Economia
IL CASO DI BORSA

Mps: una doppia Ops anti-Intesa, Palazzo Chigi non ostile

Doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali. Il piano Lovaglio, la partita con Intesa e la convergenza tra governo e Pd su Siena

Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Dopo oltre sette ore di riunione, il consiglio di amministrazione di Mps ha approvato il piano presentato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio per rispondere all’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi.

Il progetto prevede due offerte di scambio distinte, una su Banco Bpm e l’altra su Banca Generali, entrambe da realizzare attraverso azioni Mps. L’obiettivo industriale è costruire un’alternativa all’operazione di Intesa e, nello scenario delineato dal management senese, creare un terzo polo bancario di grandi dimensioni.

Il via libera, secondo quanto riferito da fonti finanziarie, sarebbe arrivato con nove voti favorevoli su tredici. Quattro consiglieri espressi dalle liste di minoranza si sarebbero invece astenuti: Paolo Boccardelli, Nicola Maione, Antonella Centra e Paola De Martini. Il banchiere Corrado Passera avrebbe sostenuto il piano dell’amministratore delegato.

Le astensioni sarebbero legate anche alla valutazione dei tempi e delle informazioni disponibili sul progetto. In particolare, secondo quanto riferito in ambienti finanziari, i consiglieri non avrebbero ritenuto di avere elementi sufficienti per esprimersi su alcuni aspetti dell’operazione, dai rischi dell’integrazione alle sinergie attese.

Banco Bpm e Banca Generali: le due operazioni

La prima gamba del progetto riguarda Banco Bpm, con una proposta di scambio da realizzare attraverso titoli Mps. La partita resta complessa per la presenza di Crédit Agricole, che detiene il 29,3% del capitale dell’istituto milanese e rappresenta quindi un azionista decisivo per gli equilibri dell’operazione.

Il gruppo francese potrà valutare la proposta di Mps oppure cercare una soluzione alternativa per la propria partecipazione. Resta inoltre sullo sfondo la possibilità di una controfferta, anche se ogni eventuale passaggio dovrà essere valutato alla luce degli assetti societari e delle procedure previste.

Il rapporto tra Mps e Banco Bpm è del resto già stato al centro del risiko bancario degli ultimi mesi. A giugno i due istituti avevano lavorato all’ipotesi di un’aggregazione, poi tramontata anche alla luce della posizione di Crédit Agricole, che aveva manifestato l’intenzione di tutelare i propri interessi nell’operazione.

La seconda operazione riguarda Banca Generali, controllata dalle Assicurazioni Generali. Anche in questo caso l’operazione dovrà passare attraverso gli organismi societari competenti, considerato che Mps detiene una partecipazione del 13,3% in Generali.

L’operazione su Generali e Mediobanca

L’ipotesi allo studio punta a utilizzare la valorizzazione della partecipazione detenuta da Mps in Generali, anche attraverso la quota del Leone acquisita nel contesto della partita su Mediobanca.

L’operazione su Banca Generali avrebbe l’effetto di portare Generali tra gli azionisti rilevanti del nuovo perimetro Mps. Sulla base delle attuali capitalizzazioni, la partecipazione potrebbe collocarsi in una fascia compresa indicativamente tra il 12 e il 13%, prima degli eventuali effetti di diluizione legati a una successiva integrazione con Banco Bpm.

Il progetto potrebbe inoltre consentire a Mps di valorizzare una parte degli asset finanziari oggi in portafoglio e, secondo le ipotesi circolate, creare spazio per una distribuzione di risorse agli azionisti. Su questo punto, tuttavia, sarà necessario attendere i dettagli dell’operazione e le relative autorizzazioni.

Il piano dovrà inoltre confrontarsi con la passivity rule, che limita la possibilità del management di adottare misure straordinarie per contrastare un’offerta senza il preventivo coinvolgimento dell’assemblea degli azionisti.

La partita con Intesa Sanpaolo

La doppia Ops rappresenta soprattutto una risposta all’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Il progetto di Intesa, se portato a compimento, modificherebbe in profondità l’assetto del Monte e prevederebbe anche una riorganizzazione della rete e degli asset bancari.

Uno dei nodi più discussi riguarda proprio il futuro della componente territoriale di Mps. L’operazione immaginata da Intesa prevede infatti il trasferimento di parte degli sportelli e un successivo riassetto con Unipol e Bper.

Il piano di Lovaglio punta invece a proporre al mercato un percorso alternativo, nel quale il marchio Mps e il radicamento territoriale della banca senese avrebbero un ruolo più centrale.

Non si tratta, però, soltanto di una contrapposizione tra due strategie industriali. Sullo sfondo resta il tema del ruolo dello Stato, che mantiene una partecipazione nel capitale di Mps, e quello degli equilibri complessivi del sistema bancario italiano.

Meloni e il dossier Mps

Sul fronte politico, nelle ultime settimane il governo ha mantenuto una posizione formalmente prudente rispetto al risiko bancario. La posizione di Palazzo Chigi sembra tuttavia essersi progressivamente articolata, soprattutto dopo le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni a Milano Finanza del 14 agosto.

In quell’occasione Meloni ha espresso perplessità su alcuni elementi dell’operazione Intesa, a partire dalla prospettiva dello “spezzatino” di Mps e dalla possibilità che il nome «Siena» scompaia dalla denominazione dell’istituto.

La premier ha quindi indicato la necessità di preservare il legame della banca con il territorio, senza tuttavia mettere formalmente in discussione il principio di autonomia delle scelte societarie.

La presenza del ministero dell’Economia nel capitale di Mps costituisce, in questo quadro, uno degli elementi che consentono al governo di avere un ruolo nella vicenda. Ma il dossier presenta anche rilevanti implicazioni di mercato: Intesa Sanpaolo è infatti uno dei principali operatori del sistema bancario italiano e un importante investitore nel debito pubblico nazionale.

Per questo una contrapposizione diretta tra governo e gruppo guidato da Carlo Messina avrebbe conseguenze che andrebbero oltre la singola operazione. La linea che emerge è quindi quella di una ricerca di equilibrio tra interessi industriali, tutela del territorio e autonomia del mercato.

La convergenza con il Pd

È in questo passaggio che emerge anche un elemento politico particolare: su alcuni aspetti della vicenda Mps si è registrata una convergenza tra il governo e il Partito democratico.

La questione riguarda soprattutto Siena e il futuro della presenza territoriale della banca. I sindaci e una parte del mondo economico toscano hanno espresso preoccupazione per gli effetti che l’operazione Intesa potrebbe produrre sul territorio, chiedendo garanzie sulla permanenza del centro decisionale e sul ruolo della banca nell’economia regionale.

Il Pd ha sostenuto questa impostazione e una risoluzione approvata dal Consiglio regionale della Toscana ha visto convergere le forze del centrosinistra e della maggioranza di centrodestra su alcuni obiettivi relativi alla tutela del territorio.

Si tratta di una convergenza circoscritta e non di un’alleanza politica, ma rappresenta comunque un elemento significativo della partita. Per il governo, inoltre, il tema consente di affrontare il dossier Mps anche attraverso una dimensione territoriale che supera la tradizionale contrapposizione tra maggioranza e opposizione.

Il nodo del Mezzogiorno

Un’altra questione riguarda il possibile impatto dell’operazione sul Centro-Sud. Nelle ultime settimane, rappresentanti delle piccole e medie imprese, del mondo agricolo e alcuni esponenti istituzionali hanno chiesto rassicurazioni sul mantenimento del credito e dei servizi bancari nelle aree più periferiche del Paese.

Il timore è che un’operazione di consolidamento concentrata sui grandi poli finanziari possa accentuare le differenze territoriali nell’accesso al credito.

È un tema che interessa direttamente anche Palazzo Chigi, perché il futuro di Mps non riguarda soltanto gli equilibri tra grandi gruppi bancari. Riguarda anche il ruolo che una banca con una presenza storica sul territorio può continuare a svolgere nei confronti di imprese e famiglie.

Il mercato dovrà ora valutare il progetto

Il via libera del cda apre una nuova fase della partita. Le due Ops dovranno essere definite nei dettagli, sottoposte alle procedure societarie e regolamentari previste e quindi valutate dagli azionisti delle società coinvolte.

La sfida per Lovaglio è dimostrare che il progetto può reggere sul piano industriale e finanziario, oltre a offrire agli azionisti di Mps un’alternativa credibile rispetto all’offerta di Intesa.

Per il governo, invece, il dossier resta un esercizio di equilibrio: difendere il valore industriale e territoriale di Mps senza trasformare la vicenda in uno scontro con il mercato e con uno dei principali gruppi bancari italiani.

La convergenza registrata su Siena con una parte del Pd aggiunge un elemento politico alla partita, ma sarà soprattutto il mercato, insieme agli azionisti e alle autorità competenti, a stabilire quale delle diverse strategie potrà concretamente prevalere.

Enrico Foscarini, 20 agosto 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it

SEDUTE SATIRICHE

Rocco Sigfrido - Vignetta del 17/08/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Rocco Sigfrido

Vignetta del 17/08/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni