IL REPORT

Vuoi lavorare (e guadagnare)? Ecco le figure più ricercate

Imprese in difficoltà nel 46% delle assunzioni. Costruzioni oltre il 60%. Gap alto anche per laureati e dirigenti. I dati Cnel-Unioncamere

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lavoro professioni ricercate

Le imprese italiane continuano a scontrarsi con un problema strutturale: trovare lavoratori è sempre più complicato. Nel secondo semestre 2025 le aziende dichiarano difficoltà di reperimento nel 46,1% delle entrate previste, un dato in lieve calo rispetto al 48,4% dell’anno precedente ma ancora estremamente elevato.

Il quadro emerge dal secondo Report di Cnel e Unioncamere, realizzato in collaborazione con Istat, che analizza in modo sistematico il disallineamento tra competenze disponibili e fabbisogni occupazionali. Nel documento si sottolinea che «il disallineamento tra domanda di lavoro e disponibilità di personale continua a rappresentare un fattore critico per le imprese, pur registrando una lieve attenuazione delle difficoltà di reperimento».

In altre parole, quasi un’assunzione su due resta un percorso a ostacoli.

I profili più difficili da trovare

Le criticità non sono distribuite in modo uniforme. I settori dove il mismatch è più marcato sono quelli produttivi e ad alta specializzazione tecnica.

Nelle costruzioni le difficoltà superano il 60% delle entrate programmate, mentre nell’industria metalmeccanica ed elettronica si attestano al 59,2%. Nei servizi, le tensioni maggiori si registrano nell’informatica e telecomunicazioni, dove il 51,4% delle posizioni è di difficile copertura. Nel turismo e nella ristorazione il dato scende al 46,9%, ma resta comunque significativo.

Anche per i laureati il divario è consistente: il gap arriva al 51%, segno che non è solo una questione di quantità di lavoratori, ma di competenze adeguate.

Dirigenti e operai specializzati in cima alla lista

L’analisi per gruppi professionali conferma quanto il problema sia radicato. Nel secondo semestre 2025 le difficoltà di reperimento raggiungono il 63,7% per gli operai specializzati e il 62,4% per dirigenti e amministratori di imprese private, segno che le imprese faticano tanto a trovare competenze operative avanzate quanto figure apicali. Le tensioni restano elevate anche per le professioni tecniche, al 52,4%, e per quelle intellettuali ad alta specializzazione, al 46,2%, mentre i conduttori di impianti e macchinari si attestano al 49,4%.

Più contenute, ma tutt’altro che trascurabili, le criticità per le professioni qualificate nel commercio e nei servizi, al 43,1%, per le professioni non qualificate, al 33,5%, e per gli impiegati, al 32,2%. Il dato complessivo, fermo al 46,1%, fotografa una realtà evidente: le imprese cercano competenze che il mercato non riesce a offrire in modo adeguato e tempestivo.

Un problema strutturale per la competitività

La leggera attenuazione rispetto all’anno precedente non cambia la sostanza. Il mismatch resta un freno alla crescita, alla produttività e alla capacità delle aziende di investire e innovare. Quando oltre la metà delle posizioni dirigenziali o operaie specializzate risulta difficile da coprire, il sistema economico perde velocità.

Il mercato del lavoro italiano continua così a mostrare una doppia rigidità: da un lato imprese in cerca di competenze, dall’altro lavoratori che non intercettano le opportunità disponibili. Finché domanda e offerta non torneranno ad allinearsi, il costo lo pagheranno crescita e salari reali.

Enrico Foscarini, 5 marzo 2026

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