UN FALLIMENTO POLITICO

Concorso Ue, assalto degli italiani: 6mila euro al mese, quanti possono entrare

Oltre 170mila domande per 1.490 posti nelle istituzioni Ue. Il 45% è italiano. Il segnale di un’Europa dove stipendi dignitosi attirano folle

5.8k 2
concorso ue assalto candidati italiani

Se l’Europa fosse davvero quel continente stagnante e privo di opportunità che spesso viene dipinto, difficilmente si assisterebbe a scene come questa. Più di 170mila persone hanno presentato domanda per il concorso delle istituzioni europee che mette in palio 1.490 posti. A comunicarlo è stato lo stesso European Personnel Selection Office (Epso), che ha parlato apertamente di un dato “ben oltre qualsiasi aspettativa”. Le stime iniziali prevedevano infatti tra i 50mila e i 60mila partecipanti.

La scadenza per le iscrizioni era fissata alle 12:00 di martedì e il risultato finale ha superato ogni previsione: 174.922 candidature complessive per entrare nella lista di riserva delle istituzioni europee. I vincitori potranno poi candidarsi per posizioni di livello AD5, il primo gradino della carriera da funzionario europeo, con stipendi mensili compresi tra i 6mila e i 7mila euro.

Il dato che colpisce: quasi metà dei candidati è italiana

Il dettaglio più sorprendente riguarda proprio l’Italia. Secondo i dati pubblicati da Euractiv, quasi il 45% dei candidati è italiano. In termini assoluti significa 78.450 domande provenienti dal nostro Paese. Dietro, molto distanziati, arrivano gli spagnoli con 13.795 candidati, i tedeschi con 11.705 e i francesi con 10.939.

Questo squilibrio rende il concorso ancora più competitivo proprio per gli italiani. All’interno delle istituzioni europee esistono infatti criteri di equilibrio nazionale: gli italiani dovrebbero rappresentare circa l’11,2% del personale della Commissione. Tradotto in numeri, su 1.490 posti complessivi significa poco più di 165 posizioni potenzialmente destinate all’Italia. In altre parole, quasi 80mila candidati italiani si contendono circa 165 posti.

Quando uno stipendio dignitoso scatena la corsa

Qui emerge un paradosso che racconta molto dello stato del mercato del lavoro europeo e italiano. Da una parte si dice che l’Europa sia un continente in declino. Dall’altra, basta offrire uno stipendio serio – 6 o 7mila euro al mese – per scatenare una corsa da oltre centomila candidature. Questo non è il segnale di un sistema sano. È piuttosto il sintomo di un’Europa che da anni tiene compressi i salari nel nome della lotta all’inflazione.

Il risultato è un continente dove un’offerta di lavoro dignitosa genera un rapporto tra candidati e posti degno dei concorsi pubblici più ambiti, come se si trattasse di un bando per spazzini o vigili urbani in una grande città italiana. Se servono 170mila candidature per meno di 1.500 posti, il messaggio è semplice: gli stipendi adeguati alle competenze sono diventati merce rara.

Il problema italiano dietro la valanga di candidature

Ma il vero dato politico è un altro. Il fatto che quasi metà dei candidati sia italiana significa che migliaia di laureati e professionisti del nostro Paese stanno guardando a Bruxelles, Strasburgo o Lussemburgo come a una via di fuga. Perché se decine di migliaia di laureati italiani si candidano per diventare funzionari europei, il motivo è evidente: in Italia una laurea spesso non garantisce uno stipendio all’altezza delle competenze. Che si tratti di giurisprudenza, economia, scienze politiche o materie umanistiche. E con ogni probabilità, tra i candidati ci sono anche ingegneri, matematici e fisici.

Quando professionisti qualificati si accalcano per un concorso europeo, significa che il mercato del lavoro nazionale non offre abbastanza opportunità remunerate adeguatamente.

Tre anni e mezzo di governo senza inversione di rotta

Questo è anche un dato che riguarda direttamente la politica economica italiana. Dopo tre anni e mezzo di governo guidato da Giorgia Meloni, la tendenza non sembra essersi invertita. Le politiche economiche hanno spesso puntato ad alleggerire il carico sui redditi più bassi, una scelta comprensibile dal punto di vista sociale ma che non ha risolto il problema strutturale. Il risultato è che chi possiede un titolo di studio o una qualifica professionale elevata continua a trovarsi davanti stipendi che non riflettono le competenze.

E così accade che decine di migliaia di italiani altamente qualificati guardino all’Europa come alla vera opportunità di carriera. Non per spirito europeista, ma per una ragione molto più semplice: perché lì uno stipendio adeguato esiste ancora.

Enrico Foscarini, 12 marzo 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version