Economia
IL REPORT

Caldo record, impatto negativo fino a 12 miliardi sull’economia

Le temperature estreme frenano produttività, consumi e turismo. Confesercenti: "Servono investimenti strutturali"

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Il caldo di queste settimane non sta mettendo sotto pressione soltanto cittadini e famiglie, ma presenta un conto sempre più salato anche al sistema produttivo. Secondo una stima elaborata dall’ufficio economico di Confesercenti, convivere ogni anno con lunghi periodi di temperature elevate potrebbe costare al Paese tra i 6 e i 12 miliardi di euro, incidendo su produttività, consumi, investimenti e fatturato delle attività più esposte.

Per l’associazione, si tratta di un fenomeno che sta assumendo carattere strutturale. Il presidente Nico Gronchi osserva che “il caldo estremo è diventato una vera e propria tassa climatica, una variabile economica strutturale. Incide su investimenti, produttività, spesa e abitudini di consumo, anche turistiche”.

Produttività in calo e costi in aumento

L’analisi di Confesercenti evidenzia come la voce economicamente più rilevante sia quella degli investimenti ritenuti ormai indispensabili. Si parla di interventi su impianti di climatizzazione, schermature, riqualificazioni degli immobili e sistemi energetici più efficienti, per una cifra stimata tra i 2 e i 4 miliardi di euro.

A questi si aggiungono i maggiori costi energetici, valutati tra i 2 e i 3 miliardi, legati alla necessità di mantenere ambienti di lavoro e locali commerciali adeguatamente raffrescati per periodi sempre più lunghi. Non meno rilevante il peso della minore produttività, che secondo lo studio può valere tra 1,5 e 3 miliardi di euro l’anno.

Confesercenti sottolinea inoltre che “sopra i 35 gradi stabili, la resa del lavoro cala: crescono errori e assenze per malattia e diminuisce la capacità di sforzo fisico”. Una dinamica che colpisce soprattutto edilizia, agricoltura, logistica, commercio ambulante, manutenzioni e tutte quelle attività che richiedono una presenza costante all’aperto.

Le imprese fanno i conti con l’afa

L’impatto delle alte temperature non riguarda soltanto le grandi aziende. Secondo Confesercenti, anche le microimprese rischiano di vedere aumentare sensibilmente le proprie spese operative.

L’associazione spiega infatti che “un bar o un negozio che oggi sostiene 3.000 euro l’anno per il raffrescamento potrebbe trovarsi a spenderne 5.000-6.000 in breve tempo, cui si sommano gli investimenti ormai indispensabili in impianti più efficienti e nella riqualificazione energetica degli immobili, un vero e proprio ostacolo di capitale per le microimprese”.

Parallelamente, il caldo modifica anche le abitudini dei consumatori. Nelle ore centrali della giornata diminuisce l’afflusso nei centri storici e nelle aree commerciali all’aperto, mentre aumentano le presenze nei grandi spazi climatizzati e cresce il ricorso agli acquisti online. Una tendenza che aggiunge ulteriore pressione ai negozi di vicinato, già alle prese con la concorrenza dell’e-commerce.

Cambiano consumi, turismo e ristorazione

Le temperature elevate stanno incidendo anche sulle scelte di acquisto e sulle preferenze dei turisti. Confesercenti rileva un calo della domanda per alcuni capi d’abbigliamento più pesanti e segnala difficoltà crescenti per le attività che puntano sugli spazi esterni.

Secondo l’associazione, “nelle giornate roventi i clienti preferiscono le sale climatizzate”, con conseguenze dirette sulla redditività di dehors, mercati e pubblici esercizi. Anche il turismo risente di questo fenomeno: i flussi tendono infatti a concentrarsi nei mesi di giugno e settembre, mentre le settimane più calde dell’estate risultano meno attrattive, soprattutto nelle città d’arte.

La redistribuzione della domanda verso località montane o periodi meno afosi rappresenta un ulteriore elemento di riflessione per un comparto che continua a essere uno dei motori dell’economia nazionale.

L’allarme di Confesercenti

Per il presidente Nico Gronchi, la questione non può essere lasciata esclusivamente all’iniziativa privata. “Una sfida che non si vince lasciando il problema all’iniziativa delle singole famiglie e imprese. Servono interventi strutturali”, afferma.

Lo stesso Gronchi conclude sostenendo che “la soluzione nel lungo periodo probabilmente risiede nella riqualificazione termica profonda degli edifici e delle strutture commerciali e in una rigenerazione urbana adattiva. Senza investimenti coraggiosi e immediati nella resilienza delle città, il cambiamento climatico continuerà ad agire come un acceleratore della crisi economica, svuotando lo spazio pubblico e indebolendo la competitività del sistema Paese”.

Al di là delle interpretazioni sul fenomeno, il dato evidenziato da Confesercenti appare chiaro: le ondate di caldo prolungate stanno già producendo effetti concreti sull’economia reale, comprimendo la produttività, aumentando i costi per imprese e famiglie e modificando abitudini di consumo che, fino a pochi anni fa, sembravano consolidate.

Enrico Foscarini, 18 luglio 2026

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