
L’emendamento del governo alla manovra si configura come un intervento di ampia portata, che agisce contemporaneamente su entrate fiscali, sistema previdenziale, mercato assicurativo e politiche infrastrutturali. La relazione tecnica allegata chiarisce come l’impianto complessivo della norma punti a rafforzare i saldi di finanza pubblica nel medio-lungo periodo, finanziando al contempo misure espansive e riforme strutturali.
La ritenuta dell’1% sui pagamenti B2B
Una delle principali novità contenute nell’emendamento riguarda l’introduzione di una ritenuta fiscale dell’1% sui pagamenti effettuati tramite fattura elettronica nelle transazioni B2B, a partire dal 2029. L’obiettivo è contrastare l’omessa dichiarazione e il mancato versamento delle imposte. La misura mira ad aumentare la compliance fiscale tra le imprese, riducendo i fenomeni di evasione. Secondo la relazione tecnica, si stima un maggior gettito annuale di 1,469 miliardi di euro, di cui circa 885 milioni di euro derivanti dall’Ires e 584 milioni di euro dall’Irpef.
Questa ritenuta si applicherà su tutte le fatture elettroniche B2B e contribuirà a colmare i cosiddetti tax gap (gap fiscale) nelle dichiarazioni e riscossioni. Come dichiarato dai tecnici, “l’introduzione della ritenuta mira a ridurre l’assessment gap e il collection gap, migliorando la conformità fiscale da parte dei contribuenti”.
Pensioni anticipate, finestra mobile più lunga dal 2032
L’emendamento introduce una doppia stretta sulle pensioni anticipate. Dal 2032 la finestra mobile tra il raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi di contributi e la decorrenza dell’assegno si allunga progressivamente: dai tre mesi attuali a quattro mesi nel 2032, cinque mesi nel 2033 e sei mesi dal 2034.
Parallelamente viene ridimensionato il riscatto della laurea breve (quella triennale) ai fini del raggiungimento dei requisiti contributivi. Dal 2031, le anzianità contributive riscattate non concorreranno per sei mesi per chi matura i requisiti nel 2031, dodici mesi nel 2032, diciotto mesi nel 2033, ventiquattro mesi nel 2034 e trenta mesi per chi li maturerà dal 2035.
La relazione tecnica sottolinea che l’allungamento delle finestre e la sterilizzazione parziale del riscatto produrranno risparmi crescenti nel tempo, contribuendo alla sostenibilità del sistema previdenziale nel medio-lungo periodo.
Previdenza complementare, torna il silenzio-assenso
Un altro intervento rilevante riguarda la previdenza complementare. Dal 1° luglio 2026 i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione aderiranno automaticamente a un fondo pensione, con possibilità di rinuncia entro 60 giorni.
Si amplia inoltre la platea delle aziende obbligate al versamento del Tfr al Fondo Tesoreria Inps: l’obbligo scatterà anche per i datori di lavoro che, negli anni successivi all’avvio dell’attività, raggiungano la soglia dei 50 dipendenti, oggi esclusi. La relazione tecnica evidenzia effetti diretti sulle entrate contributive e una crescita strutturale del sistema di previdenza complementare.
Rc Auto: nuovo acconto da 1,3 miliardi nel 2026
Sul fronte delle entrate, l’emendamento introduce un nuovo acconto annuale pari all’85% del contributo al Servizio sanitario nazionale sui premi delle assicurazioni Rc auto e natanti, da versare entro il 16 novembre di ogni anno.
Nel solo 2026 la misura produrrà un maggior gettito una tantum di circa 1,3 miliardi di euro, poiché all’acconto si sommeranno i versamenti ordinari. Dal 2027 il sistema andrà a regime senza ulteriori incrementi di gettito.
Rafforzamento degli obblighi assicurativi
L’emendamento rafforza inoltre gli obblighi assicurativi contro i rischi calamitosi per le attività economiche. La relazione tecnica precisa che non si generano oneri diretti per la finanza pubblica, trattandosi di obblighi a carico dei soggetti privati, ma si produce un effetto indiretto di riduzione del rischio di interventi pubblici ex post.
Transizione 4.0 e 5.0 su base triennale
In tema di incentivi alle imprese, l’emendamento estende su base triennale gli strumenti di super e iperammortamento fino al 30 settembre 2028, condizionandoli a investimenti in beni strumentali prodotti nell’Unione europea. Arrivano inoltre risorse aggiuntive per Transizione 5.0, Zes Unica e per il caro materiali in edilizia, per complessivi 3,5 miliardi.
Secondo le stime di Unimpresa, l’effetto moltiplicatore potrebbe raggiungere gli 8,5 miliardi in due anni. La relazione tecnica evidenzia che l’impatto negativo sui gettiti fiscali nel breve periodo sarà compensato da un riequilibrio successivo delle entrate.
Il Ponte sullo Stretto, il Piano Casa e le opere pubbliche
Sul fronte delle infrastrutture, l’emendamento stanzia 800 milioni di euro per il 2026 e 400 milioni per il 2027 per il programma “edilizia statale e interventi speciali”, nel quale rientra anche il Ponte sullo Stretto di Messina. Contestualmente, viene disposto lo slittamento di 780 milioni di euro al 2033, adeguando il cronoprogramma dell’opera dopo lo stop della Corte dei Conti, senza modificare l’importo complessivo delle risorse autorizzate, pari a 13,5 miliardi di euro.
Accanto a queste risorse, sono previsti 150 milioni di euro per il 2026 e 150 milioni per il 2027 per il programma “politiche abitative, urbane e territoriali”, destinati al Piano Casa, e ulteriori stanziamenti per il Fondo occupazione e per la prosecuzione delle opere pubbliche.
Rimodulazione del Pnrr e recupero di 7,1 miliardi
Uno dei capitoli finanziariamente più rilevanti riguarda la rimodulazione del Pnrr. L’emendamento prevede il riversamento all’entrata del bilancio dello Stato delle somme giacenti sui conti di tesoreria per la gestione delle risorse del Piano, entro il 28 febbraio del 2026, 2027 e 2028.
Nel dettaglio, confluiranno all’erario 5,943 miliardi di euro nel 2026, 1 miliardo nel 2027 e 159 milioni nel 2028, per un totale di circa 7,1 miliardi nel triennio. A questi si aggiungono 50 milioni nel 2026 provenienti da un conto di tesoreria di Invitalia, legati a una misura Pnrr definanziata (acquisto di bus elettrici).
La relazione tecnica stima effetti migliorativi sull’indebitamento netto per 4,783 miliardi nel 2026, 727 milioni nel 2027 e 81 milioni nel 2028, sebbene rispetto alle previsioni di settembre emergano effetti peggiorativi nel 2026 e nel 2028 e migliorativi nel 2027. Negli anni successivi al 2028, la rimodulazione comporterà effetti negativi sui saldi.
Sanità, alzato il tetto di spesa farmaceutica
Un altro aspetto dell’emendamento del governo riguarda il settore sanitario, con una riduzione del Fondo per i farmaci innovativi di circa 140 milioni di euro annui a partire dal 2026. Questa misura, tuttavia, è compensata dalla modifica del tetto di spesa farmaceutica, che aumenta dal 0,20% allo 0,30%. La relazione tecnica evidenzia che il saldo netto di questa modifica sarà nullo, grazie alla compensazione tra il Fondo ridotto e il nuovo incremento di spesa.
Gli effetti fiscali e previdenziali
Nel complesso, l’emendamento del governo si propone come un intervento ampio e strutturato, destinato a ridurre il gap fiscale, incentivare gli investimenti e riformare la previdenza complementare e il sistema pensionistico. Mentre le misure fiscali mirano a migliorare la compliance fiscale e il recupero di gettito, le modifiche al sistema previdenziale si concentrano su una maggiore sostenibilità nel lungo periodo. Insomma, sanità, incentivi alle imprese e silenzio-assenso a parte, gli interventi sono maggiormente tesi a contenere le uscite e ad aumentare il gettito (il che non dovrebbe propriamente essere una priorità del centrodestra salve le maggiori entrate derivanti dalla crescita economica) . Garantendo sempre il famoso “saldo zero” di Giorgetti.
Enrico Foscarini, 16 dicembre 2025
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