SCENARIO FOSCO

Giorgetti: «Il rischio recessione è concreto»

Il ministro del Tesoro rilancia l'allarme echiede la sospensione del Patto di Stabilità. Salvini rilancia la tassa sugli extraprofitti

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Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti mette in fila numeri e scenari senza cedere a letture consolatorie. Il punto non è se l’economia rallenterà, ma quanto e con quali strumenti si potrà reagire. Non a caso ha ricordato che «la risposta della Commissione europea (sulla sospensione del Patto di Stabilità; ndr) la conosciamo, la sappiamo benissimo: solo in presenza di grave recessione» si potrà dare lo stop alle regole di austerity, chiarendo subito dopo che «temo che, se la situazione continuerà così sul fronte dell’energia e degli oli combustibili, la recessione arriverà».

Il messaggio è chiaro: il vero fattore di rischio resta il costo dell’energia, che continua a trasferirsi lungo tutta la filiera produttiva. Da qui la richiesta, già avanzata insieme alla premier Giorgia Meloni, di una sospensione del Patto di stabilità nel caso in cui la crisi dovesse protrarsi. Non una fuga in avanti, ma un tentativo di guadagnare margini di manovra in un contesto in cui la crescita resta fragile e condizionata dagli eventi internazionali.

La linea del Tesoro

Il lavoro del Tesoro si muove su un equilibrio delicato. Da un lato la necessità di tenere sotto controllo deficit e debito, dall’altro l’urgenza di proteggere famiglie e imprese da shock esterni. Giorgetti insiste sul fatto che «in determinate condizioni l’attivazione debba essere considerata una possibilità realistica», ribadendo che l’Europa dovrà prima o poi confrontarsi con una risposta comune.

Allo stesso tempo il ministro prova a mantenere una lettura non catastrofista del quadro interno, sottolineando che non è alle viste «un deterioramento strutturale dell’economia italiana». Una linea che riflette un approccio pragmatico in vista del prossimo Dpf (nell’attesa che la revisione del deficit/Pil 2025 possa sancire l’uscita dalla procedura d’infrazione): riconoscere i rischi senza ignorare la capacità di tenuta del sistema produttivo, che ha già assorbito shock rilevanti negli ultimi anni.

Carburanti, il confronto Salvini-Urso

Sul fronte interno, il tema dei carburanti diventa immediatamente politico. Matteo Salvini alza il livello dello scontro, osservando che «le compagnie sono molto veloci ad aumentare i prezzi quando c’è un problema, ma sono molto più lente a ridurre i prezzi quando i prezzi scendono» e aprendo alla possibilità di «un intervento economico e fiscale sui maxi guadagni».

La replica di Adolfo Urso arriva a stretto giro e punta a rivendicare i risultati: «le compagnie petrolifere hanno accolto la nostra esortazione a ridurre subito, senza indugi, i prezzi dei carburanti», con un calo registrato negli ultimi giorni. Il ministro sottolinea anche che «l’Italia si sta dimostrando più efficace di altri Paesi europei», ribaltando una narrativa storica che vedeva i prezzi italiani sistematicamente più alti.

Al di là del botta e risposta, il dato politico è evidente: il governo presidia il tema prezzi, consapevole che si tratta di una delle principali leve di consenso e di impatto diretto sulla vita quotidiana.

Il peso sui consumatori

I numeri spiegano meglio di qualsiasi polemica la dimensione del problema. Il caro carburanti vale oltre 148 milioni di euro in più a settimana per gli italiani, di cui circa 88 milioni finiscono lungo la filiera petrolifera e circa 61 milioni nelle casse dello Stato tra Iva e accise. Una redistribuzione silenziosa ma concreta, che incide sui bilanci familiari e sui costi delle imprese.

Nel frattempo, nonostante i recenti ribassi, i livelli restano elevati: il gasolio si attesta a 2,166 euro al litro e la benzina a 1,790 euro, mentre in autostrada si sale rispettivamente a 2,193 e 1,817 euro. Prezzi che continuano a riflettere la tensione sui mercati internazionali e che rendono evidente quanto il tema energetico sia ancora lontano da una normalizzazione.

Enrico Foscarini, 12 aprile 2026

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