L'APPROFONDIMENTO

Mutui, tassi sui massimi (già da prima della guerra): cosa può succedere ora

Saggio medio al 3,87%, sopra la media europea. Se la Bce alzasse il costo del denaro, famiglie e immobiliare andrebbero in crisi

3.8k 1
mutui guierra Iran tassi Bce

Non arrivano buone notizie per chi sta pensando di acquistare casa e deve accendere un finanziamento. I dati più recenti certificano infatti un nuovo aumento del costo dei mutui in Italia, con ripercussioni dirette sulle rate delle famiglie e sulle prospettive del mercato immobiliare.

Tassi sui mutui ai massimi da agosto 2024

Secondo i dati diffusi in settimana dalla Banca d’Italia, il tasso medio sui nuovi prestiti alle famiglie è salito a gennaio al 3,87%, raggiungendo il livello più alto dall’agosto 2024. Un segnale che conferma come il percorso di riduzione del costo del denaro sia tutt’altro che scontato.

Le prospettive, inoltre, non sembrano particolarmente favorevoli. Le tensioni geopolitiche e il rischio di nuove spinte inflazionistiche stanno cambiando le aspettative dei mercati. In molti casi le grandi banche d’affari ritengono ormai più probabile un nuovo rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, piuttosto che ulteriori tagli nel corso dell’anno.

Mutui più costosi che nel resto d’Europa

A rendere ancora più evidente il problema è il confronto con gli altri Paesi europei. Un’analisi della Fabi mostra infatti che il costo dei mutui in Italia resta superiore alla media europea, rendendo più difficile l’accesso al credito per le famiglie. All’inizio del 2026 il tasso medio sui mutui italiani è pari al 3,55%, mentre in Francia si ferma al 3,06% e in Spagna addirittura al 2,49%. La media dell’Unione Europea è del 3,23%, confermando come il mercato italiano presenti un differenziale significativo.

Il divario diventa ancora più evidente nel credito al consumo. In Italia i prestiti personali viaggiano all’8,11%, ben al di sopra della media europea del 7,51%. Si tratta di uno scarto che pesa sui bilanci delle famiglie e rende più oneroso il ricorso al finanziamento per spese quotidiane o acquisti importanti.

Il differenziale che pesa sulle rate

Secondo la Fabi, nei mutui italiani il differenziale varia da 49 punti base rispetto alla Francia fino a 106 punti base rispetto alla Spagna, traducendosi direttamente in rate più alte e in un costo complessivo maggiore nel lungo periodo. L’organizzazione osserva che “gli effetti delle decisioni della Banca Centrale Europea, che dal 2024 ha avviato un rientro ordinato del costo del denaro, si riflettono solo in parte sul mercato italiano dei mutui”. In altre parole, la trasmissione delle politiche monetarie sembra procedere più lentamente rispetto ad altri Paesi europei.

Nel panorama continentale l’Italia resta tra i Paesi con i tassi più elevati. Nel 2026 livelli più alti si registrano soltanto in Germania (3,84%), Lussemburgo (3,77%) e Grecia (3,72%), mentre nazioni come Austria e Belgio restano appena sotto o leggermente sopra i valori italiani.

L’incertezza internazionale

Il quadro è reso ancora più complesso dalle tensioni internazionali e dalle dinamiche dei mercati finanziari. Secondo il vicedirettore generale dell’Abi, Gianfranco Torriero, “i tassi di mercato stanno registrando incrementi, tutto dipenderà dalla durata delle tensioni”.

Torriero sottolinea come gli indicatori di riferimento stiano già mostrando segnali di rialzo. “L’Euribor è salito al 2,15 dal 2,01 di febbraio mentre l’Irs a 10 anni è passato al 2,97 dal 2,80”. A suo giudizio “c’è una situazione di forte incertezza, vedremo se verrà riaperto lo stretto di Hormuz”, spiegando che l’andamento complessivo del mercato dei mutui era positivo prima della crisi ma che oggi “l’incertezza potrebbe cambiare questo scenario”.

Credito al consumo in aumento

Parallelamente alla crescita del costo dei mutui si registra anche un aumento del credito al consumo, fenomeno che preoccupa gli osservatori perché potrebbe riflettere difficoltà economiche diffuse tra le famiglie. Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, evidenzia che “la trasmissione della politica monetaria è ancora incompleta e i benefici per famiglie e imprese arrivano con lentezza e in modo diseguale”. In un contesto internazionale più instabile, questo ritardo rischia di diventare ancora più problematico.

Secondo Sileoni il divario con gli altri Paesi europei rappresenta “una criticità strutturale che pesa sui bilanci delle famiglie”. L’aumento del credito al consumo, passato in un anno da 119,1 a 124,5 miliardi di euro, non sarebbe quindi un segnale di fiducia. Piuttosto rifletterebbe “la difficoltà delle famiglie a sostenere la spesa quotidiana con redditi sotto pressione e un costo della vita ancora elevato”. Il leader della Fabi aggiunge che “i prestiti personali sono diventati per molte famiglie una voce ordinaria e quando il ricorso al prestito serve per ottenere liquidità o accorpare debiti significa che il credito sta sostituendo il reddito”.

Le prospettive per chi vuole comprare casa

Nel breve periodo il mercato dei mutui resta quindi sospeso tra tensioni finanziarie, inflazione e decisioni della Bce. Alcune banche stanno cercando di sostenere le erogazioni favorendo i mutui a tasso fisso e assorbendo parte dei rialzi con politiche commerciali più aggressive, arrivando in alcuni casi ad applicare spread molto contenuti o persino negativi.

Tuttavia il quadro generale resta fragile. Con tassi ancora elevati e margini di riduzione limitati, l’accesso al credito per comprare casa potrebbe rimanere più difficile, soprattutto per le famiglie con redditi medio-bassi e per chi si affaccia per la prima volta al mercato immobiliare.

Enrico Foscarini, 16 marzo 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version