IL FATTO

Commissione Ue contro Big Tech, nuova indagine su Musk

Nel mirino X e Grok. Bruxelles prosegue la sua offensiva nel nome del DSA

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ursula von der leyen musk

La Commissione europea torna a stringere il cerchio attorno alle grandi piattaforme digitali e, ancora una volta, X di Elon Musk finisce al centro dell’attenzione. Bruxelles ha infatti avviato una nuova indagine formale ai sensi del Digital Services Act, affiancandola all’estensione del procedimento già aperto nel dicembre 2023. Un passaggio che conferma come l’Unione europea intenda proseguire con decisione la sua battaglia regolatoria contro Big Tech in generale e contro Musk in particolare.

Sotto esame le funzionalità di Grok su X

Il nuovo filone dell’indagine riguarda Grok, il modello di intelligenza artificiale generativa sviluppato da xAI, la società fondata da Elon Musk e integrato nella piattaforma X. Secondo la Commissione, l’azienda potrebbe non aver valutato né mitigato in modo adeguato i rischi sistemici legati all’implementazione di queste funzionalità nel mercato europeo.

Bruxelles punta l’attenzione in particolare sulla diffusione di contenuti illegali, come immagini manipolate a sfondo sessuale, includendo anche materiali che “potrebbero configurare contenuti pedopornografici”. Rischi che, secondo la Commissione, “sembrano essersi già concretizzati”, alimentando le preoccupazioni sul controllo effettivo esercitato dalla piattaforma.

Le risposte controverse dell’AI di Musk

Grok non è nuova alle polemiche. La chatbot di xAI è stata più volte accusata di aver prodotto risposte controverse, spaziando dalle teorie del complotto a contenuti antisemiti, fino a elogi espliciti di Adolf Hitler. Wikipedia segnala come “gli aggiornamenti successivi al 2023 abbiano spostato il bot politicamente a destra, fornendo risposte di taglio conservatore e spesso allineate alle posizioni pubbliche di Musk”.

Secondo diverse analisi, Grok sarebbe stata utilizzata anche per generare immagini sessualmente esplicite, nonostante le restrizioni introdotte dall’azienda. Solo di recente X ha dichiarato di aver implementato misure tecniche che “impedirebbero a Grok di modificare le foto di persone”, ad esempio attraverso pratiche di spoliazione digitale.

Gli obblighi del DSA

Nel dettaglio, la Commissione europea verificherà se X abbia rispettato gli obblighi previsti dal Digital Services Act (DSA), che impongono alle grandi piattaforme di valutare e mitigare diligentemente i rischi sistemici. Tra questi figurano la diffusione di contenuti illegali, gli effetti negativi legati alla violenza di genere e le “gravi conseguenze sul benessere fisico e mentale” potenzialmente derivanti dall’uso di Grok.

Bruxelles chiede inoltre che X abbia elaborato e trasmesso una relazione di valutazione dei rischi ad hoc, specificamente dedicata alle funzionalità di Grok, prima della loro implementazione, soprattutto considerando il loro impatto critico sul profilo di rischio complessivo della piattaforma.

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Estesa anche l’indagine sui sistemi di raccomandazione

Parallelamente, la Commissione ha esteso il procedimento aperto nel dicembre 2023 per verificare se X abbia correttamente valutato i rischi legati ai suoi sistemi di raccomandazione, inclusa la recente decisione di passare a un sistema basato proprio su Grok. Bruxelles continuerà a raccogliere prove attraverso richieste di informazioni, colloqui e possibili ispezioni, riservandosi la facoltà di imporre misure provvisorie in caso di mancati adeguamenti.

La Commissione ha ricordato che l’avvio di un procedimento formale le consente di adottare ulteriori strumenti di esecuzione, inclusa una decisione di non conformità, ma anche di accettare eventuali impegni proposti da X per rimediare alle criticità contestate.

Il precedente e la multa milionaria

L’indagine avviata a dicembre non riguardava solo i sistemi di raccomandazione, ma anche pratiche di design ingannevole, la scarsa trasparenza pubblicitaria e l’accesso limitato ai dati per i ricercatori. Su questi aspetti, il 5 dicembre 2025, la Commissione europea ha già adottato una decisione di non conformità, infliggendo a X una multa da 120 milioni di euro.

Un segnale chiaro di come Bruxelles intenda portare avanti senza tentennamenti la sua linea dura nei confronti delle grandi piattaforme digitali, confermando che la battaglia contro Big Tech è tutt’altro che conclusa.

Enrico Foscarini, 26 gennaio 2026

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