I Colpevoli ritardi nei pagamenti della PA

La CGIA stima un debito commerciale di 47 miliardi

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I Ministeri pagano in ritardo le imprese fornitrici e neanche con la fatturazione elettronica, voluta proprio per snellire le procedure e favorire la puntualità dei pagamenti – almeno così si diceva –  le imprese fornitrici riescono a farsi pagare. In Italia, ricorda l’Ufficio studi della CGIA, il volume d’affari che ruota attorno alle commesse di tutta la PA ammonta complessivamente a circa 140 miliardi di euro all’anno e per circa un milione d’imprese fornitrici.

Dietro queste imprese ci sono famiglie, persone, che vivono momenti sempre più difficili, complicati anche dagli effetti che la Pandemia da Covid_19 sta creando all’intero sistema economico e sanitario.

47,4 Miliardi di debito commerciale

La cosa più inammissibile di tutta questa vicenda è che nessuno è in grado di affermare a quanto ammonti ufficialmente il debito commerciale della nostra PA. I numeri e le evidenze negative sono state registrate dal’Ufficio Studi della CGIA di Mestre. Secondo le stime, nel 2019 lo stock avrebbe toccato i 47,4 miliardi di euro. Nonostante le promesse politiche e gli impegni di spesa presi dalle dell’Amministrazioni pubbliche la condizione in cui si trovano le imprese fornitrici della Pubblica Amministrazione si fa sempre più difficile.

 

Tempi ingiustificabili

Se questo poteva essere concesso – anche se non giusto – in tempi normali, oggi qualche giorno di ritardo nei pagamenti, soprattutto da parte della PA, potrebbe voler dire salvare o condannare un’impresa in difficoltà. Tant’è – evidenziano dalla CGIA – nel 2020 ben 10 ministeri su 12 lo hanno fatto in ritardo rispetto alle disposizioni previste dalla Direttiva Europea in moltissimi casi peggiorando i tempi registrati nel biennio precedente e confermando un trend che relega la nostra Pubblica Amministrazione (PA) tra le peggiori pagatrici d’Europa. 

Come riportato nella tabella, il Ministero che guida la classifica negativa è quello dell’Interno che ha un ritardo medio di circa due mesi. Un’ enormità. Nel buio anche le luci di Istruzione ed Affari Esteri che riescono addirittura a giocare d’anticipo .

Tutti i perché dei ritardi

Ma quali sono i motivi di questi ritardi? Eccone i principali:

  • La mancanza di liquidità da parte del committente pubblico;
  • I ritardi intenzionali;
  • L’inefficienza di molte amministrazioni a emettere in tempi ragionevolmente brevi i certificati di pagamento;
  • Le contestazioni che allungano la liquidazione delle fatture.

A queste cause – sottolineano dalla CGIA – ne vanno aggiunte almeno altre due che, tra le altre cose, hanno indotto, nel gennaio del 2020, la Corte di Giustizia europea a condannarci.

1) La richiesta, spesso avanzata dalla PA nei confronti degli esecutori delle opere, di ritardare l’emissione degli stati di avanzamento dei lavori o l’invio delle fatture; 

2) L’ istanza rivolta dall’Amministrazione pubblica al fornitore di accettare, durante la stipula del contratto, tempi di pagamento superiori ai limiti previsti per legge senza l’applicazione degli interessi di mora in caso di ritardo.

 

La strada tortuosa

Ecco il percorso tortuoso fatto dalla fattura una volta emessa, un percorso fatto (a voi sembra così?) per rendere le cose semplici:

  1. Il fornitore emette la fattura
  2. La fattura transita attraverso una piattaforma controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze detta SdI (Sistema di Interscambio) che la smista all’ente o alla struttura pubblica a cui è indirizzata.
  3. I dati della fattura elettronica vengono acquisiti dalla Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC) che dovrebbe registrare tutti i pagamenti riconducibili alle transazioni commerciali della PA.
  4. Per cercare di intercettare la totalità delle transazioni è stato istituito il Siope+, un sistema di rilevazione telematica degli incassi e dei pagamenti degli enti pubblici.
  5. Per alimentare il Siope+ tutte le amministrazioni pubbliche devono ordinare gli incassi e i pagamenti esclusivamente con modalità informatica.

Sebbene questa modalità sia iniziata gradualmente e diventata poi operativa a tutti gli effetti a partire dal luglio del 2017, il MEF non conosce ancora adesso a quanto ammonta complessivamente il debito commerciale in capo a tutte le Amministrazioni pubbliche con i propri fornitori, molto probabilmente perché una buona parte dei committenti pubblici, in particolar modo gli enti periferici, continuano a effettuare i pagamenti senza transitare per la piattaforma e con scadenze ben superiori a quelle fissate dalla legge.

Insomma una situazione inaccettabile, che fa a pugni con il concetto di semplificazione che si sarebbe voluto far passare con l’istituzione della fatturazione elettronica. Soprattutto una situazione che penalizza ancor più, come già scritto, in questo contesto negativo, chi sta già soffrendo per altro.

 

Leopoldo Gasbarro

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