elettriche e intelligenza artificiale è strutturale. L’IA è software, scalabilità e domanda globale, mentre l’elettrico è produzione industriale, costi fissi e margini limitati. Questa divergenza spiega perché i capitali si stiano spostando progressivamente verso le aziende legate all’intelligenza artificiale, lasciando indietro il comparto EV.

Nel settore IA gli investimenti continuano ad aumentare e la domanda di infrastrutture cresce, mentre nell’elettrico si moltiplicano i rinvii dei piani industriali, la revisione degli investimenti e il rallentamento delle vendite. Anche le grandi case automobilistiche tradizionali stanno ridimensionando le strategie full electric, segno che la transizione non è così rapida e lineare come previsto.

L’elettrico è entrato nella fase della disillusione

Il mercato azionario anticipa sempre i cambiamenti strutturali, e oggi il Nasdaq sta mostrando una direzione chiara. Le auto elettriche sono entrate nella fase della disillusione, mentre l’intelligenza artificiale è ancora nella fase della promessa. È il classico ciclo delle innovazioni tecnologiche: entusiasmo iniziale, euforia, correzione e ritorno ai fondamentali.

Rivian che perde quasi un quarto del valore da inizio anno, Tesla in calo a doppia cifra e Nio lontana dai massimi non sono episodi isolati, ma segnali di un trend più ampio. Il settore EV non è scomparso e continuerà a esistere, ma non è più la grande scommessa finanziaria che era solo pochi anni fa.

Il messaggio del Nasdaq è semplice: le auto elettriche restano un’industria, l’intelligenza artificiale resta una promessa di rivoluzione. E nei mercati finanziari, tra industria e promessa, per ora vince sempre la promessa.

Enrico Foscarini, 22 marzo 2026

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