Economia

IL FATTO

Vongole lupino cercasi nell’Alto Adriatico

Pescatori pronti a manifestare a Venezia: tra caldo record, acqua dolce e sospetti di inquinamento, per la pesca 20 milioni di danni

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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C’è chi la domenica va al mercato e chi, più ambiziosamente, prova a trovare i lupini, le vongole che si pescano. Missione che, almeno nell’Alto Adriatico, sta diventando impossibile. Non perché qualcuno li abbia mangiati tutti, ma perché semplicemente non ci sono più. E quando spariscono i molluschi, sparisce anche la pazienza dei pescatori, pronti a manifestare a Venezia nei prossimi giorni, con una data che dovrebbe essere fissata a breve.

La protesta coinvolgerà tutte le marinerie colpite, da Goro a Trieste, perché qui non si parla di una crisi locale o di una stagione storta, ma di uno stop produttivo che non ha precedenti per durata ed estensione. I lupini, vongole pescate esclusivamente in mare aperto e non allevate, sembrano avviati verso una sparizione che ha poco di romantico e molto di strutturale.

Quando il mare supera i 30 gradi

Sul banco degli imputati, manco a dirlo, torna il clima. L’estate scorsa il mare ha superato i 30 gradi, un dettaglio che per i bagnanti può essere piacevole, ma per i molluschi è letale. A fare il resto ci ha pensato un mix poco rassicurante di abbondante acqua dolce, piogge intense e fenomeni anomali sui fondali.

Secondo Confcooperative Fedagripesca, che ha lanciato l’allarme, l’accoppiata caldo record e afflussi fluviali ha creato le condizioni perfette per un disastro biologico. Paolo Tiozzo, vicepresidente dell’associazione, parla senza mezzi termini di “una situazione mai vista”, ricordando come dal 2018 in poi si siano susseguiti eventi calamitosi praticamente ogni anno, dall’alluvione del 2023 fino all’estate 2024, con temperature marine mai registrate prima.

Ipotesi inquinamento e fondali soffocati

Le cause precise restano ancora da chiarire, ma tra i pescatori circola un sospetto tutt’altro che rassicurante: l’arrivo in laguna e lungo la costa di sostanze tossiche sconosciute, trasportate dalle acque fluviali e dalle piogge. A questo si aggiunge la formazione anomala di uno spesso strato di mucillaggini sui fondali, una sorta di tappeto soffocante che non lascia scampo a vongole, lupini e non solo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: fondali vuoti e barche ferme. Dal settembre 2024 le attività sono sostanzialmente bloccate e i mancati guadagni vengono stimati fino a 20 milioni di euro. Le marinerie di Chioggia, Venezia e Monfalcone sono tra le più penalizzate, ma il problema riguarda l’intero tratto costiero dell’Alto Adriatico.

Trecento addetti senza reddito

I numeri aiutano a capire la portata della crisi, anche senza indulgere nel catastrofismo. Sono coinvolte circa 150 imbarcazioni impegnate nella pesca dei lupini e altre 87 unità dedicate ai fasolari, anch’essi a rischio scomparsa. Escluso l’indotto, parliamo di circa 300 addetti che oggi si ritrovano senza reddito, in un settore che fino a pochi anni fa era un’eccellenza europea.

“E pensare che eravamo il primo polo produttivo d’Europa”, ricorda Tiozzo, sottolineando come i tentativi di risemina avviati finora non abbiano prodotto risultati. Il problema è semplice e crudele allo stesso tempo: “In acqua non c’è seme e, anche se ci fosse, servirebbero almeno dodici mesi per raggiungere la taglia commerciale”.

Le vongole come cartina di tornasole

C’è poi un aspetto che va oltre il bilancio economico e riguarda lo stato di salute del mare. “I molluschi sono le prime sentinelle delle acque: se non ci sono, significa che qualcosa non va”, osserva Tiozzo. Un messaggio che vale per il Veneto, ma che difficilmente può essere confinato entro i suoi confini amministrativi. Se va male ai lupini qui, è lecito chiedersi dove andrà meglio domani.

Nel frattempo, qualcosa si muove. È in partenza proprio in questi giorni un progetto finanziato dal Masaf e gestito dalla Regione Veneto, dedicato al ripristino dell’habitat delle vongole e al monitoraggio ambientale. Un segnale positivo, anche se tardivo, in un contesto in cui il mare sembra aver smesso di collaborare e la politica arriva, come spesso accade, quando i nodi sono già venuti al pettine.

Per ora, ai pescatori resta la protesta. E ai consumatori la curiosità: non è che, di questo passo, i lupini finiranno per diventare un bene di lusso? La domenica è fatta anche per queste domande.

Enrico Foscarini, 8 febbraio 2026

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