
Il nuovo Outlook dell’Ocse si apre con due indicazioni che fanno immediatamente discutere. L’Organizzazione invita a spostare il carico fiscale dal lavoro alla proprietà immobiliare, un messaggio che suona come una patrimoniale sugli immobili, e chiede di non deviare dal percorso della legge Fornero, anzi di intensificare le misure di contenimento della spesa pensionistica. Nelle pagine del rapporto si legge che portare avanti il consolidamento fiscale, mantenendo politiche volte a contenere la spesa per le pensioni, sarà necessario per ridurre il peso del debito pubblico e affrontare le sfide demografiche. Il messaggio è netto e non lascia margini di interpretazione.
Un Paese che cresce troppo poco
Accanto alle raccomandazioni più controverse, l’Italia viene descritta come un’economia che fatica ad accelerare. La crescita prevista dall’Ocse è tra le più basse dell’area avanzata, con un Pil che, tra il 2025 e il 2027, si muoverebbe a ritmi compresi tra lo 0,5 e lo 0,7 per cento. Le esportazioni restano penalizzate dall’inasprimento delle tariffe globali, la domanda interna è frenata da consumi prudenti e la produttività continua a stagnare. L’Organizzazione ribadisce che gli investimenti privati restano insufficienti e che solo riforme strutturali più ambiziose possono invertire una tendenza che dura da decenni.
La burocrazia che frena imprese e crescita
Nel rapporto emerge un giudizio severo sul quadro regolatorio italiano. L’Ocse richiama il problema dell’incertezza normativa e della complessità legislativa, sostenendo che la crescente difficoltà di interpretare e applicare le norme abbia ridotto il Pil pro capite di oltre il tre per cento negli ultimi vent’anni. Il sistema di regole, spesso soggetto a ricorsi e modifiche continue, è indicato come una delle principali cause della debolezza degli investimenti, soprattutto nei settori innovativi e nelle energie rinnovabili, dove le autorizzazioni restano lente e imprevedibili.
Conti pubblici più solidi
Nonostante le criticità, alcuni aspetti dell’analisi dell’Ocse restituiscono un’immagine più solida dell’Italia. Il deficit è in riduzione e il surplus primario in aumento, con un percorso di consolidamento considerato credibile grazie anche al rafforzamento del sistema bancario. Le agenzie di rating hanno migliorato la valutazione sull’Italia e su diversi enti locali, mentre il costo del debito si è ridotto grazie alla diminuzione del premio di rischio. L’Ocse segnala anche che la crescita del credito alle imprese è tornata positiva dopo oltre due anni, segnale di fiducia e di un mercato finanziario più favorevole.
Il ruolo del Pnrr
Un altro elemento considerato positivo riguarda il contributo degli investimenti pubblici, sostenuti dal Pnrr, che stanno aiutando la crescita almeno fino al 2026. L’Ocse riconosce progressi in alcune riforme, in particolare nella giustizia civile, dove la riorganizzazione dei processi ha iniziato a ridurre arretrati e tempi dei procedimenti. Tuttavia l’Organizzazione avverte che la fine degli stimoli del Pnrr nel 2027 potrebbe frenare nuovamente l’economia se non verranno attivati nuovi strumenti di investimento.
Enrico Foscarini, 2 dicembre 2025
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