Macigno pensioni sui conti pubblici

Spesa Inps attesa oltre quota 340 miliardi e sale il peso degli interessi sui Btp. Domani il Def

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Tra la voragine del Superbonus e la spesa per le pensioni è molto stretto il margine a disposizione del Documento di economia e finanza che il governo approverà domani. Il ministro Giancarlo Giorgetti si è più volte soffermato sui danni a lungo termine ai conti pubblici provocati dall’incentivo ideato dal governo Conte, ora vediamo il problema delle pensioni.

La spesa Inps sfonderà quest’anno quota i 340 miliardi, il nuovo record storico, arrivando a rappresentare il 16% del Prodotto interno lordo nazionale. Si tratta del valore più alto, in rapporto al Pil, del quinquennio.

Sempre rispetto al Def, la spesa pensionistica nei prossimi due anni lieviterà rispettivamente a 350 miliardi e a 361 miliardi, per un incremento in termini assoluti di oltre 64 miliardi rispetto al 2022.

Tutto questo in un contesto, rileva il centro studi di Unimpresa, di un generalizzato dimagrimento del bilancio pubblico, tanto che si prevede che la spesa totale scenderà sotto il 50% del Pil nel 2026. In particolare la spesa sanitaria vale ormai poco più del 6%, così come sono in calo gli esborsi per le prestazioni sociali: dagli assegni di invalidità, alle altre forme di sostegno.

Non solo, pare destinata a essere ridimensionata la spesa per investimenti: 6,3% e 129 miliardi nel 2023, 4,4% e 94 miliardi nel 2024, 4,8% e 106 miliardi nel 2025, 4,5% e 102 miliardi nel 2026. Una frenata allarmante per la tenuta del Pil e quindi dell’equilibrio con il deficit e il debito, anche in vista della procedura di infrazione già minacciata dai falchi del rigore di Bruxelles. E che rende ancora più importanti i cantieri delle grandi opere finanziate con il Pnrr.

Viaggia invece appunto in controtendenza la spesa pensionistica, complice l’invecchiamento della popolazione e gli adeguamenti automatici all’inflazione: i 297,1 miliardi del 2022 corrispondevano al 15,3% del Pil, valore più contenuto rispetto ai 340,5 miliardi del 2024 (16% del Pil) e ai 361,2 miliardi del 2026 (15,9%).

Tutto questo senza peraltro riuscire a risolvere la sfida alla base, cioè il fatto che gli italiani riceveranno dall’Inps un assegno sempre più magro, e quindi dovranno decidersi a puntare con forza sulla previdenza integrativa.

Oltre alla spesa pensionistica, aumenterà il peso sul bilancio pubblico degli interessi corrisposti dal Tesoro ai sottoscrittori di Bot e Btp. Quest’anno si stima un esborso prossimo a 89 miliardi (4,2%) e a breve si supererà la soglia psicologica de cento miliardi, contro i circa 78 miliardi del 2023.  Colpa dei maxi-tassi con cui la Bce di Christine Lagarde sta cercando di spegnere l’inflazione.

Il Tesoro ha risposto all’impennata dei rendimenti, con iniziative come il Btp Valore pensato per mettere  il debito pubblico al sicuro nelle tasche dei piccoli risparmiatori cassettisti e con una seconda ondata di cessioni nelle maggiori partecipate pubbliche: si va dalla vendita in corso di Monte dei Paschi alla già prevista discesa nel capitale di Poste italiane.

Per approfondire leggi anche: Sbugiardati i Cinquestelle, Italia meno povera dopo lo stop al reddito di cittadinanza. Qui invece: La Germania taglia gli acquisti, export made in Italy in stallo.

Quanto infine alla spending review, Unimpresa calcola per le cosiddette spese correnti di beni e servizi, una progressiva diminuzione che vale quasi 7 miliardi dal 2022 al 2026. Ma il vero problema dell’Italia resta mantenere il passo della crescita. Non ci resta che attendere il Def e sperare che le poche risorse a disposizione siano usate al meglio. In attesa di una nuova ondata di liberalizzazioni e di una vera riforma del fisco.

 

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