Economia

LA "NUOVA" POLITICA

Manovra, parte l’assalto alla diligenza

Dalla spinta del Parlamento sul taglio dell’Iva alle micro-misure dei partiti. Ecco gli emendamenti chiave

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La quarta manovra del governo Meloni approda in Senato accompagnata da 5.742 emendamenti e da due grandi filoni politici. Da una parte cresce la pressione trasversale sull’Iva, “vera incompiuta” della riforma fiscale. Dall’altra si conferma il tradizionale affollarsi di micro-misure, quelle che in Parlamento vengono ancora chiamate “marchette”, attraverso cui ogni partito tenta di portare a casa un risultato simbolico o territoriale.

Il grande tema: l’Iva mai riformata

Nonostante il governo non abbia ancora presentato un intervento complessivo sull’Imposta sul valore aggiunto, in Parlamento il clima è di assalto. Le forze politiche, sia di maggioranza sia di opposizione, provano a intervenire su aliquote, esenzioni e regimi agevolati, pur sapendo che ogni modifica comporta costi miliardari difficili da assorbire.

Le richieste più gettonate arrivano sul fronte alimentare. Raffaella Paita (IV) propone l’aliquota del 4% per carni suine fresche, refrigerate o congelate e per tutti i prodotti di salumeria classificati nei codici NC da 0203 a 0210. Si tratta di un taglio di sei punti rispetto all’attuale livello impositivo, con un impatto stimato in 900 milioni di euro.

Nel dibattito tornano anche le ostriche, protagoniste di numerose discussioni nelle passate leggi di Bilancio. Claudio Lotito (FI) prova a reinserirle tra i prodotti soggetti all’Iva agevolata al 10%, proponendo la modifica della Tabella III allegata alla legge Iva e chiedendo la cancellazione dell’attuale esclusione del mollusco.

La proposta più radicale arriva dal M5S, con Mario Turco che immagina una sorta di rivoluzione fiscale per i beni di prima necessità. L’idea è di portare a zero l’Iva su un elenco lunghissimo di prodotti: pane, pasta, farina, latte fresco e conservato, burro, latticini, uova, frutta fresca e secca, legumi secchi, cereali non lavorati, oli vegetali e d’oliva, ortaggi freschi o temporaneamente conservati. Si tratta oggi quasi tutti di beni tassati al 4%. La misura costerebbe 1,5 miliardi di euro, un importo che la Ragioneria giudica difficilmente compatibile con gli attuali saldi di finanza pubblica.

Un’altra proposta ad alto impatto arriva da Alleanza Verdi e Sinistra, con Tino Magni che chiede di applicare l’aliquota Iva del 4% ai prodotti biologici certificati in base al Regolamento UE 2018/848. Anche in questo caso il costo supera 1,3 miliardi, rendendo l’emendamento più simbolico che realistico.

Sempre nel campo delle misure fiscali di carattere sanitario, il M5S propone di applicare per tre anni l’aliquota del 10% ai farmaci da banco, prevedendo un beneficio diretto per i consumatori.

Sul versante dell’economia circolare, Forza Italia, attraverso ancora una volta il senatore Lotito, chiede l’applicazione dell’Iva al 10% per gli arredi ricondizionati provenienti da recupero, riparazione o rigenerazione. L’intervento, dal costo limitato a 40 milioni, è tra i pochi con un impatto finanziario gestibile.

Le micro-misure

Accanto al capitolo Iva, la manovra si popola di una quantità imponente di micro-finanziamenti. Ogni partito si muove per sostenere iniziative culturali, religiose, turistiche o memoriali legate a singoli territori, replicando un copione che si ripete da anni.

La Lega, con Massimo Garavaglia, firma l’emendamento per istituire tre musei definiti “iconici del patrimonio turistico e culturale nazionale”, dedicati rispettivamente alla pizza (a Napoli), al vino (a Verona) e all’olio (nel Gargano). L’operazione richiede 6 milioni nel 2026. Lo stesso partito propone anche 5 milioni nel 2028 per celebrare l’anniversario del Teatro alla Scala di Milano.

Sia la Lega sia il Partito Democratico avanzano poi la richiesta di destinare 1 milione l’anno alla Nuova Orchestra Alessandro Scarlatti di Napoli, un raro esempio di convergenza trasversale.

Fratelli d’Italia concentra invece le proprie richieste su realtà culturali consolidate o in cerca di sostegno. Tra queste spiccano i 150.000 euro per Umbria Jazz, il milione per la Fondazione Museo di fotografia contemporanea, i 30.000 euro annui per consentire al Ministero del Turismo di aderire all’associazione “Vie e Cammini di San Francesco”, il milione annuale per l’Associazione italiana città della ceramica, fino agli 8 milioni l’anno per un “fondo cultura terapeutica e cura sociale” destinato a chi lavora nello spettacolo.

Forza Italia, con Lotito, propone la creazione del “Nuovo polo culturale Dante e Beatrice”, cui assegnare 500.000 euro. Nello stesso pacchetto figura la misura che concede una detrazione del 36% per interventi di restauro e ristrutturazione di tombe, cappelle e sepolcri.

Nel capitolo memoria e archivi storici, il Partito Democratico, con Antonio Nicita, chiede 100.000 euro annui per la Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico di Roma. Il M5S, attraverso il senatore Luca Pirondini, punta invece a istituire un fondo da 1 milione nel 2026 per valorizzare la memoria di chi ha contribuito alla rinascita democratica del Paese, sottolineando l’importanza di “sostenere la memoria di quanti hanno dato la loro opera per la rinascita democratica del nostro Paese”.

Enrico Foscarini, 17 novembre 2025



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