LA NOVITÀ

Europa, asse Merz-Meloni per la svolta sulla competitività

I temi del pre-Consiglio Ue di Bilzen: meno burocrazia, energia e revisione ETS per rilanciare industria e crescita

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Dal castello di Alden Biesen, in Belgio, arriva una fotografia dell’Europa molto diversa da quella rassicurante di qualche anno fa. Il Consiglio informale sulla competitività segna la nascita di un asse politico tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz, con il Belgio a fare da sponda, che punta a rimettere al centro crescita, industria e mercato unico.

“La sfida è capire se l’Unione Europea può dare risposte concrete, efficaci, immediate sui temi della competitività, perché non c’è più tempo da perdere. E se può tornare, se vuole tornare a pensare in grande come noi speriamo e vogliamo”, ha spiegato Meloni prima dell’inizio dei lavori, dopo aver coordinato una riunione informale con venti Paesi membri.

Il messaggio è chiaro: l’Europa deve smettere di frenarsi da sola.

I numeri che pesano sul vertice

Il contesto in cui nasce l’iniziativa italo-tedesca è segnato da dati che non lasciano spazio a illusioni. Nel 2025 l’Eurozona è cresciuta appena dell’1,1%, contro il 2,8% degli Stati Uniti e il 4,8% della Cina. La quota dell’Unione sul Pil mondiale è scesa sotto il 17%, mentre Washington resta sopra il 25%.

Il costo dell’energia continua a essere il tallone d’Achille dell’industria in Europa. L’elettricità per le imprese costa mediamente il doppio rispetto agli Stati Uniti e il 50% in più rispetto alla Cina. Il gas per uso industriale viaggia su livelli tre o quattro volte superiori all’Henry Hub americano. In queste condizioni, parlare di autonomia strategica senza affrontare il nodo dei prezzi è un esercizio retorico.

Sul fronte dell’innovazione il divario è altrettanto evidente. Nel 2025 oltre il 65% delle nuove startup “unicorno” è nato negli Stati Uniti; l’Europa si è fermata al 23%. Nel campo dell’intelligenza artificiale gli Usa hanno prodotto circa 40 grandi modelli linguistici tra 2024 e 2025, contro appena tre nell’Unione. Anche la spesa in ricerca e sviluppo resta inchiodata attorno al 2,2-2,3% del Pil, lontana dal 3,5% americano.

A ciò si aggiunge la frammentazione del mercato dei capitali: ogni anno circa 300 miliardi di euro di risparmi europei prendono la strada degli Stati Uniti, mentre la produttività cresce allo 0,4% annuo contro l’1,2% americano. Con una forza lavoro destinata a ridursi di circa due milioni di persone l’anno entro il 2040, il tempo non è una variabile neutra.

Semplificare, completare il Mercato unico, tagliare i costi energetici

Il gruppo di lavoro inaugurato da Italia, Germania e Belgio, con la partecipazione della Commissione europea e di numerosi Stati membri, ha individuato tre priorità: completamento del Mercato unico, semplificazione regolatoria e riduzione dei prezzi dell’energia, politica commerciale più ambiziosa e pragmatica.

Particolare attenzione è stata dedicata alla revisione dei meccanismi di tassazione delle emissioni. “Dobbiamo partire da una profonda revisione di Ets e dal freno alla speculazione finanziaria che c’è intorno al sistema”, ha sottolineato Meloni, indicando un punto politicamente sensibile ma industrialmente decisivo.

L’obiettivo è evitare che strumenti nati per accompagnare la transizione si trasformino in un moltiplicatore di costi e in un vantaggio competitivo per chi produce fuori dall’Europa.

Eurobond, cooperazioni rafforzate e più velocità

Sul tema del debito comune, la linea resta articolata. “Sugli eurobond personalmente sono favorevole, ma sapete che è uno dei dibattiti più divisivi qui in Europa”, ha ammesso la premier italiana. La Spagna insiste su nuovo debito comune e Buy European, con Pedro Sánchez pronto a difendere gli eurobond come “uno strumento chiave nei settori strategici” e ad aprire a un’Europa a più velocità.

Emmanuel Macron, al fianco di Merz, ha ribadito l’urgenza di decisioni rapide, puntando su semplificazione, energia, Unione dei mercati dei capitali e difesa delle preferenze europee nei settori critici. Se a giugno non si troverà un’intesa a 27, Parigi è pronta a ricorrere alla cooperazione rafforzata.

Merz, dal canto suo, ha parlato di un’Unione che deve essere “più veloce per un’industria competitiva”, confermando che le decisioni operative arriveranno al Consiglio europeo di marzo.

Il motore tedesco-italiano e l’equilibrio con Parigi

“C’è sicuramente un motore tedesco-italiano in questo momento, cioè c’è sicuramente una convergenza col cancelliere Merz su molti temi”, ha spiegato Meloni, precisando che non si tratta di un’alleanza “contro qualcun altro”. La Francia partecipa al tavolo sulla competitività ed è un attore imprescindibile, ma l’iniziativa organizzativa di Bilzen ha mostrato un dinamismo nuovo tra Roma e Berlino.

Il tradizionale asse franco-tedesco non è rotto, come dimostra la sintonia esibita da Macron e Merz davanti alla stampa. Tuttavia, l’emergere di un coordinamento strutturato tra Italia e Germania cambia gli equilibri e segnala che la partita sulla competitività non si giocherà più soltanto lungo la direttrice Parigi-Berlino.

Per l’Italia è un’opportunità e al tempo stesso una responsabilità: restare nel cuore dei processi decisionali europei significa incidere sulle regole che determinano il destino industriale del continente. Ma significa anche evitare che il dibattito si sposti esclusivamente sul terreno del debito comune, lasciando in secondo piano la riforma del mercato, la semplificazione normativa e la riduzione dei costi che oggi soffocano la crescita.

A Bilzen si è aperto un cantiere. La vera prova sarà trasformare l’urgenza condivisa in scadenze precise e obiettivi misurabili. Perché i numeri raccontano un’Europa che non può più permettersi rinvii.

Enrico Foscarini, 12 febbraio 2026

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