
Sindacati divisi e in ordine sparso sulla manovra economica. La Cgil, ormai da tempo arroccata su posizioni di scontro, annuncia il quarto sciopero generale consecutivo contro la legge di Bilancio del governo Meloni, in programma venerdì 12 dicembre. Lo fa persino senza la Uil, che fino a poco tempo fa aveva condiviso le stesse piazze.
Maurizio Landini definisce la manovra “ingiusta, sbagliata” e “senza le risposte necessarie” su salari, fisco e pensioni. Ma la sua linea appare sempre più isolata e sterile, centrata su un conflitto ideologico che trascura la concretezza delle riforme e l’interesse reale dei lavoratori. La Cgil continua a chiedere investimenti in sanità e istruzione “e non nelle armi”, il blocco dell’aumento dell’età pensionabile e la restituzione del fiscal drag, ma senza offrire soluzioni sostenibili o realistiche.
Diversa la posizione della Cisl, che sabato 13 dicembre manifesterà a Roma per rilanciare il “Patto della responsabilità”. Daniela Fumarola parla di una legge di Bilancio che rappresenta “il primo tassello di un patto tra forze riformiste e governo”, pur chiedendo correttivi su fisco e partecipazione. Una linea costruttiva che punta al dialogo e alla crescita, non alla protesta fine a sé stessa.
Neppure la Uil sembra trovare una direzione chiara. Pierpaolo Bombardieri, dopo aver seguito spesso le posizioni della Cgil, ora valuta una mobilitazione separata “tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre”. Anche lui critica fisco, pensioni e sanità, ma riconosce che la detassazione degli aumenti contrattuali è “una proposta da tempo sostenuta dal sindacato”. Un passo avanti, ma ancora incerto e contraddittorio.
Lunedì a Milano, al Forum delle relazioni industriali promosso da Confindustria e Assolombarda, i tre sindacati avranno occasione di incontrarsi. Ma le distanze, oggi, appaiono più profonde che mai: mentre la Cgil sceglie la piazza e lo scontro, Cisl e (a metà) Uil provano almeno a restare sul terreno del confronto e della responsabilità.
Enrico Foscarini, 8 novembre 2025
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