
Il mercato guarda alla politica di distribuzione degli utili, non ai dividendi della politica. È da qui che parte la riflessione di Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum, che, in un’intervista al Sole 24 Ore,ad allontana con decisione le ipotesi di un suo coinvolgimento diretto nella politica attiva. Con una capitalizzazione che ha raggiunto i 15 miliardi di euro e un ritorno per gli azionisti superiore al 68% negli ultimi dodici mesi, il gruppo assorbe completamente il suo impegno manageriale. Nella sede di Basiglio, in via Ennio Doris, mentre Wall Street aggiorna i massimi storici, l’unico tema sul tavolo resta il risparmio.
Il clima è di fiducia, nonostante una giornata fredda e piovosa. Il consiglio di amministrazione ha appena approvato anche per quest’anno un bonus per tutti i dipendenti, una scelta che Doris spiega come un modo “per condividere i risultati straordinari del 2025”. Le prospettive, aggiunge, restano positive anche per il 2026, mentre il mercato attende i conti in arrivo, con un consensus che indica utili oltre il miliardo di euro anche per il 2025.
Crescita senza fusioni e acquisizioni
Nonostante la solidità patrimoniale della banca, con un Cet1 al 23,2% dopo la distribuzione di un extra dividendo legato alla vendita della quota in Mediobanca, Massimo Doris esclude operazioni straordinarie. Spiega infatti che “per il momento escludo fusioni o acquisizioni”, chiarendo come alcuni concorrenti siano sopravvalutati rispetto a Mediolanum e come un’eventuale integrazione risulterebbe inevitabilmente diluitiva. A questo si aggiunge la natura stessa del wealth management: secondo Doris, “nelle banche reti le acquisizioni sono rischiose”, perché il forte legame tra consulenti e clientela rende complesse le aggregazioni e può esporre alla perdita di asset in gestione.
Anche le voci circolate in estate su un possibile interesse per Banca Generali vengono archiviate. Doris chiarisce che “non è un’ipotesi in agenda”, sottolineando come la governance del gruppo rappresenti un elemento chiave: la famiglia Doris controlla circa il 40% del capitale e, insieme a Fininvest, garantisce un azionariato stabile al 70%, condizione che consente scelte di lungo periodo difficilmente praticabili in assetti più frammentati.
La rete dei consulenti finanziari
Nel settore del wealth management, caratterizzato da una crescente competizione sulla “pesca” dei banker migliori, Mediolanum segue una linea diversa. Doris osserva che “noi ne perdiamo pochi e ne acquistiamo pochi”, con un turnover inferiore al 3%. Aggiunge inoltre che non ama sottrarre consulenti alle altre reti e che preferisce inserire professionisti di estrazione bancaria, spiegando come dipendenti stipendiati che diventano consulenti finanziari abbiano spesso “una grande motivazione”.
Mediobanca e le scelte di tesoreria
Il riassetto di Piazza Affari e la partita su Mediobanca hanno coinvolto anche Mediolanum. Doris ricorda che il rapporto con Mediobanca nasce nel 2000 con l’alleanza industriale di Banca Esperia e uno scambio azionario. Spiega come quella partecipazione fosse diventata un’eccezione nelle attività di tesoreria e come, con l’arrivo di Mps, abbia proposto al consiglio di vendere la quota, decisione approvata all’unanimità. Il family office, per evitare conflitti di interesse, ha poi deciso di conferire la partecipazione residua all’Opas di Mps. Guardando avanti, Doris afferma che “per adesso restiamo nell’investimento”, pur non escludendo in futuro un possibile ridimensionamento.
La governance e il ritorno di Fininvest
La stabilità della governance resta uno dei pilastri del gruppo. In vista del rinnovo del consiglio di amministrazione nel 2027, Massimo Doris conferma che “certamente coinvolgeremo Fininvest”, nel rispetto delle regole e sotto la vigilanza della Bce. Sull’ipotesi di un ritorno di Luigi Berlusconi nel board, Doris commenta che “sarei felicissimo se fosse lui”, ricordando però che ogni candidatura deve rispettare i requisiti di governance e ottenere l’approvazione dell’autorità di vigilanza.
Niente politica
Il passaggio più atteso riguarda la politica. Il nome di Massimo Doris è circolato con insistenza per un ruolo di primo piano nella prossima Forza Italia, ma la risposta è netta. Doris afferma di essere “solo lusingato” e di apprezzare l’attenzione, ma chiarisce di non avere “assolutamente alcuna intenzione di fare politica”. Aggiunge che se dovesse accettare un incarico politico, “dovrei abbandonare Banca Mediolanum e non ci penso proprio”, perché il suo lavoro gli piace e i risultati dimostrano che lo svolge con successo.
Ricorda come anche suo padre Ennio Doris abbia fatto una scelta simile, preferendo il progetto imprenditoriale alla politica. Con Marina Berlusconi, racconta, il tema è stato affrontato apertamente e la sua posizione è stata “totalmente condivisa”.
Governo e scenario internazionale
Sul rapporto tra politica ed economia, Doris invita a porre maggiore attenzione sulla crescita. Riconosce al governo e al ministro Giancarlo Giorgetti un lavoro efficace sul fronte dello spread, sottolineando come un differenziale a 60 punti base riduca i costi di finanziamento per imprese e sistema Paese. Tuttavia, osserva che il rapporto debito/Pil va gestito sia al numeratore sia al denominatore, puntando su fiducia, investimenti e clima positivo. Della premier Giorgia Meloni afferma che ha “ridato in generale peso e centralità al nostro Paese”.
Di fronte a dazi, conflitti e rischi geopolitici, Doris invita all’ottimismo, ricordando che “i problemi e le crisi vanno sfruttati per creare nuova crescita”, una lezione appresa dal padre Ennio. Anche rispetto a Donald Trump, osserva che non si può cambiare il contesto, ma l’Europa può trasformare le difficoltà in opportunità.
Il futuro e la terza generazione
Il cambio generazionale in Banca Mediolanum è stato, secondo Doris, un successo. Guardando avanti, spiega che lui e la sorella Sara condividono la stessa visione: ciascuno deve scegliere liberamente il proprio percorso, ma per i figli “le porte di Banca Mediolanum saranno naturalmente sempre aperte”.
Enrico Foscarini, 30 gennaio 2026
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