
La discussione della legge di Bilancio riporta al centro il tema del condono edilizio, con alcuni emendamenti di Fratelli d’Italia che riaprono una stagione che sembrava chiusa. La proposta più rilevante, firmata da Matteo Gelmetti, concede ai Comuni tempo fino al 31 marzo prossimo per completare le richieste ancora in sospeso relative ai condoni del 1985, 1994 e 2003. Altri due emendamenti riattivano inoltre una finestra di applicazione per il condono del 2003, una misura che riguarda in particolare la Campania, regione che all’epoca non aderì.
Cos’è un condono edilizio oggi
Con il termine “condono” si indica una legge che permette di regolarizzare abusi edilizi già realizzati, quindi opere costruite senza permessi o in contrasto con le norme urbanistiche. In Italia ne sono stati introdotti tre: 1985, 1994, 2003.
La maggioranza propone ora una sorta di “condono doppio”, definizione utilizzata dal Sole 24 Ore, che da un lato riapre in parte il condono del 1985 per alcune irregolarità minori e dall’altro modifica la cornice del condono 2003, rendendolo più elastico soprattutto sul tema dei vincoli paesaggistici.
Cosa prevede la nuova finestra sui piccoli interventi
Nel primo caso si tratta di una riapertura limitata a interventi considerati minori, che non comportano aumento di superficie. Si parla di portici, tettoie, balconi, logge, difformità interne e altre modifiche non strutturali.
Secondo il testo dell’emendamento, questi interventi potranno essere sanati anche se realizzati recentemente, purché entro il 30 settembre 2025. Rimangono invece escluse dalla sanatoria le opere più rilevanti, come nuove costruzioni o ristrutturazioni pesanti.
Il nodo del condono edilizio 2003
Il condono edilizio del 2003 imponeva regole molto rigide: non era possibile ottenere la sanatoria in aree sottoposte a vincoli paesaggistici o ambientali, con pochissime eccezioni. La norma non distingueva nemmeno se il vincolo fosse stato introdotto prima o dopo l’abuso, un elemento che spinse alcune regioni, tra cui la Campania, a non applicare di fatto la legge.
La nuova proposta intende superare questa barriera. La modifica prevede infatti la possibilità di sanare quasi tutte le categorie di abusi, vincoli inclusi, ma solo per opere realizzate nel 2003. Resta escluso ciò che ricade in aree con inedificabilità assoluta, che non potranno comunque essere regolarizzate.
Un Paese ancora diviso
Il fenomeno degli abusi edilizi continua a rappresentare una ferita aperta. In Italia, ogni cento nuove case, ce ne sono quindici costruite senza i permessi necessari. Il dato emerge dall’ultimo rapporto Istat sugli indicatori Bes, che fotografa un Paese spaccato: Nord con tassi molto bassi, Centro nella media, Sud con oltre la metà delle abitazioni fuori regola.
L’Istat definisce il fenomeno “sostanzialmente invariato”, mentre l’ultimo rapporto di Legambiente sottolinea come sia stato demolito solo il 15,3% dei 70.751 immobili abusivi per i quali era stata disposta la demolizione. Una dinamica che contribuisce a mantenere l’irregolarità come elemento strutturale e difficilmente estirpabile del paesaggio italiano.
Enrico Foscarini, 24 novembre 2025
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