Economia

PROTESTA ROSSA

Landini minaccia scioperi ma senza conoscere i numeri

Landini annuncia un nuovo sciopero contro il governo lamentando carenza di spesa pubblica. Ma con la manovra il Fondo sanitario tocca nuovi record

Maurizio Landini Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Maurizio Landini torna a minacciare uno sciopero contro il governo Meloni. Ormai si è perso il conto delle sue mobilitazioni: ne ha proclamate più in due anni di legislatura che in un intero decennio di governi precedenti. Questa volta nel mirino c’è la manovra di bilancio 2026, approvata dal Consiglio dei ministri, accusata di “smantellare la sanità pubblica”. Un’accusa che suona stonata, soprattutto se si guardano i numeri veri, quelli contenuti nei documenti ufficiali.

Dal palco del corteo “Democrazia al lavoro”, Landini ha ripetuto i suoi cavalli di battaglia: “Non escludiamo nulla”, ha avvertito, minacciando nuovi scioperi e parlando di un governo “che sta estorcendo con una truffa miliardi al lavoro dipendente e ai pensionati”. Parole pesanti, ma prive di riscontro. E, ancora una volta, pronunciate davanti a una piazza convocata non per discutere di proposte concrete, ma per gridare contro un esecutivo che – dati alla mano – sta aumentando gli investimenti nel sistema sanitario come non accadeva da oltre dieci anni.

Negli ultimi mesi la Cgil sembra aver smarrito il senso del proprio ruolo. Dopo la parentesi internazionale sugli “scioperi per la Palestina”, il sindacato è tornato a occuparsi dei temi interni, ma con la stessa logica del “no a prescindere”. Si protesta per principio, non per contenuto. Anche di fronte a una manovra che, oggettivamente, potenzia la sanità pubblica, riduce le liste d’attesa e aggiorna le tariffe ferme da anni.

Il Fondo Sanitario Nazionale nel 2026 salirà a 142,9 miliardi di euro, con un incremento di 6,5 miliardi rispetto al 2025: un record assoluto. Dal 2022 la crescita cumulativa supera i 17 miliardi, un ritmo di espansione che non si vedeva da oltre un decennio. Questi non sono slogan, ma cifre ufficiali.

La manovra non si limita a “mettere soldi”, ma introduce interventi strutturali per rendere il sistema più efficiente. Vengono stanziati 246 milioni per ridurre le liste d’attesa, sfruttando meglio la rete di erogatori privati accreditati – una misura di efficienza, non di privatizzazione. Chi deve fare una risonanza o un intervento potrà farlo entro tempi certi, sempre a carico del pubblico.

C’è poi il capitolo dell’adeguamento tariffario: oltre un miliardo per la revisione delle tariffe di ricovero e riabilitazione, 350 milioni per i ricoveri per acuti e 100 milioni per le prestazioni ambulatoriali e protesiche. Un intervento di riequilibrio che evita il collasso economico di molte strutture e garantisce la qualità delle cure. Molti ospedali denunciavano da tempo che le tariffe non coprivano più i costi reali: ora il governo risponde con un intervento organico, atteso da anni.

La manovra interviene anche sulla governance di farmaci e dispositivi medici: 280 milioni in più per i dispositivi e 350 per i farmaci, per riequilibrare i tetti di spesa e ridurre il rischio di contenziosi e carenze. È una riforma silenziosa, ma concreta: meno burocrazia, più continuità e maggiore certezza per il sistema sanitario.

Una parte significativa – circa il 30% dell’incremento complessivo del Fondo – è vincolata proprio a questi obiettivi specifici. Significa che le risorse non vengono disperse, ma indirizzate dove servono. È la logica del “denaro con missione”, non della spesa indistinta.

Eppure, nonostante questi dati, Landini continua a evocare “emergenze democratiche” e “attacchi al lavoro”, trasformando ogni sabato in un teatro di protesta permanente. È un copione già visto: accuse gridate, città paralizzate, nessuna proposta.

Il paradosso è che, mentre la Cgil alza la voce, il governo aumenta i fondi, senza terremotare i conti pubblici e senza imporre nessuna patrimoniale (di quelle che a Landini piacciono tanto), anche se alcuni prelievi previsti non si possono non definire odiosi. I numeri, freddi e verificabili, raccontano una storia diversa da quella della piazza.

Enrico Foscarini, 26 ottobre 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni