L'ANALISI

Sanremo 2026, un’azienda da 300 milioni di ricavi

Il Festival vale oltre 300 milioni tra pubblicità, sponsor e turismo. Ecco numeri, margini Rai, impatto su Pil e Comune

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Il Festival di Sanremo 2026 non è soltanto uno spettacolo televisivo. È una macchina economica che, secondo il Centro studi di Unimpresa, sviluppa un impatto complessivo di 300,8 milioni di euro, di cui 219 milioni di valore diretto e 81,8 milioni lungo le filiere collegate. Il moltiplicatore stimato è pari a 0,37: ogni euro generato direttamente dall’evento ne attiva altri 37 centesimi nell’economia allargata.

La stima considera sei voci distinte e un orizzonte temporale che si estende fino a dodici mesi dopo la messa in onda, includendo comparti che spesso restano fuori dalle valutazioni tradizionali. Un dato che fotografa il Festival come una vera piattaforma industriale, non solo come evento mediatico.

Il cuore finanziario: la raccolta pubblicitaria Rai

Il perno resta la raccolta pubblicitaria della Rai, che secondo Unimpresa vale 103,5 milioni di euro, di cui 75 milioni di valore diretto e 28,5 milioni legati alla filiera attivata. Per l’edizione 2026 gli investimenti pubblicitari risultano in crescita dell’8% rispetto all’anno precedente.

Le tariffe hanno raggiunto i 4.900 euro al secondo nel prime time, mentre le telepromozioni da 60 secondi nelle fasce di massimo ascolto possono superare i 2 milioni di euro per singola presenza. Non si tratta solo di quantità, ma di qualità dell’investimento. Secondo quanto riportato dal Il Sole 24 Ore, “sarebbero ben sedici i brand che hanno deciso di produrre spot creati ad hoc esclusivamente per la kermesse”, ricalcando “il cosiddetto effetto Super Bowl”, con aziende che investono in creatività pensate esclusivamente per l’evento.

Le stime indicano per il 2026 una raccolta complessiva intorno ai 75 milioni di euro, in aumento rispetto ai 65 milioni dell’ultima edizione. I listini pubblicitari, secondo il Corriere della Sera, sono cresciuti di circa il 5%: uno spot da 15 secondi in prima serata supera i 150 mila euro, con picchi oltre i 300 mila nei momenti di massimo ascolto.

Il calo degli ascolti

Il traino arriva dai risultati del 2025. Secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel, l’edizione precedente ha registrato 12,5 milioni di audience media, con 376 mila spettatori da small screen e una presenza significativa di pubblico giovane. L’audience media dei break pubblicitari si è attestata a 10,8 milioni di spettatori.

“È l’ultimo grande evento mediale della Tv italiana, capace di generare attenzione anche fra le fasce più giovani. E di aggiungere pubblico alla Tv italiana in quella specifica settimana”, ha spiegato Francesco Siliato.

La Rai avrebbe messo in conto un calo moderato intorno al 3%, mentre nei centri media circolano stime fino al -7 o -8%. La realtà è stata più dura: con circa 3 milioni di audience media persi rispetto al 2025 la flessione dovrebbe essere stata superiore al 20%. In caso di mancato raggiungimento dei livelli venduti, non sono previsti rimborsi ma compensazioni in Grp su altri spazi, inevitabilmente meno pregiati rispetto alla vetrina sanremese. In buona sostanza, saranno concessi gratis spazi in fasce orarie che dovrebbero aiutare a raggiungere il target prefissato.

Costi, margini e redditività

A fronte di ricavi pubblicitari stimati in 75 milioni, i costi organizzativi per la Rai oscillano tra 20 e 25 milioni di euro, includendo produzione televisiva, scenografie, personale, logistica, sicurezza e affitto del Teatro Ariston.

Il margine lordo si collocherebbe attorno ai 50 milioni di euro, rendendo il Festival una delle produzioni più redditizie dell’intero palinsesto annuale.

L’analisi EY: 252 milioni di valore della produzione

Diversa la prospettiva adottata da EY, che stima per il 2026 un impatto complessivo di 252 milioni di euro di valore della produzione, rispetto ai 245 milioni dell’edizione precedente. Il valore aggiunto assimilabile al Pil è pari a circa 96 milioni, con oltre 1.300 posti di lavoro attivati.

EY distingue tra impatto diretto (quasi 102 milioni), indiretto (circa 110 milioni) e indotto (quasi 40 milioni). Le sole spese pubblicitarie e degli sponsor generano circa 176 milioni di impatto economico, con oltre 65 milioni di valore aggiunto e più di 800 occupati.

“La nostra analisi mostra come il Festival di Sanremo si confermi un importante attore della crescita economica regionale con interessanti ricadute per il Paese, anche in termini di immagine. Rispetto all’anno scorso, il valore dell’evento risulta lievemente superiore, attestandosi a 252 milioni di euro in linea con l’aumento della raccolta pubblicitaria”, ha commentato Mario Rocco, Valuation, Modelling and Economics Leader di EY Italia, sottolineando come l’occupazione dei posti nelle cinque serate sia stimata al 90% e la spesa giornaliera del singolo spettatore intorno ai 500 euro.

Sponsor, turismo e conti del Comune

Gli sponsor hanno investito circa 70 milioni di euro, in crescita rispetto ai 67 milioni dell’anno precedente. Si stimano 35mila turisti, con una spesa media giornaliera di circa 500 euro tra trasporti, pernottamento, ristorazione e shopping.

Il Comune che ospita l’evento prevede nel bilancio 2026 un’entrata di 7,93 milioni di euro derivante dall’accordo con la Rai, comprensiva di una quota variabile pari all’1% dei ricavi pubblicitari generati. A ciò si aggiungono gli effetti indiretti sul territorio, dalla tassa di soggiorno all’incremento delle attività commerciali.

Dallo share allo streaming: un ecosistema che cambia

L’ultima edizione ha registrato una media del 66,38% di share, con oltre 13 milioni di spettatori per la finale. Sul fronte digitale, RaiPlay ha totalizzato 13,5 milioni di visualizzazioni, con un picco di 642 mila dispositivi collegati nella serata conclusiva.

Parallelamente, il mercato musicale italiano è passato dai 314 milioni del 2003 ai 440 milioni del 2023, trainato dallo streaming che nel 2024 ha rappresentato il 67% dei ricavi. Il Festival si inserisce così in un ecosistema che va oltre la diretta televisiva, tra piattaforme digitali, social network e fenomeni paralleli come il Fantasanremo, con milioni di utenti coinvolti. Anche se quest’anno si è registrata una crisi anche su Spotify visto che dopo le prime due serate nessuna canzone aveva raggiunto quota un milione di streaming.

I compensi

La Rai non rende pubblici i compensi ufficiali. Secondo le stime riportate dal Corriere, il conduttore e direttore artistico Carlo Conti percepirebbe tra i 500.000 e i 600.000 euro per l’intera manifestazione, mentre l’onorario di Laura Pausini sarebbe attorno ai 250.000 euro. I co-conduttori avrebbero cachet medi di circa 25.000 euro a serata, mentre per i cantanti in gara sarebbe previsto un rimborso spese intorno ai 75.000 euro (ridottissimo invece quello delle co-star nella serata dei duetti di ieri). I superospiti possono arrivare a compensi tra 50.000 e 100.000 euro per apparizione.

Enrico Foscarini, 28 febbraio 2026

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