
La partita sulla presidenza della Consob resta aperta dopo il rinvio deciso nell’ultimo Consiglio dei ministri, ma con il passare dei giorni il dossier assume contorni sempre più politici. In gioco non c’è solo una nomina, ma l’equilibrio tra autonomia delle autorità di vigilanza, credibilità sui mercati e rapporti interni alla maggioranza, che nessuno vuole formalmente mettere in discussione.
La posizione di Fdi
Da Fratelli d’Italia arriva un segnale di disponibilità. Il presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, intercettato a Piazza Affari, ha riconosciuto che “Freni, oltre a essere un amico, è una persona assolutamente capace. Credo che non sia l’unico in Italia a poter fare quel ruolo”, aggiungendo che “se fosse lui io sarei molto contento”. Osnato ha ricordato come il Consiglio dei ministri abbia avviato una procedura e che “c’è ancora tempo, la scadenza è a marzo. Si farà quello che si deve fare”, lasciando intendere che per FdI la discussione è tutt’altro che chiusa.
Forza Italia frena
Di segno diverso la posizione di Forza Italia, ribadita dal vicepremier e leader azzurro Antonio Tajani. A margine del business forum Italia-Germania, Tajani ha spiegato che “credo che la Consob non debba essere parte di una spartizione tra i partiti ma debba essere affidata alla guida di una persona di alto livello, competente, che conosca il sistema e possa veramente garantire il reale funzionamento della Borsa”. Un incarico, ha sottolineato, che “non può essere una decisione non condivisa, ma neanche una divisione tra partiti”.
Tajani ha poi aggiunto un elemento giuridico che pesa nel confronto interno alla maggioranza, spiegando di avere “anche il dubbio che un politico possa fare il presidente perché la legge lo impedisce”, chiarendo che “Forza Italia non vota nel Consiglio dei ministri qualcosa di cui non si è mai discusso”. Una linea che ribadisce la centralità del metodo e della natura tecnica dell’incarico, più che una valutazione personale sul profilo di Freni.
La replica della Lega: “Due pesi e due misure”
Alle parole di Tajani hanno replicato fonti della Lega, che chiamano in causa il precedente normativo e politico. “Ai dubbi di Tajani sulla nomina di un esponente politico alla presidenza della Consob rispondiamo con la legge Frattini”, osservano dal Carroccio, ricordando che “la norma non prevede alcun divieto o incompatibilità”. E l’affondo è diretto: “Nel 2010 fu proprio Forza Italia a indicare l’allora viceministro al Mef Giuseppe Vegas come presidente dell’Autorità. Due pesi e due misure?”.
Il vero snodo resta al Mef
Sul tavolo resta il meccanismo che governa le nomine. Nelle stanze della maggioranza si ragiona su due livelli distinti: una prima fase di confronto politico tra i partiti e una seconda che coinvolge direttamente Palazzo Chigi. Ma resta una regola non scritta che viene sempre richiamata: ogni ministro è responsabile delle nomine che afferiscono al proprio dicastero. Nel caso della Consob, il perno resta il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, e l’eventuale designazione di Federico Freni non può prescindere dal suo avallo.
Per ora il dossier resta aperto. E mentre i mercati osservano, la maggioranza cerca una sintesi che eviti di trasformare una nomina tecnica in un caso politico.
Enrico Foscarini, 23 gennaio 2026
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