MERCATI NERVOSI

Guerra all’Iran, con il petrolio a 90 dollari rischiamo una stangata da 1.200 euro!

Carburanti in forte rialzo con la guerra in Medio Oriente. Benzina verso i 2 euro al litro e rischio inflazione più alta per famiglie e imprese. Borse ancora giù

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La guerra in Medio Oriente comincia già a produrre effetti concreti sull’economia reale, con il prezzo del petrolio in forte rialzo, carburanti sempre più cari e nuovi timori per l’inflazione in Europa. Dopo una breve pausa, i mercati energetici hanno ripreso a correre con decisione, alimentando la prospettiva di una nuova fase di tensione sui prezzi.

Petrolio sopra i 90 dollari e carburanti in aumento

Le quotazioni internazionali dell’energia stanno registrando movimenti rapidi e significativi. Il Brent ha superato prima gli 85 dollari e poi quota 90, arrivando fino a circa 92 dollari al barile, mentre il Wti americano ha oltrepassato i 90 dollari con un rialzo superiore all’11% in una sola seduta e oltre il 30% nell’arco della settimana.

Anche i prodotti raffinati stanno seguendo la stessa traiettoria. La quotazione internazionale del gasolio ha superato nuovamente i mille dollari a tonnellata, tornando ai massimi da settembre 2023, mentre quella della benzina ha raggiunto livelli che non si vedevano da gennaio 2025.

Secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, l’effetto sui prezzi alla pompa è immediato e inevitabile. La benzina ha raggiunto il livello più alto da luglio 2025 e il diesel quello più elevato dall’ottobre 2023.

Le medie dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese indicano la benzina self service a 1,744 euro al litro e il diesel self service a 1,867 euro, mentre in modalità servito si arriva rispettivamente a 1,879 e 1,996 euro al litro, con il gasolio ormai a un passo dalla soglia psicologica dei due euro.

Nel frattempo diversi operatori hanno già aggiornato i listini. Eni ha aumentato i prezzi consigliati di due centesimi sulla benzina e cinque sul diesel, mentre IP ha ritoccato entrambi di sei centesimi.

Sulle autostrade i prezzi sono ancora più elevati: benzina self service a 1,836 euro al litro e gasolio a 1,949, mentre in modalità servito si superano i 2,20 euro per il diesel.

Famiglie e imprese sotto pressione

Il rialzo dell’energia si riflette direttamente sui conti delle famiglie. Secondo le stime di Federconsumatori, solo per luce e gas l’aumento medio annuo potrebbe raggiungere i 450 euro, mentre considerando anche carburanti e trasporti l’extra costo complessivo rischia di oscillare tra 800 e 1.216 euro l’anno.

Anche i primi dati elaborati da Facile.it mostrano quanto rapidamente le tensioni internazionali si trasferiscano sui prezzi quotidiani. Confrontando i valori con quelli precedenti all’escalation militare del 23 febbraio, il prezzo della benzina in modalità self è aumentato fino al 4% in pochi giorni, mentre il diesel ha registrato rincari fino al 6%.

Su base annua, ipotizzando una percorrenza di 10 mila chilometri, il costo del pieno di benzina è passato da un aumento di 8 euro a uno di 41 euro nel giro di pochi giorni, mentre per il diesel si è arrivati fino a 58 euro in più.

L’impatto è ancora più evidente nel settore dei trasporti. Le simulazioni indicano che un camion impegnato in una tratta di 3 mila chilometri spende oggi fino a 79 euro in più di carburante rispetto alla settimana precedente.

Inflazione sotto osservazione

Il ritorno della tensione sui prezzi energetici riaccende inevitabilmente il tema dell’inflazione.

In Italia l’indice dei prezzi era sceso all’1% a gennaio 2026, ma i nuovi rincari energetici potrebbero riportarlo rapidamente sopra la soglia del 2%. Le stime europee, che prima della crisi indicavano una media dell’1,5% per l’intero anno, rischiano ora di apparire troppo ottimistiche.

Nell’Eurozona l’inflazione ha già accelerato verso l’area tra l’1,9% e il 2%, mentre gli economisti avvertono che shock prolungati su petrolio e gas potrebbero rendere più difficile il ritorno all’obiettivo del 2% fissato dalla Banca centrale europea.

Non a caso il mercato monetario ha cambiato rapidamente prospettiva. I trader attribuiscono ormai il 100% di probabilità a un rialzo dei tassi della BCE di 25 punti base nel 2026, ipotesi che solo pochi giorni fa era considerata marginale. Anche il rendimento del Btp decennale è salito fino al 3,6%, riflettendo l’aumento delle aspettative inflazionistiche.

Il rischio di uno shock energetico globale

A rendere ancora più incerto lo scenario è la situazione nel Golfo Persico. Il ministro dell’Energia del Qatar Saad al-Kaabi ha avvertito che l’escalation militare potrebbe avere conseguenze molto più pesanti sui mercati energetici globali.

Secondo il ministro, se il conflitto dovesse prolungarsi, le spedizioni di energia dalla regione potrebbero interrompersi nel giro di poche settimane. Una prospettiva che rischierebbe di provocare uno shock sui mercati: “Ciò farà crollare le economie mondiali”, ha dichiarato, aggiungendo che il petrolio potrebbe salire fino a 150 dollari al barile.

Il Qatar, secondo produttore mondiale di gas naturale liquefatto, ha già invocato la clausola di forza maggiore su parte della produzione dopo l’attacco con droni contro il più grande impianto Gnl del Paese. Una scelta che potrebbe essere seguita da altri esportatori della regione come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq.

Nel frattempo il Golfo è stato classificato come zona operativa di guerra ad alto rischio per il traffico marittimo. Le assicurazioni per le navi cargo sono salite ai massimi e circa mille imbarcazioni risultano ferme, con carichi di idrocarburi per oltre 25 miliardi di dollari.

Anche diversi grandi operatori marittimi hanno sospeso le rotte nella regione, causando ritardi nelle consegne e un aumento dei costi di trasporto che si sta già propagando lungo le catene globali di approvvigionamento.

Mercati finanziari nervosi

L’impennata del petrolio e l’incertezza geopolitica stanno pesando anche sulle Borse europee. L’indice Ftse Mib di Milano ha chiuso in calo di circa l’1%, mentre Londra ha perso l’1,2%, Francoforte lo 0,6% e Parigi lo 0,65%.

Le tensioni energetiche, oltre a spingere l’inflazione, rischiano infatti di frenare la crescita economica. Secondo alcune stime, l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe ridurre il potenziale di crescita del Pil italiano fino all’1,2% entro il 2027, un impatto più forte rispetto ad altre grandi economie europee.

Carburante sempre più caro anche per pesca e trasporti

L’aumento dei prezzi colpisce duramente anche alcuni settori produttivi. Tra i più esposti c’è la pesca, dove il gasolio rappresenta una voce di costo decisiva.

Secondo un’analisi di Confcooperative Fedagripesca, il prezzo del gasolio per i pescherecci è aumentato mediamente del 33%, con ulteriori rincari del 3% in appena quarantotto ore. Il costo medio è passato da 0,72 a 0,96 euro al litro.

In alcuni porti l’impennata è stata ancora più marcata. A Caorle il prezzo è salito fino a 1,05 euro al litro, mentre in diverse località della Sicilia si superano 1,10 euro.

Dal settore arriva un allarme chiaro. Annalisa Malfatti, alla guida della Cooperativa Pescatori Apuo Viareggina, spiega che “il balzo immediato dei prezzi del carburante di 30 centesimi al litro sta mettendo a rischio il modello peschereccio-azienda-famiglia”, ricordando che per molte realtà locali la soglia dei 50 centesimi al litro del periodo pre-Covid è ormai solo un ricordo.

Energia disponibile, ma prezzi incerti

Nonostante le tensioni, l’Agenzia internazionale per l’energia invita alla prudenza nell’interpretare lo scenario. Il direttore Fatih Birol ha spiegato che “c’è molto petrolio sul mercato”, sottolineando che le difficoltà attuali sono legate soprattutto alle interruzioni logistiche causate dal conflitto.

In altre parole, il problema non è tanto la disponibilità fisica di energia quanto la fragilità delle rotte commerciali e delle infrastrutture, che può tradursi rapidamente in prezzi più alti per imprese e consumatori.

E mentre i mercati cercano di capire quanto durerà la crisi, una cosa appare già evidente: il nuovo shock energetico sta tornando al centro dell’economia globale, con effetti immediati su carburanti, inflazione e crescita.

Enrico Foscarini, 6 marzo 2026

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