Il taglio dell’Irpef per il ceto medio rischia di finire in fondo alla lista. Dal vertice di maggioranza di ieri sera a Palazzo Chigi, durato circa due ore, è uscita una manovra 2027 ancora da definire, ma con un’indicazione che pesa. Secondo quanto ricostruisce il Corriere della Sera, la premier Giorgia Meloni avrebbe congelato per il momento l’ampliamento del secondo scaglione Irpef, quello con aliquota al 33%, fino a 60mila euro di reddito. Un’ipotesi a lungo accreditata dallo stesso governo e la misura più attesa da chi sta nel mezzo: troppo “ricco” per accedere ai bonus, abbastanza tassato da sentire il peso di ogni punto di aliquota.
Il Consiglio dei ministri slitta al 28 ottobre
Il disegno di legge di Bilancio non arriverà oggi in Consiglio dei ministri. Dopo il vertice, fonti di maggioranza hanno fatto sapere che l’approvazione «slitterà di qualche giorno, con l’obiettivo di definire una manovra che tenga conto dell’esito delle interlocuzioni con Bruxelles». La data più probabile è mercoledì 28. Il governo attende le risposte della Commissione europea sulla richiesta di maggiore flessibilità sulla regola della spesa: un vertice definito «interlocutorio», al quale ne seguirà un altro. Il confronto, spiegano le stesse fonti, «proseguirà nei prossimi giorni per individuare un equilibrio tra le priorità della maggioranza e i margini finanziari disponibili».
Conti stretti, l’Irpef può aspettare
La manovra vale 23,5 miliardi per il 2027 e potrebbe salire a 25-30 miliardi se da Bruxelles arriveranno aperture. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha però chiarito che l’eventuale spesa aggiuntiva dovrà essere coperta: in deficit si potranno spendere solo i 14,4 miliardi già concessi dalla Ue per energia e difesa, 7,2 per ciascun capitolo. È dentro questo perimetro che il taglio delle tasse sui redditi medi diventa la variabile sacrificabile sull’altare della tenuta dei conti. Tra le priorità indicate dalle fonti di maggioranza figurano infatti «gli interventi a favore dei giovani e degli anziani, il rafforzamento della sanità, il sostegno alle famiglie e le misure per fronteggiare il costo dell’energia». Il ceto medio, nella sintesi ufficiale, non viene nominato.
Famiglie e spesa sociale restano in cima
I piatti forti della manovra, secondo il Corriere, saranno famiglia e spesa sociale: almeno 5 miliardi per natalità e potere d’acquisto, in particolare dei giovani con una flat tax dedicata. Alle imprese andrebbero 3,5 miliardi per Transizione 5.0, con la proroga e forse il rafforzamento dell’iperammortamento per gli investimenti in innovazione tecnologica, intelligenza artificiale compresa, mentre prende quota l’incentivo fiscale alla crescita dimensionale delle aziende chiesto da Confindustria. Lo schema ricalca quello degli ultimi anni: le misure di sostegno trovano spazio, mentre quella che alleggerirebbe il carico fiscale su chi produce reddito resta in sospeso.
Banche e assicurazioni, 5 miliardi da negoziare
Tra le coperture, oltre a 1,2 miliardi di tagli alle spese dei ministeri e circa 750 milioni dal settore dei giochi, c’è il contributo di banche e assicurazioni da 5 miliardi già previsto dal Documento programmatico di bilancio. Meloni avrebbe fatto sua la scelta, invitando però il vicepremier Matteo Salvini ad abbassare i toni sugli extraprofitti e chiarendo che la misura va negoziata bene, anche perché lo scorso anno era stato siglato un accordo triennale. Sul tavolo ci sono tre ipotesi per distinguere la quota obbligatoria da quella volontaria, evitando una tassazione vera e propria che la Lega vorrebbe ma che altri alleati non condividono. Forza Italia resta contraria a interventi non concordati con i destinatari e la trattativa con l’Abi si annuncia delicata.
Pensioni e flat tax, le bandiere dei partiti
Restano da sciogliere almeno due nodi: pensioni e flat tax per gli autonomi. La Lega chiede l’uscita a 64 anni con il calcolo contributivo anche per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 e l’estensione della tassa piatta al 15% sulle partite Iva fino a 100mila euro, che richiede però il via libera della Ue. Forza Italia insiste sul taglio Irpef al ceto medio e chiede lo stop al bollo per tutti i veicoli e la no tax area per gli under 35, mentre Noi Moderati punta sulla cedolare secca per gli affitti lunghi. La parola d’ordine di Giorgetti e della Ragioneria è scremare il più possibile le richieste dei partiti. Resta da capire se, nella selezione, a cadere sarà proprio la misura che il ceto medio aspetta da anni.
Enrico Foscarini, 20 ottobre 2026
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