IL CASO

Powell sotto assedio, Trump scuote la Fed e i mercati

L’inchiesta sul presidente della Federal Reserve rilancia il tema dell’indipendenza della banca centrale Usa dalla politica

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Trump Powell

La posizione di Jerome Powell non è mai stata così fragile. A pochi mesi dalla scadenza del suo mandato da presidente della Federal Reserve, il banchiere centrale si trova al centro di un’offensiva politica e giudiziaria che sta scuotendo Washington e i mercati finanziari. L’inchiesta aperta dal Dipartimento di Giustizia sulla ristrutturazione della sede della Fed ha innescato uno scontro istituzionale senza precedenti, aggravato dagli attacchi diretti di Donald Trump.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, la procuratrice di Washington Jeanine Pirro, ex volto noto di Fox News nominata proprio da Trump, non avrebbe chiesto l’approvazione dei suoi superiori prima di citare in giudizio la Fed e non avrebbe alcuna intenzione di fare marcia indietro sull’indagine che coinvolge Powell. Una scelta che ha incontrato l’opposizione di numerosi repubblicani e degli investitori, convinti che le possibilità di successo legale siano limitate ma preoccupati per l’impatto sull’indipendenza della banca centrale.

Lo scontro dentro il Partito repubblicano

La vicenda sta spaccando anche il fronte conservatore. Il senatore repubblicano Thom Tillis, membro della commissione bancaria, ha già annunciato che si opporrà a qualsiasi nomina di Trump alla Fed fino a quando l’inchiesta non sarà chiarita. Sulla stessa linea di cautela si è mosso il leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, che ha avvertito come una battaglia legale contro la Fed rischi di rendere estremamente difficile l’approvazione delle future nomine alla banca centrale.

Anche il segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo indiscrezioni, avrebbe messo in guardia Trump sui rischi dell’indagine e sulle possibili conseguenze per i mercati finanziari, in un momento in cui la credibilità delle istituzioni monetarie resta un pilastro della stabilità globale.

Gli attacchi di Trump e la reazione dei mercati

Donald Trump, dal canto suo, ha scelto lo scontro frontale. Alla Casa Bianca ha definito la gestione di Powell un fallimento, sostenendo che la ristrutturazione della sede della Fed è “fuori budget di miliardi di dollari” e aggiungendo che il presidente della banca centrale “o è incompetente oppure è corrotto”. Parole che hanno alimentato ulteriormente le tensioni, mentre l’amministrazione continua a premere per un drastico taglio dei tassi di interesse.

L’effetto sui mercati non si è fatto attendere. Oro e argento hanno aggiornato i massimi storici, con il contratto spot dell’oro salito oltre i 4.600 dollari l’oncia, spinti proprio dall’incertezza istituzionale e dallo scontro tra Casa Bianca e Fed, oltre che dalle tensioni geopolitiche.

La difesa dell’indipendenza della Fed

A difesa di Powell si è levata una presa di posizione senza precedenti da parte dei vertici delle principali banche centrali mondiali. In uno statement congiunto, firmato tra gli altri da Christine Lagarde per la Bce e Andrew Bailey per la Bank of England, si sottolinea che “l’indipendenza delle banche centrali è una pietra angolare della stabilità dei prezzi, finanziaria ed economica”. Nel comunicato si afferma inoltre che Powell ha operato “con integrità, concentrandosi sul proprio mandato e con un impegno incrollabile verso l’interesse pubblico”.

Negli Stati Uniti, la solidarietà è arrivata anche da ex presidenti della Fed come Ben Bernanke, Janet Yellen e Alan Greenspan, oltre che da ex segretari al Tesoro ed economisti di primo piano. Un fronte ampio che vede nell’attacco a Powell un pericoloso precedente istituzionale.

Il nodo del mandato e il futuro della politica monetaria

Il mandato di Powell alla guida della Fed scadrà il 15 maggio e una riconferma è ormai esclusa. Tuttavia, il banchiere centrale resterà membro del Board fino al gennaio 2028, mantenendo un ruolo chiave nelle decisioni sui tassi. Una presenza che potrebbe diventare ingombrante per il successore scelto da Trump, intenzionato a spingere per una politica monetaria ultra-espansiva con tassi fino all’1%, nonostante un’inflazione resa più minacciosa dai dazi.

Disprezzato e insultato dal presidente, ora anche sotto inchiesta, Powell potrebbe però decidere di non farsi da parte. Agli amici avrebbe confidato di aver ereditato una forte cocciutaggine dalla famiglia e di sentirsi ora chiamato a difendere l’indipendenza della Fed, che lui stesso considera sotto attacco. Una scelta che rischia di trasformarlo in una spina nel fianco della Casa Bianca per i prossimi due anni, mentre alcuni senatori repubblicani minacciano già di far mancare i voti necessari alla conferma del suo successore.

In questo clima, la battaglia su Jerome Powell va ben oltre una singola inchiesta: è diventata il simbolo dello scontro tra politica e autonomia della banca centrale, con conseguenze potenzialmente profonde per i mercati e per l’economia americana.

Enrico Foscarini, 13 gennaio 2026

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