LA FOTOGRAFIA

La Russia manca tanto al nostro export

Alla Fiera del Mobile di Mosca imprenditori italiani in gramaglie: le sanzioni fanno male. Le backdoor Turchia e Kazakistan

5.2k 8
russex

La dolce vita in Russia del design italiano è diventata una vita agra. Tra i corridoi luminosi della fiera del mobile al Nuovo Maneggio, nel cuore di Mosca, i capolavori della Brianza, del Veneto e della Toscana brillano ancora, ma dietro le vetrine l’atmosfera è tutt’altro che serena. Gli imprenditori italiani presenti hanno raccontato al Corriere della Sera di un mercato sempre più ridotto, ma vitale, a cui restano aggrappati “con le unghie” pur di non perdere anni di lavoro e relazioni.

Oltre trenta stand, eleganti e discreti, espongono scrivanie, lampadari e divani che una volta arredavano i teatri e i saloni del potere russo. Ma ora ogni spedizione è una sfida. C’è chi non può più vendere mobili da ufficio perché inseriti nei pacchetti di sanzioni, chi perde settimane in dogana, chi si vede respingere un paranco perché considerato “strumento a potenziale uso militare”. Il commercio legale diventa un labirinto, e molti confessano di sentirsi prigionieri di regole che cambiano da un mese all’altro.

Leggi anche:

C’è anche chi, con amarezza, ammette che il mercato russo non tornerà mai quello di prima. Le aziende locali, spinte dalle restrizioni, hanno imparato a produrre da sole. Eppure, per chi lavora nel lusso, le alternative restano poche: “O Emirati o Russia”, sospira un imprenditore che a Mosca opera da trent’anni.

Dietro le quinte, il tema tabù è la triangolazione: quella rotta commerciale che oggi passa da Turchia e Kazakistan, dove l’export italiano di prodotti industriali e arredamento è cresciuto in modo vertiginoso. Nessuno lo dice apertamente, ma molti sanno che una parte di quei beni finisce poi più a nord, dove le sanzioni dovrebbero aver chiuso ogni varco. Le cifre lo raccontano meglio delle parole: tra il 2022 e il 2025, l’export italiano diretto verso la Russia è crollato di oltre il 40%. Allo stesso tempo, quello verso Ankara e Astana è esploso, diventando la “porta sul retro” del made in Italy.

Mentre i politici si congratulano per i nuovi numeri dell’export, chi lavora davvero nel settore vive un’altra realtà. Costi triplicati, pagamenti bloccati, contratti in sospeso. Ma anche un desiderio comune, che risuona in ogni stand: che la guerra finisca presto. Non per ideologia, ma per sopravvivere. “Resistiamo, cos’altro possiamo fare?”, dice un mobiliere di Mariano Comense seduto dietro una scrivania che non può più vendere. “Aspettiamo solo che torni la normalità. Come fanno tutti”.

Enrico Foscarini, 3 novembre 2025

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version