Economia

IL FATTO

Pac, vince l’Italia ma non il mercato

La riforma del Qfp 2028-2034 aumenta le risorse agricole a 293 miliardi e facilita l’accordo Mercosur, ma rinvia il nodo della competitività

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La riforma della Politica agricola comune nel nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 rappresenta un passaggio politicamente rilevante per l’Unione europea, soprattutto per Paesi come Italia e Francia che hanno chiesto di archiviare l’ipotesi di tagli al settore primario. La proposta presentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen conferma la centralità della Pac nel bilancio europeo, ma lo fa puntando ancora una volta sull’aumento delle risorse più che su una revisione strutturale del modello.

Nel periodo 2028-2034 l’agricoltura potrà contare su una dotazione vincolata di 293,7 miliardi di euro, con l’obiettivo dichiarato di garantire «un reddito equo agli agricoltori e la sicurezza alimentare a lungo termine». A questo si aggiunge la possibilità per gli Stati membri di accedere già dal 2028 a circa 45 miliardi di euro della revisione di medio termine, risorse che potranno essere «mobilitate immediatamente per sostenere gli agricoltori», oltre al raddoppio a 6,3 miliardi della riserva di crisi. Un impianto che rafforza la rete di sicurezza pubblica, ma che lascia aperta la questione dell’efficienza e della competitività del settore nel lungo periodo.

Italia soddisfatta, ma il nodo del mercato resta aperto

Nella lettera inviata ai vertici di Consiglio e Parlamento europeo, von der Leyen ribadisce che la Pac resterà «il principale strumento di politica dell’Ue», prevedendo anche l’obbligo di destinare almeno il 10% delle risorse dei Piani nazionali e regionali alle aree rurali. Una scelta che conferma l’approccio redistributivo della politica agricola europea, mentre resta sullo sfondo il tema della riduzione delle distorsioni di mercato e della dipendenza strutturale dai sussidi.

Il governo italiano rivendica comunque il risultato. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto «con soddisfazione la decisione della Commissione Ue di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo Qfp», sottolineando che l’intervento consente non solo di confermare i livelli di finanziamento attuali, ma anche di introdurre risorse aggiuntive. Sulla stessa linea il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, secondo cui viene cancellato il taglio del 22% inizialmente previsto e salvaguardata «la specificità della Pac», con 40,7 miliardi complessivi destinati all’Italia.

Il dato politico è chiaro: l’Europa sceglie di rafforzare la protezione del settore agricolo invece di accelerare su una sua piena integrazione nelle dinamiche di mercato. Una scelta che riduce le tensioni sociali, ma che rinvia ancora una volta il confronto con la concorrenza globale.

Pac e Mercosur, un equilibrio più politico che economico

Il rafforzamento della Pac va letto anche in chiave strategica rispetto all’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur. Garantire maggiori risorse agli agricoltori europei serve a disinnescare le resistenze politiche interne e a facilitare il via libera all’intesa con il Sud America, senza farne pagare il costo al consenso interno. In questo senso, la Pac diventa uno strumento di compensazione politica più che di riforma economica.

L’Italia, da sempre favorevole a un accordo commerciale purché accompagnato da garanzie, si avvia ora verso il sì, forte delle concessioni ottenute sul fronte del bilancio agricolo. Resta però aperta la domanda di fondo: se l’Europa intenda davvero puntare su un’agricoltura più competitiva e orientata al mercato globale, o se preferisca continuare a proteggerla attraverso un sistema di trasferimenti pubblici sempre più oneroso.

Enrico Foscarini, 6 gennaio 2026

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